Quali sono i nove comandamenti di Gustavo Giagnoni

Le Rubriche – Nel Segno del Toro / Torna l’appuntamento con Stefano Budicin, che ci racconta un’altra curiosità interessante sulla storia del Torino

di Stefano Budicin
Giagnoni

Gustavo Giagnoni, nato a Olbia nel 1933, viene ricordato nella storia granata per aver contribuito a creare le premesse per la vittoria dello Scudetto nel 1976, l’ultimo conseguito dal Torino. Ancora oggi è uno degli allenatori e personaggi del calcio torinese più amati e rispettati. La sua formazione religiosa porta Giagnoni a ponderare l’idea di dedicare la sua vita al sacerdozio, idea che viene presto sostituita dalla passione per il calcio giocato: “Ho studiato dai salesiani, a Lanusei. L’ispirazione, più che la vocazione, me la trasmise un sacerdote all’avanguardia (organizzava i primi campus estivi a Golfo Aranci): don Moreddu. Quando venne trasferito, sentì forte un senso di libertà che non poteva darmi il seminario e lo trovai nel calcio”. 

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Giagnoni allena il Torino dal 1971 al 1974, mettendo subito in luce le sue doti da allenatore. Personaggio d’irresistibile carisma, forte, deciso e stacanovista, Giagnoni incarna appieno lo spirito granata. E alla stampa italiana dichiara in una specie di manifesto che può ricordare le tavole di Mosè tutti i valori di cui intende farsi interprete e portavoce. I valori sono 9 e li elenchiamo qui di seguito:

A) “I giocatori che non lottano non mi piacciono, voglio dignità e temperamento”.

B) “Ho un brutto difetto: mi piace vincere e voglio trasmetterlo alla squadra. Guai a non avere una mentalità vincente”.

C) “Credo nei giovani. So che al Toro che ne sono e attendo un progresso decisivo da loro per il bene della squadra”.

D) “Ogni ragazzo deve trovare, con il mio aiuto, la sua posizione in campo. Il primo di cui mi occuperò sarà quel campione che è Claudio Sala”.

E) “Una squadra per dare affidamento deve essere una miscela di giovani e meno giovani. Mi pare che il Toro sia proprio così”.

F) “Un allenatore non deve mai avere paura né della realtà né delle ombre che a volte gli aleggiano attorno”.

G) “La rigidità mentale è sintomo di poca intelligenza”.

H) “Voglio che i giocatori sappiano che chi non lotta anche nella vita mi piace poco”.

I) “Sin da subito lancio il guanto di sfida ai poteri forti”.

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Uomo di profondissima integrità morale, Giagnoni è ricordato anche per la scazzottata che lo trovò coinvolto contro Franco Causio. È il 9 dicembre 1973 e si sta disputando la stracittadina. Quando Cuccureddu infila il pallone nella rete avversaria, il rombo d’entusiasmo dei tifosi bianconeri fa da sottofondo a Franco Causio, che si dirige verso Giagnoni e comincia a prenderlo a male parole. Il tecnico granata, senza perdere il suo aplomb, rifila a Causio un destro sullo zigomo. La rissa viene subito sedata e Giagnoni deve uscire dal campo. Noto anche come l’uomo col colbacco per via della sua abitudine a indossare il copricapo a ogni partita, Giagnoni è un simbolo indissolubile della storia granata, pervaso com’era da un amore per la maglia che conosce ben pochi confronti: “Il Torino è un amore che non si scorda mai. Il Torino è molto più di una squadra di calcio, è qualcosa in cui credere”.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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  1. CUORE GRANATA 44 - 4 settimane fa

    “Giagno” il mitico” colbacco” che ha forgiato il “tremendismo granata”ponendo le basi della squadra del 76.Altri tempi,altri giocatori e sopratutto altro Presidente.Quanta tristezza con “il ganassa meneghino”!Sempre FVCG!!!

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  2. bergen - 4 settimane fa

    Credo che manchi soprattutto la voglia di sognare, una prospettiva che riguardi il gruppo e non soltanto un esasperato individualismo che spegne ogni attitudine.

    Quel pensiero era anche ciò che ci rendeva diversi e, malgrado le disgrazie, anche invidiati.

    E quel che mi rammarica maggiormente è che non vedo quell’energia e quella voglia di riscatto per poter essere di nuovo protagonisti del nuovo corso che, inevitabilmente, si sta preparando.

    Nei momenti di cambiamento occorrono uomini con visione e temperamento, meglio se con un vissuto che abbia dato loro quel desiderio di rivalsa che, notoriamente, da’una marcia in più.

    Purtroppo mi guardo intorno e vedo solo figure piatte.

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  3. abedinpele - 4 settimane fa

    Pensa la differenza… quello che abbiamo in panchina ora ha esordito dichiarando che lui conosce solo un modo di fare calcio e scaricando le colpe su situazioni precedenti a lui… Non pretendo di trovare un altro Giagnoni (impresa ardua) ma un mister normale, questo si…!!!

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  4. Nero77 - 4 settimane fa

    Fateli leggere al maestro i 9 comandamenti di Giagnoni!

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  5. Daniele abbiamo perso l'anima - 4 settimane fa

    Mio padre negli anni 70 era dipendente Fiat e tifoso della Fiorentina.
    Ma fece di tutto per farmi diventare del Toro perché andassi contro i poteri forti, e perché l’allenatore del Toro era il grande Giagnoni, di cui era un grande fan.

    Paolino Pulici fece il resto e io diventai granata.

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  6. user-13984311 - 4 settimane fa

    Un mito. Un vero anti gobbo. Dopo di lui solo Gigi Radice ed il Mondo

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    1. guidopernigott_484 - 4 settimane fa

      Quando leggo queste cose ,capisco perché il Toro una volta era una grande squadra

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