Maurizio Sarri: il Parvenu

Maurizio Sarri: il Parvenu

Loquor / Torna l’appuntamento con Anthony Weatherill, che cita Heywood Hale Brown: “Lo sport non costruisce la personalità. La rivela”. Puntata dedicata all’ormai ex allenatore della Juventus

di Anthony Weatherill

“Lo sport non costruisce la
personalità. La rivela”.
Heywood Hale Brown

Nell’esonero di Maurizio Sarri c’è un riaffermarsi di qualcosa di già visto con Gian Piero Gasperini nel 2011, quando il tecnico di Grugliasco fu esonerato dall’Inter dopo appena quattro partite di campionato. La sensazione è quella che ai rappresentanti della grande borghesia italiana, della quale Massimo Moratti e Andrea Agnelli sono autorevoli rappresentanti, faccia un po’ ribrezzo dare una carica di prestigio, come oggettivamente sono le panchine di Inter e Juventus, a gente fattasi da sola in una lunga e paziente gavetta. I parvenu non sono mai piaciuti alla razza padrona italiana, che dal secondo dopoguerra in poi si è andata ad insediare nel posto della scala sociale un tempo riservato all’aristocrazia regia. Magari per un istante cedono al fascino del povero proletario e gli aprono le porte del castello, ma è, appunto, un attimo seguito da un istantaneo pentimento. Ed ecco allora come dal giorno dopo della maturata contrizione, questi rappresentanti di una nuova aristocrazia basata non si sa su quali valori e su quale etica, adoperarsi con tutto il loro impegno e con tutte le loro facoltà mentali a cercare un casus belli per farsi fuori la debolezza di un momento.

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Sarri, con il suo fare da filosofo esistenzialista di una qualunque “Casa del Popolo” toscana e con la sua postura impossibile da armonizzare con le raffinate cuciture del “Trussardi style” a cui la Juve da qualche anno a questa parte ha affidato la parte da “cerimonia” delle sue divise sociali, è sembrato subito anni luce lontano dal gusto elitario di Andrea Agnelli. Uno che, se proprio deve fare una scommessa, preferisce di gran lunga farla con l’archetipo da “country club” o da circolo del “Rotary”. Sarri, con quei suoi denti anneriti dal fumo e con quel suo rimarcare l’essere giunto il momento di fare un po’ di soldi alla famiglia dopo tanti sacrifici, sembra più, agl’occhi dell’aristocratico Agnelli, una brutta Cenerentola avvinghiata al tavolo del salone principale del castello, dopo essere per anni stata negli anfratti delle cucine reali. Scegliere Andrea Pirlo deve essere stato, per il figlio di Umberto, un riappropriarsi di un territorio di casta, di poter parlare con uno conscio della necessità di cambiarsi abito per la diversità delle occasioni sociali. Pirlo sa come abbeverarsi da una coppa di champagne, e il bianco lucente dei suoi denti sono quelli di uno curato da principe fin dall’infanzia.

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Si è capito di un Sarri arrivato al termine dell’avventura bianconera, quando nelle conferenze stampa i giornalisti del “Gruppo Gedi”, il potente conglomerato editoriale saldamente in mano alla famiglia Agnelli, hanno cominciato a picchiare duro con domande quantomeno fintamente immemori di come funzionino le cose alla Juventus. Infatti non si è mai visto un club di vertice giocare un’intera stagione senza un attaccante di assoluto livello di gol e rendimento, ma per il campionato appena concluso la triade Paratici, Agnelli e Nedved, chissà perché, aveva deciso, contro il parere del parvenu toscano, come di un attaccante non ci fosse proprio bisogno. Lasciando il Chelsea, Sarri aveva avuto rassicurazioni su alcune sue richieste per la campagna acquisti, tipo quella di un centrocampista che avrebbe dovuto dare luce e organizzazione al nuovo gioco bianconero. Ma non bisogna avere per forza studiato Karl Marx, per capire come gli aristocratici hanno il vizio costante di raggirare con false o vane promesse le classi sottostanti, le quali sovente si accorgono del raggiro solo al suo compimento. Fa impressione quando un concetto elitario irrompe nel calcio, perché l’elitarismo, per definizione, non avrebbe dovuto trovare spazio in uno sport nato per soddisfare la naturale tendenza umana nel riconoscersi in qualcosa, per dare senso e provare amore incondizionato. Il calcio nasce per essere espressione di un grido socio/culturale insopprimibile da parte di archetipi psicologici ben definiti, ecco perché, ad esempio, un tifoso granata non potrebbe mai svegliarsi un giorno e scoprirsi juventino. Essere tifoso di una squadra vuol dire far parte di una comunità di uguali in spirito e desiderio, questione a livello cosmologico assai lontana da un costruzione elitaria dell’esistenza. La squadra di calcio ha qualche analogia con il debito pubblico, ovvero uno di quei momenti in cui la collettività entra in possesso di un po’ della ricchezza nazionale.

