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LASCIARCI LE PENNE

Che cos’è mai questo Toro?

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Un nuovo appuntamento con "Lasciarci le penne", la rubrica di Marco Bernardi
Marco P.L. Bernardi
Marco P.L. Bernardi Columnist 

Chiedi chi erano i Beatles

Stadio

dall'album Chiedi chi erano i Beatles (1984), RCA Italiana

 

Nel 1984 il poeta Roberto Roversi, quello che aveva scritto pagine meravigliose per Lucio Dalla, decise di toccare sulla fronte il tempo che passa volando.

Scrisse per gli Stadio una poesia sul passare inesorabile degli anni, che si materializzava nell'incertezza di una ragazzina alla quale veniva chiesto chi erano i Beatles, il mito della generazione precedente. Dopo averli girati nei giradischi e gridati, ascoltati e aspettati, quella generazione li aveva bruciati e poi scordati, abbandonandoli all'oblio.

La fanciulla non sa chi siano i Beatles. Fonda il suo sapere su informazioni sporadiche e frammentarie e quella mancanza di radici, quel suo presente fatto di vuoto, la consegna ad un'incertezza che sembra echeggiare suoni e visioni incomprensibili. Le radio private mettono in onda la nebbia e le vecchie paure. Di notte sogno città che non hanno mai fine, dice la ragazza, e chiede all'interlocutore di raccontarle chi erano mai questi Beatles, incalzandolo con insistenza e trasformando la semplice richiesta in un'invocazione disperata a farsi dire. E' forte in lei l'esigenza di trovare delle risposte al suo presente ereditato, sul quale sembra impossibile intervenire e anche solo provare a capire.

In questi giorni si è parlato tanto di Meroni, in occasione dell'anniversario della sua scomparsa, e il rimpianto e l'ammirazione verso il nostro numero Sette hanno travolto anche le nuove generazioni di tifosi, quelle che allora non c'erano.

Sono sempre più numerosi i cuori granata che non hanno visto le pagine più luminose della nostra storia,  quelli che vivono il Toro come un'ombra di luce riflessa, proiettata dai racconti di quelli che c'erano e che narrano storie come reduci noiosi, per dirla con il grande Pierangelo Bertoli.

Non mi riferisco ai sempre più rari testimoni oculari delle gesta del Grande Torino, quelli che hanno trasferito in noi i loro ricordi, dei quali siamo devoti custodi anche perché in essi c'è tanto di chi ce li ha trasmessi. Il passaggio generazionale è stato fisiologico, ma nuovi risultati andavano a sommarsi, nel passaggio da quella generazione alla nostra, alle vittorie già ottenute.

Decisamente meno fisiologico è stato, invece, il fatto che la nostra storia abbia subito, a un certo punto, uno stop e non si siano aggiunte altre pagine gloriose a quelle memorabili del passato.

E' inconcepibile che ci siano quelli, ormai numerosi, che non possono ricordare l'apoteosi di uno scudetto, l'emozione di stagioni giocate alla grande, di derby affrontati con il piglio sicuro di chi sa che potrà farli propri, vedendo ogni volta i Gobbi, strafavoriti, tremare all'idea di giocare contro di noi e magari subire tre reti in tre minuti nella partita più granata di tutti i tempi.

Quelli che non sanno che cosa voglia dire assistere alle finali di Coppa Italia, perdendone un sacco nei modi più astrusi e dolorosi, ma anche vincendo, assaporando il momento in cui il trofeo viene sollevato, destinato a rimanere nella teca dei nostri successi per sempre.

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Quelli che non c'erano a vedere Mondonico alzare la sedia contro il cielo di Amsterdam, o Rocha, difensore del grande Real Madrid, talmente sotto pressione da infilare la propria porta nel tentativo di anticipare i nostri attaccanti, facendo esplodere il Delle Alpi in uno dei più impetuosi boati mai sentiti.

A loro è inutile chiedere che cos'era quel Toro, come non serviva domandare alla ragazzina del brano chi erano i Beatles. Sono loro i più granata di tutti, perché fondano la loro passione su un autentico atto di fede, difficile da capire e per questo degno di ammirazione.

Loro, a cui l'essere del Toro è stato instillato goccia a goccia da chi, invece, quel Toro così diverso l'aveva vissuto.

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Soprattutto per i giovani tifosi ci vorrebbe una rinascita granata, nuove imprese, gioie che perfino noi fatichiamo a ricordare. In modo da poter chiedere anche a loro che cos'è mai questo Toro e sentirsi finalmente dare una risposta.

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