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Il Granata Della Porta Accanto

Il Toro incontra il rock: 10 canzoni che raccontano il declino granata nell’era Cairo

TURIN, ITALY - APRIL 18:  Torino FC president Urbano Cairo looks on during the Serie A match between Torino FC and AS Roma at Stadio Olimpico di Torino on April 18, 2021 in Turin, Italy. Sporting stadiums around Italy remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors.  (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Dagli AC/DC ai Queen i grandi del rock ci accompagnano in una chiave di lettura molto "alternativa" della storia recente del Torino

Alessandro Costantino

Toro e rock, due passioni che hanno molto in comune: l'energia, l'adrenalina, la forza trascinante, l'identificazione totale con un certo modo di pensare e di affrontare la vita, l'essere contro il main stream. Tifare Toro e amare la musica rock hanno molti più punti di contatto di quel che si pensi. Ascoltare il rock e andare in Maratona: una vita da "underdog", da sfavorito, ma che ti dà soddisfazioni immense ogni volta che ce la fai. Questo pezzo nasce da questa premessa e vuole essere un percorso musicale per raccontare l'era Cairo partendo dal fondo attraverso dieci canzoni che identificano dieci momenti ideali del perché il Toro non è più il Toro.

HIGHWAY TO HELL - AC/DC: Tutto parte da qui. O meglio tutto prende una vorticosa accelerazione ad un certo punto quando gli alti e bassi della gestione di Cairo si incanalano verso quella che i mitici AC/DC definivano "l'autostrada per l'inferno". Quel momento fissatelo voi a piacimento: io lo identifico nello 0-7 con l'Atalanta che fa da accelerante ad un processo di involuzione (mascherata) cominciata in realtà tanto tempo prima. E lo 0-7 col Milan ha solo dimostrato che il casello per uscire "dall'autostrada per l'inferno" non è ancora stato raggiunto…

ZOMBIE - THE CRANBERRIES : Dolores O'Riordan con la sua voce penetrante sostenuta da chitarre decisamente robuste ci ossessiona ripetendo "zombie, zombie" ed è ciò che tantissimi di noi hanno spesso pensato guardando le gesta dei giocatori granata in campo (con qualche eccezione) e della dirigenza fuori dal campo (lì senza particolari eccezioni). Da quando c'è Cairo l'ambiente Toro si è appiattito e, ancorché sopravvivano sacche di "resistenza" granata, queste vengono sistematicamente fiaccate e disinnescate in ogni modo possibile ed immaginabile. Cosa c'è di più lontano dall'immaginario collettivo del popolo granata? Gli zombie, esatto, eppure ultimamente sembra che ne siamo pieni…

MONEY FOR NOTHING - DIRE STRAITS: Chi ha seguito Verdi nelle ultime due stagioni, oltre a ripensare alla canzone precedente (Zombie…) non può non aver associato il suo acquisto ad una hit dei Dire Straits: soldi per niente. I 25 milioni spesi per il suo cartellino rappresentano due record in uno: l'acquisto più oneroso della storia granata ed anche quello meno riuscito per rendimento in proporzione alla spesa. Il buon Verdinho (così lo chiamavano ai tempi della Primavera del Milan dal quale lo avevamo prelevato bocciandolo un paio di volte…) non si senta preso a unico capro espiatorio perché è in ottima compagnia in quanto a soldi spesi male: Zaza, Niang, Linetty, Lyanco sono stati tutti investimenti infelici per rendimento, a dimostrazione che le risorse contano meno delle competenze

CAN'T STAND LOSING YOU - POLICE: Il ritornello martellante di questa canzone, sebbene riferito ad una ragazza nelle intenzioni di Sting, rappresenta bene lo stato d'animo del tifoso granata medio che "non sopporta più di perdere" come sta accadendo troppo regolarmente nelle ultime due stagioni. E si badi bene che tutto ciò non suona a capriccio di chi è abituato a vincere facile perché tutto si può dire, ma in quanto a "cultura della sconfitta" noi tifosi del Toro siamo messi benissimo e potremmo tenere seminari in tutto il mondo visto che possiamo ritenerci massime autorità in materia! La sconfitta (e parlo di certe sconfitte "simbolo") sono state un motivo di legame emotivo ed affettivo dell'intera tifoseria granata che nei momenti più amari ha saputo compattarsi ancora di più che nei momenti di gioia: penso alla finale di Amsterdam, alla marcia dei 50.000 all'indomani di una delle più umilianti retrocessioni nella storia del Toro, dello spareggio di Reggio Emilia o alle finali di coppa Italia perse negli anni Ottanta. Vincere non è la cosa più importante, come sosteneva un signore che ci ha appena lasciati, ma perdere senza dignità, come accade troppo frequentemente negli ultimi tempi a questo Torino, fa dire al tifoso che c'è un limite a tutto

COME AS YOU ARE - NIRVANA: una delle canzoni più famose dei Nirvana era un inno al mostrarsi per come si è ed essere accettato "as a friend", come un amico, secondo le parole di Kurt Cobain. Il popolo granata così aveva accolto Urbano Cairo nel lontano 2005, per come credevamo che fosse, addirittura un salvatore, Papa Urbano come veniva pomposamente chiamato all'inizio. Dalle ceneri del fallimento, Cairo appariva come il fautore di una svolta epocale che avrebbe proiettato il Torino in una nuova era di riscatto e rinascita: i 60.000 di Toro-Mantova, la serie A subito, Calciopoli, la Juve in B. Tutto sembrava avviato ad uno stravolgimento delle logiche che, da Calleri in avanti, avevano relegato il Torino a mera e insulsa comparsa nel calcio italiano dominato dalle Sette Sorelle. Ma, purtroppo, non avevamo fatto i conti con la vera natura di colui che credevamo il Salvatore.

