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La gente di Don Aldo

La gente di Don Aldo

Torna l’appuntamento con RisorgimenToro, la rubrica a cura di Massimiliano Romiti

Massimiliano Romiti

Per una sola cosa ricordo che Gesù abbia pregato in modo davvero particolare il Padre celeste. Perché i suoi discepoli fossero una cosa sola. Come dire, per l'unità dei suoi amici tra di loro. Predisse anzi che proprio da questo gli altri uomini avrebbero riconosciuto i suoi amici. Doveva sapere bene, infatti, che l'unità tra persone è il bene più prezioso e più difficile da custodire. Quant'è vera questa cosa in qualsiasi rapporto umano, la normale esperienza di ciascuno lo insegna. Mentre scrivo questo articolo comincia il tempo di Avvento e il più bel regalo che si potrebbe fare per Natale, anche ai tifosi del Toro, sarebbe senz'altro proprio l'unità tra di noi. Viviamo tempi davvero difficili da questo punto di vista. Qualunque ambito è lacerato dal demone dell'opinione personale, per di più reattiva ed istintiva.

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Questa si gonfia poi smisuratamente nell'ambiente dei social e si divora spesso quel sentirsi comunità (non certo sostituito dall'illusione della “community” virtuale) su cui si è costruito, in secoli di nostra storia, quel po’ di rispetto e quell'amore reciproco che pure ogni giorno, tutti, continuiamo a ricercare. Sembra sempre mancare ad unire gli uomini il cemento del riconoscersi tutti insieme "per" qualcosa di bello che si condivide, fattore che porta a rispettarsi e volersi bene a prescindere dalle singole inclinazioni e declinazioni personali nell'agire e nel volere. Varie inclinazioni e declinazioni che poi meno male che ci sono in ciascuno di noi, altrimenti oltre che essere troppo spesso divisi si sarebbe tutti persino tristemente uguali ed omologati. Si vorrebbe invece, anche se magari spesso neppure più ce ne accorgiamo, che gli altri, anche se amici, facessero quello che vogliamo noi e come lo vogliamo noi. E questo è un pessimo presupposto per costruire unità ed è un tipo di desiderio da cui nessuno può dirsi purtroppo totalmente immune. Nessuno. Tra i vari ambiti umani, quello granata purtroppo non fa eccezione. Tanti personalismi, anche molto ammirevoli, ma ben scarsa unità. Di frequente poi, soprattutto sulla lama del sentimento pro o contro Cairo, da molti anni alcuni cercano di definire la tipologia del "vero" tifoso granata e questa è una pratica che si ripete periodicamente e che non ha mai portato a nulla di buono, al di là del fatto che l'insoddisfazione verso il Presidente non sia affatto ingiustificata sotto diversi profili evidenti a tutti. Non porta nulla di buono tra tifosi del Toro in quanto già ci si sente poco amati dal Club per il quale ci si strugge d'amore che il vedersi poco amati anche dai fratelli di virus non può che essere qualcosa di ulteriormente destabilizzante e divisorio. Che poi svuota di energie e deprime ulteriormente.

Il tentativo che rappresenta il Comitato Difesa Toro, da questo punto di vista, se sincero, è oggettivamente interessante. Non mi pare sia nato nella modalità migliore perché è stata, ancora una volta, il creare una nuova sigla per lanciare nella sostanza un appello personale di pochi a ritrovarsi in tanti sotto un'unica bandiera, chiamando a raccolta questi tanti ma senza neppure, in un certo senso, sentirli prima. La base valoriale che si afferma di intendere difendere non può poi certo trovare contrarietà, tanto è generale ed anche, bisogna dirlo, generalista.  Speriamo che non la si intenda sprecare, brandire e strumentalizzare a servizio di sentimenti di alcuni che spesso sono solo caratterizzati da ostilità verso vari soggetti, Presidente o altri tifosi che siano. Sarebbe un vero peccato, ma visto che Natale si avvicina voglio scommettere sulla possibilità che invece si tratti di un appello che voglia affermare un punto di vista nuovo, un punto di vista che voglia abbracciare tutti i tifosi del Toro e stringerli intorno a una positiva base condivisa da tutti. E mi auguro che la presenza significativa di Mario Patrignani, vero storico padre nobile del popolo granata e di altri, riesca a tenere l'iniziativa nell'ambito che peraltro la comunicazione che si legge al riguardo esprime chiaramente e senza equivoci. Duro compito comunque.

