Il caso Juventus-Napoli

Loquor / Torna l’appuntamento con la rubrica di Anthony Weatherill: “La giustizia è come un treno quasi sempre in ritardo”

di Anthony Weatherill

“La giustizia è come un treno
quasi sempre in ritardo”.
Evgenij Evtusennko

Nelle polemiche legate alla sentenza della Corte Sportiva d’Appello della Federcalcio, presieduta da Piero Sandulli, sulla nota questione relativa al mancato Juventus-Napoli, c’è qualcosa che forse sta sfuggendo ai più: se alla sentenza della Corte Sportiva dovessero essere riconosciute solide fondamenta, allora ci si troverebbe di fronte non solo ad un palese caso di slealtà sportiva, ma anche ad un tentativo di manipolazione dei fatti portato avanti, da parte del Napoli, in collaborazione con importanti organi istituzionali (asl, Regione Campania,ecc…). Ci si troverebbe, a mio parere, non solo di fronte ad un’infrazione di alcune regole stabilite dal mondo del calcio, ma anche davanti ad un palese reato (penale) di “interesse privato in atti d’ufficio”. La sentenza di Piero Sandulli è stata di una durezza a dir poco sorprendente, perché ribadisce in modo spietatamente chiaro come la società partenopea avesse scientemente deciso di non voler disputare la partita di Torino, attivandosi “per creare un alibi per non giocare”. Sandulli dice senza mezzi termini, attraverso una sentenza evidentemente tesa a stabilire una volta per tutte un “criterio giurisprudenziale certo” per il calcio al tempo del Covid, come nessuna società di calcio possa minimamente ritenere di potersi fare le regole da sola.

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Come è noto, la posizione della società presieduta da Aurelio De Laurentiis si colloca esattamente all’opposto della sentenza della Corte Federale, sostenendo sia la mancanza di dolo premeditato, sia il fatto che partire alla volta di Torino sarebbe stata un’aperta violazione del parere dell’autorità sanitaria campana. Stabilire in questa sede chi abbia torto o chi abbia ragione, sarebbe compito assai arduo e, in questo caso, assolutamente fuori luogo rispetto al problema venuto fuori, ovvero il caos conseguente. Secondo una ricostruzione, avvenuta attraverso documenti pubblicati in esclusiva, del settimanale “L’Espresso”, il quadro sarebbe quanto segue: per l’Asl di Torino Juventus-Napoli si poteva giocare, per la Regione Campania e le Asl di Napoli no. Per le decisioni del governo sì, per le future decisioni del governo chissà. Piero Sandulli, in tale contesto, non poteva, a mio parere, non agire come ha agito, perché il rischio di creare un clima di anarchia e di sospetto nelle vicende dell’attuale campionato era altissimo. Ciò non vuole dire che il Napoli abbia assolutamente torto (al momento la società azzurra è stata condannata solo attraverso prove indiziarie, ma si sa come nello sport questo tipo di prove a volte siano più che sufficienti), ma, sempre secondo il settimanale del “Gruppo Gedi”, De Laurentiis sarebbe stato “salvato” dall’amministrazione regionale attualmente guidata da Vincenzo de Luca, che attraverso Almerina Bove, suo vicecapo di gabinetto, ha confermato l’obbligo per tutti i contatti stretti di Piotr Zielenski, calciatore risultato positivo al Covid, di non “allontanarsi dal domicilio comunicato”.