THE MAN WHO SOLD THE WORLD - DAVID BOWIE: Già, il nostro editore alessandrino si è rivelato essere "l'uomo che ha venduto il mondo". Granata. Un uomo che ha sfruttato ogni stilla di popolarità e di visibilità ottenuta con il calcio per incrementare in maniera esponenziale le proprie attività imprenditoriali senza "restituire" al Torino in termini di risultati sportivi, se non in minima parte, ciò che di tangibile ed intangibile il Torino gli ha fatto guadagnare. Cairo vanta una media di risultati tale da poter essere considerato, ad oggi, come uno dei peggiori presidenti della storia del club: un imprenditore di successo che nel calcio non ha mai nemmeno lontanamente sfiorato alcun successo. Un paradosso bello e buono.

MASTER OF PUPPETS - METALLICA: Com'è quindi possibile che un imprenditore che si ispira palesemente a Berlusconi abbia seguito parte della sua traiettoria imprenditoriale senza però nemmeno avvicinarsi alla parte legata ai successi calcistici che hanno caratterizzato la presidenza Berlusconi al Milan? Incapacità? Egocentrismo? Tirchieria? Oppure c'è dell'altro?

Alcune leggende metropolitane, basate su fatti reali che raccontano di legami di Cairo con un certo ambiente dell'establishment della finanza italiana, sostengono che Cairo non sia altro che una pedina nelle mani di un "master of puppets", un burattinaio, che da dietro le quinte lavorerebbe alla progressiva, lenta ed inesorabile scomparsa del Toro e dei suoi tifosi. Una teoria "complottista" tutta da dimostrare, ovviamente, che però ben spiegherebbe le mosse apparentemente "dissennate" sistematicamente compiute da Cairo in sedici anni di presidenza: dalle squadre mai completamente rinforzate sul mercato per ambire a qualcosa di più di un settimo posto, alla totale assenza di una vera struttura societaria, per non parlare della mancanza di investimenti in strutture di proprietà del club. Come dire, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca…

SHOULD I STAY OR SHOULD I GO - CLASH:

Che la condotta di Cairo sia tutta farina del suo sacco o meno poco cambia, ormai, visto che il suo feeling con la piazza è ai minimi storici e la stragrande maggioranza vorrebbe che il presidente si facesse la domanda di questa canzone dei Clash: dovrei rimanere o andarmene? Per sapere quale risposta gli suggeriremmo credo non serva neppure un sondaggio popolare il cui esito sarebbe scontato con percentuali bulgare: grazie e arrivederci, presidente. Con la salvezza risicata degli ultimi due anni, se io fossi Cairo avrei in fretta e furia messo in vendita il club e realizzato la più grande plusvalenza della mia vita, ora che la squadra ha ancora un discreto valore per aver mantenuto la categoria. Un domani potrebbe non essere più così e addio guadagno. La domanda è quindi la seguente: cosa ci guadagna Cairo a rimanere in sella al Torino a dispetto dei santi?

ALIVE - PEARL JAM:

In attesa di una risposta, non possiamo che aggrapparci ad una sola cosa: siamo moribondi, sfiduciati, delusi, abbandonati, ma siamo vivi. Lo cantavano i Pearl Jam negli anni Novanta in questa canzone struggente, quanto esaltante: nonostante tutto siamo "still alive" ed è la cosa che conta perché è la condizione fondamentale senza la quale nessuna rivoluzione o prospettiva sarebbe anche solo immaginabile. La nostra voglia di Toro è stata messa a dura prova, ci stanno spacciando dei surrogati di Torino per Toro, ma la fiamma è sempre viva, la passione per la maglia non muore mai. Basterebbe poco a far rinascere l'entusiasmo, ma al momento tutto dipende da Cairo: solo lui può sbloccare questa impasse facendosi da parte, vendendo o finalmente affidandosi a uomini di calcio per dare una svolta positiva alla sua lunga presidenza. Siamo ancora vivi, ma non bastano i Pearl Jam a ricordarcelo, servono fatti per ridare un senso a tante cose: magari anche solo la costruzione del Robaldo tanto per cominciare. Un piccolo seme di speranza per un futuro migliore…

WE ARE THE CHAMPIONS - QUEEN:

Il futuro, già. Le sue tinte sembrano fosche, nella migliore delle ipotesi, sbiadite, neutre, insipide. Ventotto anni fa il Toro vinceva il suo ultimo trofeo, dopo aver sfiorato una coppa Uefa solo l'anno prima. Chi era un diciottenne come me non immaginava che quasi trent'anni dopo quello sarebbe stato un lontanissimo ricordo. All'epoca ci aspettavamo anni di gloria, con alti e bassi, certo, ma frequentando sempre un certo tipo di classifica e di competizioni europee. Ci aspettavamo niente di più che il Toro, insomma. Ci sono tifosi adulti che hanno anche più di trent'anni che non hanno nemmeno un ricordo di un Toro vincente. Vorrei che questi ragazzi potessero godersi "We are the champions" dei Queen guardando il capitano del Toro (chiunque esso sarà) che solleva un trofeo, qualunque esso sia. Dicono gli inglesi: non è importante vincere, ma provare a farlo. Ecco, alla fine, vittorie o sconfitte, musichette della Champions o canzoni rock, è questo il senso di tifare Toro. Rock will never die: possiamo dire lo stesso del Toro, ci potete giurare!

Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.