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In questa rubrica più volte si è posta l’attenzione sul cambiamento di pelle imposto dalle élite finanziarie allo sport più seguito al mondo, trasformandolo da fenomeno comunitario, quindi a base democratica, a macchina di raccolta di maggior profitto possibile e di controllo delle emozioni, spesso fatte convergere in un unico progetto gestionale di controllo dell’empatia. Le élite finanziarie, che nel corso del tempo hanno creato un reticolo di vassalli, valvassori e valvassini di medioevale memoria, si sono impossessati anche del calcio, perché da sempre lo scopo del potere, se non è arginato dalla politica, è quello di accumulare più risorse possibili sia materiali che simboliche. Aver sottratto il calcio al controllo popolare stratificato, quindi, è stata una naturale conseguenza, non appena le élite si sono accorte di quanto significato simbolico questo sport avesse assunto tra le masse popolari. E quando le élite occupano uno spazio, generalmente hanno il problema di scegliere le persone a cui delegare la messinscena dello spazio stesso. Devono essere persone facilmente includibili, nell’immaginario collettivo, nell’archetipo aristocratico universalmente accettato. Attorno ad essi deve essere presente l’aurea giusta, perché il vassallo deve avere sempre qualcosa di estremamente visibile riconducibile al suo “signore”.

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Lo sport è nato, sin dai tempi antichi, per migliorare l’uomo, in un’idea di dare alla competizione solo un senso di ricerca dell’ammirazione generale per uno sforzo compiuto nel tentativo di dare vita a un momento di ricerca della felicità, ponendo gli uomini di fronte ad una speranza da far trasmigrare con un effetto domino in ogni attività quotidiana. È capitato così di vedere, grazie allo sport, figli di minatori ergersi ad icone del riscatto popolare, ribadendo una verità della storia contemporanea prima dell’avvento dei disgraziati tempi attuali, e cioè che non tutti gli uomini possono ovviamente essere uguali per nascita e per possibilità di partenza, ma che uguali possono e devono essere le possibilità di speranza. La politica moderna, fino al suo tramonto alla fine degli settanta del secolo scorso, aveva dato questo orizzonte. Ecco perché il Grande Torino, Fausto Coppi, Tazio Nuvolari, la Ferrari più che un’idea egemonica di una elite tesa a perpetuarsi, erano stati la rappresentazione di una rinascita nazionale. Di una speranza uguale per tutti, che fatalmente migliora.

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Vorrei mettere in guardia il lettore da considerare questi ragionamenti semplicemente un artifizio intellettuale generati con la complicità della calura agostana, quindi noiosi e poco pratici. Definire quale è lo stato attuale del rapporto tra il potere finanziario delle élite e lo sport, è una delle urgenze per individuare la qualità auspicata per il nostro futuro. Forse Andrea Pirlo ha le stimmate del grande allenatore, e di certo il futuro su questo emetterà la sua sentenza, ma la sensazione come Andrea Agnelli abbia scelto uno stile di casta più che una sostanza, rimane forte. Rimane lo sconforto come in Italia, anche nello sport, si continuino a mandare segnali di cattiva gestione del potere che, ricordo, deve essere anche e soprattutto un fatto di responsabilità verso una comunità, esercizio di responsabilità che non può prescindere dall’etica. Tornare a vedere in un prossimo futuro Maurizio Sarri fuori da un completo di Trussardi, è l’unica consolazione rimasta dalla surreale vicenda di un tecnico esonerato dopo aver vinto un campionato; non è poco vedere una persona riappropriarsi della sua identità. Ma bisogna stare attenti a non considerare il tecnico toscano completamente innocente, perché accettando di andare alla Juve, è stato aver messo per un attimo la sua anima in vendita. Confondere questo con il sano professionismo è l’indice di uno sfascio di un tempo pronto sempre a trovare una buona scusa a giustificazione per ogni ambizione. “Darei mille libri per poter correre veloce come te” ha scritto William Shakespeare, e forse a questo moto dell’animo del grande “Bardo” deve aver pensato Pep Guardiola dichiarando: “Questa è la bellezza dello sport. A volte ridi, a volte piangi”. Shakespeare e Guardiola parlano di sentimenti e di empatia, sarebbe interessante individuare, prima o poi, di cosa mai parli Andrea Agnelli. Per il bene del calcio, e non solo.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. barrieradimilano - 1 mese fa