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Nella cultura del sospetto ormai in cui siamo tutti immersi, è facile criticare la prefigurazione di complicità tra De Laurentiis e De Luca paventata dal settimanale romano, in quanto ormai esso è saldamente controllato dalla famiglia Agnelli, quindi tendenzialmente favorevole agl’interessi di tutto ciò che concerne il pianeta Fiat, Juventus compresa. Come la stessa cultura del sospetto sta alimentando la convinzione di un Napoli, per ipotesi note e troppo lunghe da elencare nuovamente in questa sede, pronto a cogliere l’opportunità della positività di alcuni suoi giocatori e, con la complicità delle autorità sanitarie campane, trovare la giusta scusa per non presentarsi allo “Stadium”. Non se ne esce. In questo triste quadro una persona, Piero Sandulli, dal curriculum professionale infinito e prestigioso, nonché fornito di uno spessore etico davvero fuori dal comune, specie se rapportato allo spirito di questi tempi disgraziati, ha per forza di cose dovuto fornire una linea di principio che i club calcistici, da oggi in poi, dovranno stare molto attenti ad oltrepassare. Lo ha fatto nel modo in cui gli uomini del diritto devono farlo, ossia utilizzando la giurisprudenza non solo per riparare un danno arrecato, ma anche per tentare di riportare “armonia” nelle cose. L’armonia come ordine immesso da Dio nel creato, ordine che, come dice Sant’Agostino, “l’intelletto umano può ripercorrere attraverso lo studio delle arti liberali”. E l’armonia come frutto degli sforzi dei razionalisti, per esempio Leibniz, necessaria a “ricostruire l’unità nell’uomo e tra uomo e mondo”. In ogni caso il diritto è frutto di un cammino e di una visione condivisa da un’intera comunità, che gli riconosce una sua legittima ermeneutica.

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Non volendo infilarsi in argomentazioni troppo complesse, e per comodità di sintesi, è quanto mai necessario tenere a mente come una norma, o legge, o regolamento, per funzionare deve essere rispettata a prescindere da tutto, o, qualsiasi sia il rischio o conseguenza, dalla tentazione di inseguire un’eccezione ritenuta valida. E’ la base di ogni convivenza sociale o attività umana. Se si è d’accordo su questo, allora il punto di riferimento di ogni decisione o azione intrapresa dalla squadre di calcio al tempo del Covid, non può che essere il protocollo firmato a suo tempo dal Governo attualmente in carica e dal mondo del calcio. Ma uscendo dal concetto esclusivamente giuridico, non si può non rilevare come le durissime parole utilizzate da Sandulli nella sentenza, disegnino anche uno scenario in cui le istituzioni campane, come ricordato dall’articolo del settimanale “L’Espresso”, si sarebbero prestate a fornire al Napoli gli elementi giusti per portare in porto l’intenzione di non disputare la partita con la Juve.

Questo scenario, se fosse provato (e a mio avviso si dovrà far di tutto per provarlo o smentirlo), prefigura, come detto, qualcosa di più di una, pur grave, slealtà sportiva. Sono parole che non potranno cadere nel vuoto di una semplice penalizzazione di punti. Al punto in cui sono giunte le cose, o la Corte Federale ha ragione, e quindi il presidente del Napoli dovrebbe andare incontro ad una pesantissima squalifica, o Piero Sandulli ha esagerato con le sue parole, e diventerebbe necessario, quindi, mettere in discussione la sua permanenza alla presidenza di una Corte Federale. Tertium non datur. Si è intrapresa, temo, una strada da cui sarà difficile tornare indietro, anche perché il Napoli ha manifestato l’intenzione, al fine di avere giustizia, di essere disposto ad arrivare a discutere le sue tesi fino al TAR, violando a quel punto la “clausola compromissoria”, che impone ai tesserati della Federcalcio il divieto di adire alla giustizia ordinaria per tutte le controversie inerenti l’attività sportiva.

Le conseguenze di questa violazione potrebbero essere squalifiche, perdite di punti e sanzioni pecuniarie. Sarebbero almeno altri tre punti di penalizzazione, e sarebbe meglio che dalle parti di Napoli non si facessero troppe illusioni in proposito. L’articolo dell’Espresso sulla vicenda, ha chiosato così: “sarà divertente assistere alla gara nei tribunali sportivi e nei mitologici Tar. Ci vorrebbe un Paese. Un Paese ci vuole, direbbe Cesare Pavese, non fosse per il gusto di andarsene via. Se non positivi, ovvio”. Non so se il Paese Italia c’è, mi auguro di sì, però una cosa quanto mai dovrebbe essere avvertita come necessaria, ovverossia come la modifica del 2001 del titolo V della Costituzione italiana non possa essere valida nel calcio professionistico, perché il rischio reale, nel mondo della pandemia da Coronavirus, sarebbe quello di non terminare nessun campionato. Sospetto sia questo motivo per cui Sandulli ha picchiato così duro con la sua sentenza, sospetto sia questo quello che De Laurentiis ancora fatichi a capire. Il futuro dirà, spero, chi dei due abbia veramente ragione. Perché, a dirla come Platone, “la giustizia è quello che veramente è”.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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  1. bergen - 6 giorni fa

    Credo Weatherill che lei il diritto lo mastichi poco. Tuttavia le dò una dritta: non cerchi mai nella “giustizia” sportiva una fonte giurisprudenziale autorevole.
    Diciamo che al massimo può trovare un qualcosa di naif, tipo giudice di pace.

