La porta sempre più piccola

Culto / Torna l’appuntamento con la rubrica di Francesco Bugnone: protagonista di questa puntata Gianluca Sansone

di Francesco Bugnone

Ci sono giocatori che avrebbero avuto tutto per diventare di culto, ma non lo sono diventati. Uno di questi è, senza dubbio, Gianluca Sansone, giunto in granata con un alto carico di aspettative per aver incantato al Sassuolo, purtroppo disattese a causa di varie vicissitudini, in primis il rapporto non idilliaco con Ventura. Nonostante questo il suo unico gol in granata ha le caratteristiche di una rete di culto e per qualche flippato, tra cui il sottoscritto, lo è diventata a causa della modalità, dell’avversaria e della tempistica. Quante volte abbiamo segnato in casa di una grande, all’ultimo minuto, su un madornale errore altrui? Così, forse, mai. Ma andiamo con ordine.

Come detto, Sansone arriva in granata dopo un’annata da venti reti al Sassuolo e si ripongono molte speranze in lui. Il Toro neopromosso del 2012/2013, a fianco di un Bianchi, comunque in calo, deve scegliere se schierare Sgrigna, Meggiorini o Gianluca. Le simpatie dei tifosi vanno proprio a questo’ultimo, per il buon tasso tecnico, per la facilità di calcio, per il fiuto del gol mostrato nelle annate precedenti e che abbiamo dolorosamente assaggiato in un Toro-Frosinone del 2010. All’inizio, però, c’è solo qualche spezzone, complice il solito percorso di conoscenze che Ventura cita spesso. Parte dall’inizio contro l’Udinese in un turno infrasettimanale e fa una delle cose tecnicamente migliori della gara a inizio ripresa, liberandosi di forza di Benatia, controllando di testa e colpendo la traversa con un gran sinistro da posizione defilata: un’occasione creata dal niente. Quando viene richiamato lui, e non Meggiorini, al 60’ per far spazio a Bianchi, c’è un certo stupore. Finirà 0-0 e quello di Sansone sarà uno dei tre legni colpiti quella sera dai nostri.

La seconda possibilità dal 1’ è in casa contro il Parma, le attese sono elevatissime dopo settimane di “metti Sansone” detto, scritto e pensato. Dopo un primo tempo non particolarmente brillante, il numero ventiquattro sembra accendersi in avvio del secondo. Un suo bel sinistro trova la deviazione in angolo di Pavarini, poi, al 53’, entra in area da destra e, su contatto con Paletta, va giù in area. Sembrano quelle azioni in cui non è né rigore, né simulazione. Un contatto fortuito e si va avanti, ma Giacomelli non la pensa così, gli sventola in faccia il secondo cartellino giallo (il primo era arrivato nel primo tempo per un fallo sull’omonimo Nicola Sansone) e il Toro rimane in dieci. La beffa continua, perché il primo gol del Parma, che vincerà 3-1, sarà siglato proprio da Nicola Sansone e giù di titoli su come abbia segnato l’altro Sansone, il Sansone sbagliato, eccetera. Abbiamo sempre un discreto gusto per la farsa.

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Dopo il turno di squalifica, Gianluca riparte dalla panchina al San Paolo di Napoli. Guarda il Toro andare subito sotto per un gol del Matador Cavani, guarda i granata salire di tono col passare dei minuti, guarda De Sanctis (a proposito, buona guarigione) dire di no a un colpo di testa di Bianchi, guarda Sgrigna lisciare un pallone d’oro in piena area partenopea nel secondo tempo. Quello Sgrigna che va a sostituire al 69’. Il Toro continua ad attaccare e Hamsik, dopo aver evitato Gillet, lo tiene in vita non trovando la porta. Sembra un film già visto: il Toro non demerita, esce a testa alta, ma non raccoglie punti. Ed è a quel punto che gli dei del calcio per una volta guardano con benevolenza all’undici vestito tutto di granata. Ed è a quel punto che arriva il gol di culto.