    Grazie agli autori, a mio avviso il più bell’articolo apparso su questo sito, da leggere e rileggere con attenzione. Prima che l’informazione mainstream ricorresse alle armi di distrazione di massa, questi argomenti terrorizzavano i potenti (ora tranquilli ed impegnati solo ad incrementare i loro profitti) e alimentavano quella che si chiama COSCIENZA DI CLASSE. E per noi del Toro E’ doveroso tenerla sempre ben viva!

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  2. carmelodelcarmin_14273905 - 1 mese fa

    Sarri si e’ tolto lo sfizio (per lui un’ossessione) di vincere qualcosa in Europa e in Italia. Anche a Londra ha dovuto ingoiare tanta merda. Adesso tornera’ ad essere il buon vecchio Sarri. Napoli o una Fiorentina rafforzata sono la sua destinazione ideale.

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  3. Messere Granata - 1 mese fa

    Esistono gli originali, gli emuli e i muli. Cairo è un emulo. Vorrebbe essere apprezzato per ciò che tenta, senza successo, di imitare. Percassi è un mulo. Lavoro e umiltà sono le caratteristiche che piacciono ai tifosi. Anche Sarri era un mulo. Ma il goffo travestimento in un presunto purosangue è fallito. Ognuno dovrebbe rimanere ciò che è. Alla fine i muli e gli originali sono le stesse persone. Autentiche. Noi del Toro, invece, siamo sempre alle prese con una brutta imitazione di Berlusconi. Mi piacerebbero tanto i veri Muli al Torino. Altrimenti rimarremo per sempre prigionieri in balìa degli asini. “Quelli di adesso”.

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  4. CUORE GRANATA 44 - 1 mese fa

    Buon Ferragosto a tutti gli utenti del Forum.Evidentemente è un mio limite infatti mi è difficile comprendere perchè questo sempre antologico articolo di Anthony&Carmelo abbia dato adito a varie polemiche.I due coautori,rappresentanti di un giornalismo di qualità ormai in via di estinzione,”ragionano”di Sport in generale e di Calcio in particolare inteso come metafora della vita.La vita infatti è un viaggio più o meno lungo che ci porta ad incontrare vari “Soggetti”simpatici,antipatici oppure detestabili.E’ quanto fanno i coautori che questa settimana parlano di Sarri così come in passato hanno anche fatto con Cairo ed altri ancora.Sulla ormai stucchevole polemica pro\contro Cairo stendo un velo pietoso.Da vecchio tifoso,per farla breve, dico solo che meriteremmo qualcosa di meglio non tanto sotto il profilo finanziario quanto in relazione “al rispetto”dei ns.VALORI.Sempre FVCG!!!

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  5. Daniele abbiamo perso l'anima - 1 mese fa

    Sempre piacevoli gli articoli di Anthony.
    Mi permetto solo di puntualizzare una cosa:
    Il calcio non è uno sport. Da anni ormai.
    Negli sport veri tutti i concorrenti partecipano con le stesse risorse finanziarie.
    Laddove invece una società di stampo mafioso come la Gobba nella stessa categoria di un Benevento investe 100 volte di più io non lo definisco sport, lo chiamo business. E anche sporco.

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    1. eurotoro - 1 mese fa

      …infatti! il calcio forse non è mai stato uno sport..nel momento in cui chi ha piu soldi compra i piu forti finisce la sportività ed inzia il business…lo sport è l’atletica leggera il tennis la boxe il nuoto e tutti gli sport individuali dove chi arriva primo lo deve solo a se stesso e non ai soldi!

