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LOQUOR

Indagini sul Napoli. Indagini sul calcio

Indagini sul Napoli. Indagini sul calcio - immagine 1
Torna "Loquor", la rubrica a cura di Carmelo Pennisi

“Stiamo calmi. Coll’aiuto

di chi può, ce la faremo”

Da “Un Borghese Piccolo Piccolo

Sono in imbarazzo ogni qual volta mi trovo a narrare le gesta di Aurelio De Laurentiis, un personaggio che pare essere uscito dalla penna amara e a volte velenosa del compianto Vincenzo Cerami, sceneggiatore, tra le altre innumerevoli cose fatte, de “La Vita è Bella”. “Molti nemici, molto onore, ricordalo! Oh, l’ha detto un uomo che c’aveva due palle così!”, dice lo stralunato Alberto Sordi di “Un Borghese Piccolo Piccolo”; è forse l’ossessione di avere “due palle così” il problema del presidente del Napoli, convinto davvero di essere il più furbo di tutti nel convincere e convincersi di non essere in Italia ma in un rifacimento, a mio parere assai più comico, dell’isola piratesca  di “Tortuga”, l’inespugnabile covo di pirati, filibustieri e bucanieri. Secondo il suo decalogo tutto si deve aprire con la dinamite, ma in punta di un diritto notoriamente costruito in Italia alla stessa stregua di una parodia. Eh sì, dalle nostre parti ci si mette anni a capire cose in fondo semplici come il sospetto di falso in bilancio, aggiramento non solo delle regole ma del buon senso, mortificazione del fairplay sportivo, il calcio usato ostentatamente come mezzo di arricchimento personale, il divertimento un po’ sadico di gestire una squadra di calcio e i suoi dipendenti con la stessa filosofia padronale ante “Capitale” e “Rerum Novarum”. “I miei avvocati i contratti li sanno fare bene” ripete continuamente il “Jack Sparrow” del Vesuvio, come severo ammonimento che dalla sua piantagione dell’Alabama non c’è modo di scappare senza il suo consenso (e vadano pure a farsi benedire Jean Marc Bosman e i suoi fratelli, procuratori compresi. Ovviamente quelli nemici).

Come ho già ricordato altre volte, nella società neoliberista contemporanea, dove non si esita a far fallire una nazione intera per metterla alla gogna di stampo medioevale e mandare così un segnale, tutto si monda con il potere e il successo dell’impresa, e poco ci manca vedere i tifosi napoletani andare in giro indossando la bandana in omaggio al loro presidente più vincente della storia. Questo atteggiamento è direttamente figlio del “familismo amorale” rilevato nel nostro Paese, sin dagli anni 50, dal sociologo americano Edward Banfield, quella degenerazione dell’affetto che porta all’immoralità e alla quale, in tutta evidenza, non sappiamo rinunciare. Vogliamo vincere e arricchirci a qualsiasi costo, e la reputazione vada pure a quel paese, tanto gli altri farebbero anch’essi qualsiasi cosa per fotterci. Diciamoci la verità, della reputazione non frega più niente a nessuno. Si hanno sempre degli “amici” pronti a giurare come tu sia un perseguitato, un invidiato, uno a saperci fare, un vincente: logico come provino a gettarti giù dalla torre. E poi, come da refrain della società “oliata” sulla complicità, chi è senza peccato scagli la prima pietra. In questa desolazione morale, che sta conducendo il Paese in un tale fondo da far impallidire l’abisso interminabile della “Fossa delle Marianne” e dalla quale sarà difficile rivenire su, inutile cadere dal pero dell’intreccio Lilla/Napoli/Osimhen, una delle operazioni di mercato più farsesche, opache e scandalose a cui si sia mai capitato di assistere nello sventurato pianeta calcio. Serve sottolineare  ancora una volta come al mondo dello sport non dovrebbe interessare se ci sia qualcosa di penalmente rilevante o meno (auguro a De Laurentiis  l’assenza di ogni rilevanza penale) nelle sue vicende, o, meglio, non dovrebbe essere il discrimine (questo è un ca va sans dire) per intervenire in nome del buon andamento delle sue cose.

