Dal Filadelfia alle sale da cinema: la storia di Raf Vallone

Le Rubriche – Nel Segno del Toro / Torna l’appuntamento con Stefano Budicin, che ci racconta un’altra storia curiosa sul Torino

di Stefano Budicin
raf vallone

Dai campi da gioco del Grande Torino, all’esperienza giornalistica, alla Resistenza, fino ai teleschermi. La storia di Raffaele Vallone ha un che di straordinario. Nato a Tropea nel 1916, si trasferì ancora fanciullo a Torino. Conseguita la maturità classica, si iscrive all’Università e frequenta i corsi di Filosofia e Giurisprudenza. Secondo le mire del padre Vallone avrebbe dovuto diventare un avvocato, seguendo così le orme di famiglia. Ma gli interessi del giovane hanno poco a che fare con gli studi giuridici. Fin dai primi anni Raffaele manifesta una passione forte per arte, teatro e giornalismo. Ma è soprattutto il gioco del pallone a rapirlo.

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All’inizio degli anni ’30, Giglio Panza, allora dirigente del Torino e vecchio compagno di giochi di Raffaele, gli propone un provino per entrare nel settore giovanile granata. Il gruppo di quel tempo era noto come “Balon Boys” . Raf, così lo soprannominano amici e tifosi, ricorderà quel momento con grande emozione:  «Avevo 13 anni, era il 1931. Mi misero all’ala destra. Un po’ per le scarpe da gioco non mie, un po’ per l’emozione, non toccai palla. Fu un disastro. Mi ripresi solo nel finale. E forse furono proprio quegli ultimissimi minuti che convinsero i tecnici ad assumermi lo stesso»

All’assunzione segue presto l’esordio nella serie A durante la stagione ’34-’35. Raf arriva a vincere la Coppa Italia. A supportarlo è il gioco di compagni del calibro di Bambo, Maina, Allasio, Ferrini e Filip Prato. Le presenze in Serie A saranno 23, con 4 reti segnate. Non mancano segnali di autocritica “non avevo grandi piedi, ma avevo tanto fiato. Non potevo più rimanere in quel mondo”.

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Appese le scarpe al chiodo, a Raf decide di seguire la carriera da giornalista. La guerra però imperversa e Raf presta il servizio militare a Tortona. L’amicizia con Vincenzo Ciaffi, antifascista, convince Vallone a entrare nella Resistenza, e comincia a partecipare a incontri clandestini con altri militanti. In uno di questi viene però arrestato e incarcerato a Como, dove gli si prospetta la deportazione in Germania. Durante il trasferimento riesce a fuggire e ritorna a Torino,  dedicandosi all’attività di propaganda antifascista e finendo per curare l’edizione torinese de L’unità. Esaurita l’esperienza giornalistica Vallone si reinventa come attore, divenendo uno dei volti noti del cinema italiano neorealista del dopoguerra.  Collabora con registi come Pietro Germi ne Il Cammino della speranza, e Giuseppe De Santis in Riso amaro e Roma ore 11.
L’ultima pellicola a cui prende parte è  Il Padrino Parte III ,di Francis Ford Coppola, nel 1990. A fine carriera Vallone conta ben 70 apparizioni cinematografiche.

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Raffaele Vallone ha sempre saputo sorprendere tifosi, giornalisti e spettatori. La sua cultura e il suo incredibile talento gli permisero di ottenere plausi unanimi praticamente ovunque. Ben al di là di qualsivoglia stereotipo legato al mondo delle celebrità, Raf era invece solitario, introverso, cortese e riflessivo. Come ha saputo sfogare lui il suo talento in campi tra loro distinti e quasi inconciliabili nessun altro ci è riuscito. Attilio Romero lo ricorda così: «E’ stato un ottimo giocatore. Una mezzala destra che ha lasciato una traccia importante».


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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