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Al 91’ Aronica passa il pallone all’indietro senza accorgersi che, alle sue spalle, c’è proprio Sansone, che si fionda con rabbia su quella palla, voglioso di riscattare in un colpo solo il non facile avvio di stagione. De Sanctis esce alla disperata, ma l’ex neroverde è bravissimo a scartarlo con un movimento secco, quasi inusuale, visto che, nel calcio moderno, il dribbling sul portiere sembra un’azione desueta. A questo punto la porta è spalancata, Sansone ritrova in fretta l’equilibrio ed è poco fuori dall’area piccola. In quei pochi centesimi di secondo, capita un fenomeno strano, lo racconterà proprio il numero ventiquattro a fine partita: la porta sembra diventare sembra più piccola. Quel fenomeno non succede solo a lui, ma anche a tutti noi che guardiamo. Ricordo che, appena eseguito il dribbling, mi sono nascosto dietro gli amici che la stavano guardando con me, non volevo vedere l’eventuale errore, volevo solo aspettare l’urlo liberatorio dei miei compagni di tifo che sembrava non arrivare mai. Il silenzio sarà durato un secondo e mezzo, ma sembrava ne fossero passati trenta. Poi l’urlo è arrivato, ho alzato la testa e ho visto Sansone esultare per averla appoggiata col sinistro dopo aver avuto la lucidità di fermarla col destro, con la maglia in testa e Cerci che cerca di aggrapparsi a lui per abbracciarlo. C’è pareggio e pareggio. Contro una squadra forte come il Napoli, in rimonta, a tempo scaduto, con quel tipo di gol lì fa godere più di certe vittorie grigie.

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Sembra il momento giusto per Sansone per spiccare il volo, ma non è così. Da lì in poi, soltanto tre gare da titolare, qualche scampolo e, a gennaio, con l’inizio di Barreto, la consapevolezza di dover andare altrove per continuare a seguire il suo sogno. L’altrove si chiama Sampdoria e l’inizio è da urlo. Mentre il Toro perde a Udine, Sansone ha il suo momento di gloria in una partita pazzesca, contro la Roma dell’esordiente Andreazzoli in panchina, in cui accade di tutto fra gol buoni annullati, il rigore scippato (e sbagliato) da Osvaldo a Totti e il dito medio di Delio Rossi nel finale. L’ex granata subentra a inizio ripresa a Soriano, serve un assist d’oro a Estigarribia per l’1-0, raddoppia con una gran punizione dal limite e, per buon peso, batte perfettamente l’angolo che Icardi inzuccherà in rete per il 3-1. Anche sotto la Lanterna, però, non va proprio come si penserebbe, i gol in due stagioni saranno cinque in campionato e uno dei quali, ovviamente, sarà contro il Toro, quello di Cerci e Immobile, con una rasoiata di sinistro da fuori ad aprire le marcature di un combattutissimo e polemico 2-2. Quel giorno è anche quello del primo gol granata in campionato di Ciro, ma questa è un’altra storia. Dopo la Samp per Sansone non ci sarà più serie A, neanche quando la conquisterà sul campo con la maglia del Bologna, nonostante due reti decisive nei playoff.

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Gianluca Sansone lascia il sapore del rimpianto, perché fa sempre arrabbiare quando la storia di chi dà del tu al pallone non finisce come dovrebbe, soprattutto se ha la tua maglia addosso e ci butti delle aspettative, così come sicuramente ce le aveva buttate lui. Però, nonostante questo, anche lui ha scritto un paragrafo del nostro libro, perché se pensi al gol di Sansone è un attimo ritornare con la testa al San Paolo, alla porta che sembra rimpicciolirsi dopo il dribbling su De Sanctis, a quei secondi infiniti e a quel pallone che finisce dentro facendoci passare un bel pomeriggio e una bella sera in quella domenica di inizio novembre 2012.


Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (o meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l’eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentinie…Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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  1. Gallochecanta - 4 giorni fa

    Pippa pura, il rapporto non idilliaco con Ventura era semplicemente dato dal fatto che il mister aveva capito subito che razza di giocatore fosse, da serie c,come Bellomo e i vari personaggi simili…

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    1. Héctor Belascoarán - 3 giorni fa

      Anche Bellomo fece un gol pazzesco all’inter appena arrivato per poi sparire nel nulla.

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  2. Cup - 4 giorni fa

    Fisicamente, Verdi mi ricorda Sansone. Temo purtroppo non solo in quello…

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