    Non é un caso che il giudice sportivo (primo grado) abbia emesso una sentenza discutibile ma che esprimeva una linea giurisprudenziale mentre il giudice d’appello ha quasi rinunciato al linguaggio giuridico per aggredire il ricorrente. Nondimeno lo ha fatto dopo aver rilasciato dichiarazioni ardite alla stampa prima ancora di esaminare il fascicolo, al punto da esporsi al rischio di ricusazione.

    Detto questo i fatti – che la sentenza di Mastrandrea non smentisce – sono che due ASL Campane e la Regione Campania hanno emesso, per le rispettive competenze, provvedimenti che impedivano al Napoli di recarsi a Torino per disputare la partita.

    La decisione del giudice di primo grado – contraria al Napoli – si basava sulla considerazione che detti provvedimenti fossero intervenuti troppo in prossimità della partita per cui egli arrivava a concludere che la decisione di non partire per Torino presa il giorno prima dal Napoli non fosse giustificabile.

    Ora rinunciando al ragionamento giuridico, che é veramente debole, bisognerebbe recuperare il buonsenso.
    Quale interesse aveva il Napoli a non disputare la partita? Timore di affrontare la peggiore juve degli ultimi anni? Convenienza a recuperarla in altro momento?

    Oppure si potrebbe pensare che c’é qualcuno che, a differenza dei Lotiti, invece di nascondere i contagi dà loro la giusta importanza?

    Se lei avesse per caso una risposta credibile a domande come queste sarei disposto anche a discutere nel merito la sentenza di appello.

    Fintantoché chi é chiamato a giudicare si permette di dichiarare che “non bisogna lasciare che sia il Covid a scrivere le classifiche”, prima di leggere il ricorso, francamente ci troviamo talmente al di sotto di ogni sospetto che una volta tanto plaudo la decisione di De Laurentis di andare alla giustizia amministrativa.

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    1. bloodyhell - 6 giorni fa

      non si può plaudire ad uno che, dopo aver liberamente firmato e accettato la clausola compromissoria, poi va a fare un ricorso al tar. questa si chiama anarchia e non può mai essere accettata, specie nello sport. la domanda su quale interesse avesse il napoli a non giocare la partita non solo, questa sì, è debole, ma fa ridere,perchè non ha nessuna rilevanza davanti ad un collegio giudicante. il discorso fatto da weatherill non è giuridico, ma di sostanza pragmatica: qualcuno ha sbagliato e deve essere punito. ci si dica per favore chi è, e ce lo si dica con prove certe. questa è la sostanza dell’articolo, e mi trova d’accordo.

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      1. bergen - 6 giorni fa

        Beh se la tu preferenza va verso l’aspetto giuridico allora basta la constatazione che 3 provvedimenti impedivano al Napoli la trasferta.

        Se invece ti garba la sostanza allora le motivazioni sono importanti.

        Tertium non datur

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        1. bloodyhell - 6 giorni fa

          non voglio far polemica, ci mancherebbe. ma sandulli fa capire chiaramente di non credere nemmeno alle asl campane, di cui adombra complicità per creare l’alibi al napoli. weatherill,secondo me correttamente, vorrebbe solo sapere se i sospetti di sandulli sono reali o sono solo dei pregiudizi. perchè,siccome appunto tertium non datur, uno dei due,tra de laurentiis e sandulli, ha commesso un errore molto grave,e uno dei due dovrebbe pagarne le conseguenze. a me, e credo anche a wetaherill per quel che mi è parso di capire dall’articolo, piacerebbe sapere la verità, senza pregiudizi o preconcetti. e sono certo come su questo anche tu, fratello bergen, sia d’accordo. un saluto e speriamo bene con l’inter.

