Gli anni ottanta del calcio granata

Nel Segno del Toro / Torna l’appuntamento con la rubrica di Stefano Budicin, che ci racconta un altro decennio della storia granata

di Stefano Budicin

Gli anni Ottanta accolgono un Torino reduce dai fasti dello scudetto del ’76. Un risultato eccellente frutto di una ricostruzione decennale del club che va dai giocatori ai dirigenti. Dati i fasti del decennio appena trascorso, le aspettative si mantengono altissime, e c’è chi predice una versione moderna degli Invincibili.

La prima stagione si apre sotto il segno dell’eccellenza. Il girone d’andata produce grandi emozioni, e l’avvento dell’olandese Van de Korput, prelevato dai nostri dal Feyenoord, si rivela vincente ed entusiasmante. Ma le frecce all’arco cominciano a esaurirsi e il Toro si classifica con un deludente nono posto. Arriva comunque a disputare la finale di Coppa Italia, perdendola contro la Roma ai calci di rigore. La stagione successiva è segnata dall’abbandono di Pecci e Graziani, e si conclude con un altro nono posto. Anche in questa occasione i granata riescono ad accedere alla finale di Coppa Italia, perdendola però contro l’Inter di Bersellini.

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Orfeo Pianelli, malgrado una brillantissima carriera, si vede costretto dalla situazione di precarietà finanziaria della società a cedere il club. La sua dipartita è un duro colpo per i tifosi e la storia stessa di una squadra alla quale ha dedicato tutte le sue energie. Subentra al suo posto Sergio Rossi, incaricato di ripartire da capo con una squadra tutta nuova. Altro colpo di cannone è l’abbandono di Paolo Pulici, una ferita che fatica a rimarginarsi. La sua assenza pesa sul morale dei compagni ma l’arrivo di atleti come Selvaggi, Galbiati, Borghi, Torrisi, Corradini e Hernandez è il segnale di un percorso di rinnovamento che guarda al futuro.

I tifosi reagiscono amplificando il loro sostegno e gli abbonamenti raddoppiano. Il campionato ’82-’83 si conclude con un ottavo posto. Ma è l’anno successivo che i frutti della ricostruzione cominciano a farsi vedere: stagione soddisfacente e un quinto posto di tutto rispetto. Il ritorno di Gigi Radice viene salutato nella stagione ‘84-’85 con un’ovazione quasi fanatica. La consapevolezza che con la sua guida il Toro possa ambire al primo posto è così alta che per tutta la durata del campionato si sarà sorretti da questa convinzione. Ed è solo per via di un olimpico Verona, guidato da Osvaldo Bagnoli, che i nostri si piazzeranno secondi, risultato che lascia l’amaro in bocca. Vincere lo scudetto avrebbe significato per Radice compiere lo stesso miracolo che conseguì nel ‘76. Ma il piazzamento è comunque un ottimo segnale di salute per il club, e le aspettative per l’anno successivo sono molto alte.

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Le attese, però, si rivelano infruttuose. Le stagioni successive smorzano sempre di più ogni facile ottimismo, i piazzamenti sono sempre più bassi e al campionato ‘88-’89 il Toro subisce l’onta della retrocessione. A farlo emergere dalle acque paludose della serie B è il lavoro di Eugenio Fascetti, trainer di comprovata esperienza soprattutto nei circuiti minori. Grazie alla sua guida i granata riescono a tornare in serie A. Nonostante il suo operato, Fascetti non sarà riconfermato come allenatore, e il suo posto verrà preso da Emiliano Mondonico.

Una curiosità: in una graduatoria stilata dal Guerin Sportivo sui migliori 100 stemmi delle squadre di calcio a livello mondiale, il logo del Torino degli anni ‘80 è arrivato al primo posto. E di fatto si tratta di un disegno che si appaia a meraviglia con il simbolo della nostra squadra del cuore: un toro forte, tenace, rampante, aggressivo, pronto a tutto pur di mostrare ciò di cui è capace.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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  1. abatta68 - 4 giorni fa

    Che il toro fosse forte negli anni 80 parliamone, altrimenti si genera un falso storico! Il toro è stato grande in quel decennio, nel bene e nel male, anche quando si è retrocessi. Il toro del secondo posto era una buona squadra ma non è certo comparabile a quella dello scudetto. Io sono affezionato al toro degli anni 80 perché ero un adolescente che passava le domeniche allo stadio e ho vissuto la curva maratona per quello che è stata e i club per ciò che erano. Oggi lo stadio di grande ha solo il nome e il calcio è quello che è…

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    1. abatta68 - 4 giorni fa

      A differenza di oggi, quel toro aveva un bel settore giovanile e in un campionato con 2 stranieri per squadra faceva la differenza. Gli stranieri per noi non hanno mai fatto la differenza con le altre squadre… troll era un grande libero, ma il suo vice van de korput è il vojvoda di oggi, con delle cappelle che qualcuno si ricorderà, cose che chi ha scritto l articolo non ha nemmeno visto. A parte junior, abbiamo avuto stranieri di medio livello e molti altri di scarso livello. Wim kieft è stato un bel centravanti, peccato per il grave infortunio perché era forte, più di serena. Il toro80 è stato bello per i tanti talenti del vivaio e per lo spirito di sacrificio che metteva in campo….oltre ad una maratona stratosferica da 10mila bandiere, cosa che oggi si faticherebbe a trovare in tutto il piemonte

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  2. Mestregranata - 4 giorni fa

    Che Toro quegli anni il mio Toro. Quel logo quel Toro rampante è ancora tatuato nel mio braccio.

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  3. Mario66 - 4 giorni fa

    L’articolo non dice che l’anno successivo al secondo posto si poteva vincere anche lo scudetto ma perdemmo durante il calcio mercato Serena (per colpa di Moratti che non rispettò la parola data a Rossi) e perdemmo per infortunio il suo sostituto Kift (forse più forte anche di Serena almeno per come aveva iniziato).

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  4. maxx72 - 4 giorni fa

    Il TORO degli anni 80 è il mio TORO…che squadra!

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