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  6. Rimbaud - 1 mese fa

    Sarri troppo onesto e pulito per allenare ai gobbi, ricordo ancora all’andata quando disse che in Italia due rigori così li avrebbero dati. Si è venduto l’anima per un anno in cui si è più bruciato che altro, rimarrà un’onta eterna a suo carico. Quanto al resto, non ha limite l’arroganza di queste persone, non capisco come sia possibile da un punto di vista etico solo pensare di essere tifosi della juventus con una proprietà che preferisce da anni pagare le tasse all’estero, dopo anni di sussidi statali. Vincono in Italia, non per demerito di altre, ma per un sistema consolidato di potere che hanno costruito. Atalanta, Lazio e Inter quest’anno meritavano molto di più o comunque a parità di condizioni il livello era il medesimo.

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    1. carmelodelcarmin_14273905 - 1 mese fa

      E quando a Napoli fece la battuta che quest’anno la Juve ha avuto meno rigori del solito forse perche’ non ha piu’ la maglia a strisce (sottointeso: e gli arbitri stentavano a riconoscerli con la nuova maglia)? Esilarante!

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    2. carmelodelcarmin_14273905 - 1 mese fa

      Intervallo Tottenham-Juve torneo estivo in Cina. Sarri ai ‘senatori’: “ma come ho fatto a perdere due scudetti contro di voi?!?”

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  7. tric - 1 mese fa

    La disoccupazione di Sarri mi preoccupa, fino alla nausea ….

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  8. Junior - 1 mese fa

    Concordo con quanto scritto nell’articolo e ricordo anche quando successe ad Ancelotti.
    Il frutto dell’arroganza è che si rendono perdenti da soli, sono anni che cercano di emergere a livello internazionale ma puntualmente falliscono.
    Riescono a vincere i campionati più per la scarsezza delle altre squadre che per propri meriti calcistici.

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  9. robros58 - 1 mese fa

    a certi spicopatici che si definiscono tifosi ricordo che senza il mandrogno ora il Toro veleggerebbe felicemente in serie C con immensa gioia dei suoi tifosi …
    Che poi Cairo non sia un nuovo Ferruccio Novo nessuno lo mette in dubbio ma distruggere sempre e comunque chi sta al comando del Toro fa solo e sempre il gioco dei gobbi. Ma per capire questo ci vorrebbe un minimo di intelligenza ed un po’ di umiltà, evidentemente merce rara nel cervello di certi caproni …

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    1. Guevara2019 - 1 mese fa

      E ci crede pure a scrivere demenzialità.
      Fortunatamente la stragrande maggioranza della tifoseria non la pensa come lei.

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      1. robros58 - 1 mese fa

        Ringraziando per la deferenza potrei aggiungere che se la maggioranza dei tifosi del Toro la pensa come lei non mi stupisce affatto che la presidenza della nostra gloriosa società non sia in grado di attirare l’interesse di persone veramente capaci …
        Come diceva un illustre prelato del secolo XVI: “Vulgus vult decipi, ergo decipiatur!”
        E con questo le auguro buonanotte

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        1. Guevara2019 - 1 mese fa

          Pisa pi curt as dis a Turin!

          La nostra storia è i tifosi non meritano personaggi insignificanti, come quelli che lei sta celebrando.

          Sogni d’oro

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        2. subcomandante - 1 mese fa

          Ma anche..in dominus promiscus blind ! Come se fosse Antani trequartista in ascensore.

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    2. ddavide69 - 1 mese fa

      Da psicopatico e caprone ti ricordo che in C se fosse solo per Cairo ci saremmo finiti di sicuro. Infatti chi ci ha salvati dalla C sono stati i lodisti, cairo si è guardato bene da tirare fuori i soldi per tempo . E ti do un altra notizia , finché Cairo non ha potuto contare sui soldi dei diritti tv facevamo la spola fra serie a e serie b , quindi…

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      1. Guevara2019 - 1 mese fa

        Prima se ne va, meglio è.
        Lo sappiamo che al Toro non arriverà mai nessuno d’importante, ho già scritto sotto a riguardo, ma costui ha sfracassato gli zebedei da parecchio tempo.

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        1. Guevara2019 - 1 mese fa

          E con il pancione, visibilità zero…

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        2. robros58 - 1 mese fa

          mettiti d’accordo una volta per tutte: prima dici che non vuoi Cairo poi dici che non verrà mai nessuno … ma allora a che pro scaricare merda su tutti e su tutto?
          Mi pisu anche pi curt ma ti t’ses pisate n’ti pè! Brav piciu!