Lo sport ambirebbe ad essere il luogo dove riappacificarsi con le nostre migliori possibilità, l’agone etico/morale dove tutti si sia spinti ad anelare al meglio dei nostri valori e delle nostre capacità. Non importa, quindi, se clamorosi vuoti legislativi impediscano alla giustizia ordinaria di intervenire nei confronti di una chiara manipolazione a scopo di esigenze soggettive, quindi arbitrarie, dei criteri di valutazione del mercato calciatori: lo sport ha il dovere storico, rispetto alla sua “costituens”, di sanzionare delle chiare azioni di slealtà. Ebbene ricordare, tra l’altro, come il quotidiano transalpino “L’Equipe” nel 2022 pubblicò la notizia di una perquisizione avvenuta nella sede del Lille, su disposizione della magistratura transalpina allarmata dall’aver trovato nelle casse del club solo 36 dei 71,3 milioni di euro pattuiti tra Napoli e Lille per il passaggio di Osimhen al club azzurro. Si dirà come di simili artifici contabili il mondo del calcio sia pieno e di come le plusvalenze fittizie contribuiscano a reggere un mondo del calcio altrimenti a rischio di deflagrazione economica; tutto ciò è una parte vera, e sottolineo una parte, di un problema reale. Ma se anche fosse la parte onnicomprensiva del problema, non sarà continuando ad accettare l’anarchia e l’aggiramento continuo delle regole della lealtà sportiva a resuscitare un ambiente dello sport più sano. In questi giorni Steven Zhang sta meditando se cedere l’Inter o rifinanziare dal fondo “Oaktree” un prestito al 12% per continuare la sua avventura come proprietario dell’Inter. Sarebbe, nel secondo caso, l’ennesima operazione di “leverage” condotta a spese di un incremento dell’indebitamento nei conti del club milanese. Un sistema quasi truffaldino, e con tassi di interesse da rapina, usato anche dal fondo gestito da Paul Singer, quando da proprietario del Milan  attraverso “Elliot Management Corporation” fece un prestito ai rossoneri.

Una capolavoro subito oscurato qualche anno dopo finanziando Gerry Cardinale per comprarsi il Milan stesso, una operazione da leveraged buyout da leggenda: il venditore che finanzia il compratore e tutto allegramente scaricato sui conti del cespite venduto. Spettacolare. Speriamo Singer non vi abbia aggiunto, in modo schermato e occulto, anche un’azione di “mergered leveraged buyout”, ovvero una futura cessione di un bene o asset del Milan per rimborsare ad “Elliot” il debito contratto dai rossoneri. Ma tutto questo lo si potrà appurare in modo chiaro quando e se verrà costruito il nuovo stadio di proprietà del Milan (ho la tentazione di scrivere una sceneggiatura per un film su un caso come questo, giusto per raccontare in chiave popolare cosa sta facendo la finanza al mondo del calcio. Non sarebbe male mettere a frutto più di vent’anni di indagini finanziarie ed economiche sul calcio. Vedremo). Come non menzionare, poi, le ultime spericolate manovre di mercato del Paris Saint Germain, protagonista di una cessione di ben tre giocatori, per un totale di 69 milioni da ascrivere a bilancio e quindi rientrando nei parametri del fairplay finanziario dell’UEFA, a due club controllati di fatto dalla “Qatar Sports Authority”. Vediamo cosa dice in proposito “L’Equipe”: “il sospetto dell’UEFA è che al PSG avrebbero trovato un escamotage per auto-comprarsi i giocatori. Ecco perché hanno aperto un’inchiesta”. L’Uefa avrebbe il sospetto… siamo alla manfrina del gioco delle parti, al prendere tempo per cercare di capire come dare un colpo al cerchio e uno alla botte, alla mortificazione di qualsiasi criterio di giustizia, alla convinzione(forse a ragione) di trovarsi davanti ad una opinione pubblica completamente imbambolata di fronte alle trovate semantiche e pseudo giuridiche.

Come si somigliano le manovre di Nasser Al Khelaifi e quelle di Aurelio De Laurentiis, niente di particolarmente sofisticato alla Paul Singer si intende, ma foriero di interminabili racconti umoristici con amici sotto una veranda al chiaro di luna in una calda sera di primavera. Così, giusto per farsi due risate e riflettere un attimo sulla differenza tra il vero e il verosimile. In confronto a quanto detto sinora i 7,3 milioni di “consulenze” versati per diciotto anni dal Barcellona a Enriquez Negreira, ex vicepresidente degli arbitri spagnoli, paiono un banale furto alla cassetta delle elemosine di una parrocchia. Sconsolato, mi affido volentieri alla penna di Cerami e al suo sacerdote, interpretato da Renato Scarpa, di “Un Borghese Piccolo Piccolo”: “se io dovessi dare un mio giudizio complessivo, emettere una mia sentenza, io volentieri invocherei il diluvio universale, ed emetterei serenamente una sentenza irrevocabile di morte generale. Ma… spetta al Signore prendere simili decisioni”. Che dire… meno male esiste l’Onnipotente… molto più paziente e misericordioso di Vincenzo Cerami, e di me.

Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

 

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