Cos’hanno in comune Janni Antonio e Mario Sperone?

Le Rubriche – Nel Segno del Toro / Torna l’appuntamento con Stefano Budicin, che ci racconta un’altra storia curiosa sul Torino

di Stefano Budicin
Ellena, Sperone

Nel novero delle figure eccezionali che popolano l’illustre albero genealogico granata, ve ne sono due che spiccano per un aspetto particolare. Quello cioè di aver vinto uno scudetto ricoprendo due ruoli distinti: giocatore e allenatore. Di chi stiamo parlando? Ma di Mario Sperone e Janni Antonio, naturalmente. L’evolversi delle loro carriere è improntato a una curiosa simmetria. Sia l’uno che l’altro si sono dimostrati atleti di primo livello, capaci di ribaltare le sorti di una partita e di imporsi con un gioco fresco, tenace e ai limiti dell’imprevedibilità. Una volta indossati i panni di allenatori, l’estro e la classe e il duro lavoro continuano a rivelarsi i loro assi nella manica per formare una squadra di autentici campioni. Non per nulla sia Janni che Sperone avranno modo di vivere in prima persona la magia degli Invincibili contribuendo al fabbricarsi della leggenda.

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Mario Sperone, classe 1905, entra nel Torino in qualità di mediano nel 1923, e vi rimane fino al 1932, collezionando 138 presenze. Nel ‘47-48 guida il Grande Torino e lo porta a vincere lo scudetto. Suo è il celebre motto “palla avanti e pedalare”, che Sperone ha sempre dimostrato con una grinta, una tenacia e un senso della disciplina davvero ineguagliabili. Suo è anche il merito di avere scoperto un fuoriclasse assoluto come Virgilio Maroso.

Dopo Sperone, Janni Antonio è stato il secondo atleta della storia granata atleta a vincere con i granata uno scudetto sia da calciatore che in qualità di allenatore. Le sue presenze con la maglia del Toro ammontano a più di 300, lungo un percorso durato diciassette anni senza alcuna interruzione.

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Janni nasce a Santena il 19 settembre 1904, ed entra nel Torino da giovanissimo, esordiendo in una partita ufficiale il 10 aprile 1921 contro il Mantova. Vittorio Pozzo ne loda l’atletismo intuendo come il giovane Janni detenga già delle incredibili capacità di visione tattica. Prima di trovare il suo ruolo definitivo Janni si fa notare come mezzala, quindi come centravanti e infine come centromediano.

Con i granata Janni ha realizzato 48 reti, vincendo gli scudetti del ’27-28 e del ’28-29. Dopo aver terminato la sua carriera da giocatore decide di passare al ruolo di allenatore, forte di quel grande acume tattico che Pozzi gli aveva riconosciuto in gioventù. E la squadra da guidare non può che essere quello stesso Torino al quale aveva dedicato i diciassette anni più importanti della sua carriera agonistica. Subentrato a Feldmann, Janni scopre Franco Ossola, segnalandolo a Ferruccio Novo. Grazie ai suoi sforzi, il Torino riuscirà a vincere lo scudetto per la stagione ’42-43.

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Non è curioso notare come i destini di questi due grandi uomini siano stati caratterizzati da somiglianze così marcate? Verrebbe poco da stupirsi, considerando che la storia granata altro non è che un florilegio di eventi eccezionali, nel bene come nel male.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

 

 

 

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