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“Mergim” significa esilio: la storia di Vojvoda, dalla guerra in Kosovo alla fuga in Belgio

Focus / Ora in patria è un idolo perché ha preferito la nazionale kosovara a quella albanese

Roberto Ugliono

Il Kosovo è stata una terra di guerra e Mergim Vojvoda, il nuovo acquisto del Torino, l'ha conosciuta sulla sua pelle. La sua vita di ragazzo in generale è stata dura e, come spesso si sostiene, una persona è sempre le esperienze che si porta con sé. Mergim, che significa esilio o emigrazione ed è un nome molto comune in Kosovo, è stato temprato dalle sventure e dalle difficoltà, divenendo un uomo attraverso svariate difficoltà.

LA GUERRA - Vojvoda nacque il primo febbraio 1995 a Skenderaj, nella regione di Drenica, una delle regioni più famose del Kosovo oltre a una delle più falcidiate dalla guerra. Drenica, infatti, era stata la regione che aveva guidato le altre nelle guerra per l'indipendenza del Kosovo. Nel 1999 iniziò la guerra e in quel periodo: "abbiamo vissuto nei boschi per diversi mesi per sfuggire alle bombe - ha raccontato negli anni Vojvoda - Abbiamo viaggiato sui trattori, ci siamo nascosti tra i sacchi di grano. Abbiamo dormito sotto le stelle, lottando contro fame e sete". Da lì la fuga della famiglia Vojvoda verso la Repubblica Ceca, dove furono imprigionati padre, fratello e sorella. Per molti mesi Mergim visse senza di loro. Una volta scarcerati intrapresero l'ultima tappa della loro fuga e così la famiglia Vojvoda arrivò in Belgio.

IL CALCIO - Nel 2011 Mergim viene preso dallo Standard Liegi e due anni dopo firma il primo contratto da professionista. Un momento di felicità assoluta dopo tutte le difficoltà passate. Il calcio, poi, ce l'aveva nel sangue, visto che suo cugino Brahim Vojvoda (ora ritirato) è stato uno dei migliori marcatori del Kosovo per anni. I primi passi da professionista, però, non sono stati dei più felici. Prima un prestito in Serie B belga al Sint-Truiden con la promessa del club: "Quando tornerai, farai parte della prima squadra". Promessa non mantenuta e l'anno dopo Mergim andò al Carl Zeiss Iena, società della quarta divisione tedesca. Lì si formò definitivamente come uomo: "Dovevo contare i centesimi nel portafoglio a fine mese - ha spiegato - abitavo in un hotel fatiscente, in condizioni che nessun altro calciatore avrebbe mai accettato. Ma era importante, a quel punto, uscire dalla mia comfort zone e scoprire che il calcio è giocato prima di tutto da uomini".

L'UOMO - Non è stata un caso la sua scelta di posticipare l'arrivo a Torino per salutare i compagni. Una scelta da persona che ha grande rispetto per colleghi e amici. Un piccolo gesto, ma non l'unico che fa capire lo spessore umano di Mergim. Nel 2017 la FIFA riconosce la nazionale del Kosovo. Lui non ci pensa due volte, lascia l'Under 21 dell'Albania e indossa la maglietta kosovara. Anche per questo in Patria è amatissimo, lui confida scherzando di essere amato quanto Hazard in Belgio. Non sorprenderebbe fosse così, visto che "in ogni partita con il Kosovo mi immagino di essere di nuovo in guerra. Divento un soldato che deve difendere il suo paese". Patriota e innamorato di quella patria che ha sanguinato durante la guerra. Una guerra che ha segnato l'adolescenza di Vojvoda e ha formato l'uomo che da ora vestirà la maglia granata.

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