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  2. altoro - 7 giorni fa

    sono perfettamente d’accordo che si debbano osservare le regole ALLORA PERCHE’ LE MERDE CONTINUANO A ESPORRE UN NUMERO FANTASIOSO DI SCUDETTI se le regole vanno rispettate devono farlo TUTTI
    forza toro sempre

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  3. pupi - 7 giorni fa

    Io sinceramente non so se ADL ci abbia “marciato” oppure no e manco mi interessa. Ad esempio però, visto che oltre al Toro ho a cuore la Spal essendo della provincia, tengo a sottolineare come la sentenza sia secondo me assurda. Durante la sosta precedente a questa in cui fu bloccata l’under 21 e fecero giocare l’under 20 il carneade Jacopo Sala (che per la Spal carneade non è dato i tanti infortuni che aveva al momento) fu costretto dall’ASL di Pisa, pur risultando negativo, a rimanere in quarantena e non poté tornare a Ferrara per giocare la partita in campionato. Ora io non so se Sala avrebbe fatto una partita via oppure il gol della vittoria, ma so per certo che la partita è stata viziata nella sua regolarità. E quindi a questo punto l’ASL di Pisa può mentre quella di Napoli no? E questo è solo uno dei tanti esempi che si possono fare. Una porcheria!

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  4. Pulster - 7 giorni fa

    Il Napoli, per come stava giocando,avrebbe asfaltato gli strisciati; sarebbe venuto anche a piedi; non capisco la creazione di questo magheggio per non disputare la partita; ed a quanto pare si presenta uno scenario ancora più inquietante nel momento in cui il Napoli, proseguendo la battaglia legale, potrebbe andare incontro!
    È una bella lotta!!
    Per quanto riguarda il discorso Lazio, come ha menzionato qualcuno prima di me, non verrà fatto nulla! Altro che ricorso!

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  5. angelo - 7 giorni fa

    Ma perchè, allora, è stato consentito ad altre ASL di impedire ai calciatori di alcune società di raggiungere le rispettive nazionali? Qual è la differenza?

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  6. CUORE GRANATA 44 - 7 giorni fa

    Come,con arguzia,avrebbe affermato un “Giurista” come Piero Calamandrei “ogni diritto ha il suo rovescio”.Complimenti come sempre ad Anthony&Carmelo.FVCG!!!

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  7. BiriLLo - 1 settimana fa

    Mi sta bene che tutti abbiano diritto ad una difesa, ma che Weatherillci ci venga a raccontare la guerra tra le squallide gang di De Laurentiis e monocilio per avvalorare la tesi del bisogno di giustizia in uno Stato che sorregge solo i soliti potenti, io ne faccio a meno.
    Si parli degli imbrogli di Lotito che ci interessa direttamente, anche se sarà insabbiato rimarrà a comune memoria, piuttosto che delle diatribe degli altri squallidi che si contendono.. chissà cosa poi.
    Grande stile come al solito ma inutile per quel che ci riguarda.

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  8. rolandinho9 - 1 settimana fa

    Caro Anthony,
    Il verdetto preso è semplicemente una follia. Si è ripreso il campionato parlando di sicurezza e si penalizza una squadra per essere stata troppo sicura.
    Il tutto trovando il modo per dare una vittoria a tavolino alla Juventus, non si sa per quale motivo…perché in caso penalizzi il Napoli in classifica. Ma la partita la fai rigiocare prossimamente. Se no falsi il campionato.
    La mafia non è mai andata via, ma è sempre stato chiaro a tutti quelli che hanno degli occhi.

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  9. Guevara2019 - 1 settimana fa

    Non presentarsi a Torino è stato un errore, con un paio di giocatori positivi al covid tutti hanno giocato, a parte il Genoa che contro di noi aveva di positivi quasi tutta la squadra.
    Con la giustizia sportiva mi fermerei qui, il 3 a 0 a tavolino e un punto di penalizzazione,se ci fosse una penalizzazione ulteriore mi parrebbe un accanimento.

    Aggiungo che chi ha fatto giocare un calciatore positivo contro di noi, e se fosse provato che l’abbiano nascosto, ci dovrebbe essere la medesima punizione data al Napoli, mettere a rischio d’infezione altri calciatori in una partita merita una punizione esemplare, anche se da quel che ho letto, la Lazio e il boss Lotito la faranno franca.

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