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          1. Guevara2019 - 1 mese fa

            Se sapesse quanto è coglione lei, metterebbe fine alla sua inutile esistenza.

            A mai più, non perdo tempo con nullità.

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      2. robros58 - 1 mese fa

        … quindi anarchia! e siamo tutti felici e contenti! Ma ci fosse mai uno che indica uno straccio di alternativa concreta al mandrogno. Dobbiamo andarlo a prendere su Marte?

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    3. Daniele abbiamo perso l'anima - 1 mese fa

      In 15 anni con Cairo siamo stati 4 anni in serie B, E nei restanti in A abbiamo fatto nel complesso meno punti di squadre come Chievo Cagliari Udinese Genoa Sampdoria Atalanta Bologna, ma secondo te Tutti quelli che non amano Cairo sono psicopatici che distruggono sempre e comunque…..L’hai toccata morbida e con estrema lucidità.
      Buon ferragosto

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      1. Guevara2019 - 1 mese fa

        Non perdere tempo, ha la lingua piena di peli…

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    4. ALESSANDRO 69 - 1 mese fa

      Quando si arriva a esonerare un tecnico perchè ha solamente vinto uno scudetto ,quindi non abbastanza per gli appetiti della famiglia.., credo siamo arrivati a un punto di non ritorno nel calcio in generale ma soprattutto in Italia.Il calcio si nutre della passione dei tifosi, senza essi non esisterebbe, Chi ha pensato di trasformare i “tifosi” in “clienti” non ha ancora capito che sta lentamente segando il ramo in cui sta comodamente seduto….E prima o poi se ne accorgerà quando avrà picchiato il culo per terra……

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      1. carmelodelcarmin_14273905 - 1 mese fa

        mica tanto. La Juve sta importando il modello inglese, e li’ le societa’ fanno soldi a palate proprio avendo trasformato il calcio in un prodotto di consumo per il mercato globale.

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        1. ALESSANDRO 69 - 1 mese fa

          Si però hanno un sistema di distribuzione delle risorse molto più equo rispetto al nostro altrimenti fenomeni come Leicester non sarebbero mai potuti esistere…

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  10. Guevara2019 - 1 mese fa

    Ma è Toronews o Gobba stadium?

    Ma chissenefrega dei gobbi e di un disoccupato di lusso, tanto sono pieni che sversano.

    Sempre più in basso dal presiniente giornalaio!

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    1. bloodyhell - 1 mese fa

      è talmente evidente come tu non sappia leggere, che infatti non ti sei accorto che l’articolo è una sberla poderosa ad andrea agnelli e a quelli come lui. poi weatherill, al solito, dice tante altre cose in sofisticati sottotesti, ma se non hai capito nemmeno l’attacco a monociglio, figuriamoci provare a farti entrare in zucca il resto. ringrazio tn di dar spazio a questi articoli, che non troverebbero posto in quasi tutta la stampa di regime

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      1. Guevara2019 - 1 mese fa

        Non ho voluto leggere, perché non me ne frega nulla dei gobbi, e chi mi ha letto nelle settimane sa che li detesto.
        Piuttosto di inserire questi articoli, il mandrogno organizzi una squadra degna di questo nome, e che finalmente non regali 6 punti ai merdo…

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        1. robros58 - 1 mese fa

          per il bene del tuo fegato ti consiglio vivamente di darti all’ippica: chi come te vive solo di sviscerato odio nei confronti di Cairo al punto di rifiutarsi di ragionare sui sottili ed arguti articoli di Anthony non avrà mai pace. sai perché? Perché, nel tuo giudizio malato, a Cairo seguirà immediatamente un altro Cairo e così di seguito all’infinito!

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          1. Guevara2019 - 1 mese fa

            Certamente è il presiniente che tutti i tifosi hanno sempre sognato, sta talmente sulle palle a tutti braccino corto, che le consiglio di leggersi i commenti dei tifosi anche da queste parti.

            Ma lei è sano, talmente sano che va in soccorso con la lingua piena di peli.

            Lo sappiamo tutti che solo ciaparat arrivano al Toro, grazie alla potente famiglia che non vuole altre luci in città.

            Mi raccomando, prenda una pausa, va in astinenza di saliva altrimenti…

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