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Io comunque alla fine ho deciso di mettere da parte le remore e di esserci. E penso che tutti i tifosi del Toro debbano almeno prendere in seria considerazione l'ipotesi di esserci. Ci sarò perché il Comitato Difesa Toro comunica di voler affermare valori totalmente condivisibili. Ci sarò perché so già che ci saranno anche altri amici che da sempre credono che la gente granata possa e debba contare di più, anziché essere ignorata, o peggio, persino schernita. E questo sarà sempre qualcosa per cui combattere anche in altre sedi e a prescindere dalla riuscita o meno di questo tentativo che tra Covid, inverno, divisioni varie ed in un momento in cui la squadra tutto sommato sta facendo bene il suo, neppure nasce sotto i migliori auspici di grande successo. Ci sarò soprattutto per portare nel cuore la speranza che da questa giornata scaturisca l'idea di posare la prima pietra di una  nuova casa della gente granata: una grande e numerosa associazione che non incuta paura ma piuttosto renda evidente la necessità di rispettare il popolo granata, la sua storia e la splendida tradizione che rappresenta. Ah, se la marcia dei 50.000 si fosse concretizzata in questo!

Abbiamo bisogno di una casa fatta di tante stanze, capace finalmente di raccogliere al suo interno tutte le componenti del mondo granata senza annullarle e soprattutto capace di riunire sotto il suo tetto le tante persone che costituiscono la gente del Toro. Una casa da inventare tutti insieme. Deve risuccedere a Torino quello che è successo a Madrid, Barcellona, Buenos Aires, Monaco di Baviera, Lisbona e in tanti altri posti, ahimè, per ora quasi tutti fuori dall'Italia. Altrove, per la fortuna di tanti vincenti e famosi Club e la felicità dei loro tifosi, non è mai venuta meno la permanenza di un numerosissimo presidio associativo che ha potuto così ben difendere efficacemente valori e tradizioni dagli inevitabili attacchi di coloro per i quali il Club non è passione e affetto ma tutt’altro. Da noi a Torino e quasi dappertutto in Italia invece non c'è traccia di questo. E si vede.

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Spero infine che, per un vero successo dell'iniziativa, non vi partecipino appena tante sigle, dove alcune per motivi vari e magari timori anche ben giustificabili potrebbero pure non esserci, ma soprattutto vi partecipino tanti uomini e donne granata che si muovano liberamente e personalmente. Perché al di là di tutto non sono le sigle che danno consistenza al popolo granata ma le persone che le compongono e che si devono poter vedere in certe occasioni dal vivo e anche al di là delle sigle. Uno solo è lo scopo infatti. Bisogna ridare forza e consistenza alla gente del Toro. Prima di tutto "per" qualcosa e qualcuno a cui teniamo e non "contro" qualcosa o "contro" qualcuno che non fa quello che vogliamo. Valorizzare la gente del Toro deve sempre essere il nostro obiettivo di appartenenti al popolo granata. Dobbiamo imparare a desiderarlo sia da singoli tifosi “e basta” che da singoli tifosi facenti parte dei nostri club o delle nostre associazioni granata. È una nostra responsabilità personale. L'importanza di questo la sottolineò anche Don Aldo in uno dei suoi ultimi discorsi a tinte granata a Cantalupa e chi ha avuto la fortuna di sentirlo se lo ricorderà. E ci spiegò, in quell'occasione, anche il perché il concetto di “gente” (del Toro) gli era così caro. Disse infatti a concludere quello splendido discorso: "A me fa piacere che il Toro sia identificato nella sua gente… perché abbraccia tutti e taglia fuori nessuno". In un certo senso penso che anche lui, con quelle parole, abbia lasciato una preghiera per l'unità di tutti i suoi amici granata. Che siamo poi noi.

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Quando tornerà l'unità tra il Torino FC e la sua gente e quando anche chi sta dentro la società, dal Presidente ai calciatori, tornerà almeno un po' a sentirsi parte della gente del Toro, comportandosi di conseguenza, ecco, sono convinto che riavremmo... il Toro che tutti vorremmo. Ma innanzitutto bisogna prima ricreare l'unità della gente del Toro che come diceva Don Aldo è un qualcosa che "abbraccia tutti e taglia fuori nessuno". Il buono sta in quella direzione indicataci da lui. La via è volersi bene e mettersi insieme per il bello che ci è stato passato da altri appassionati e che condividiamo e non per la rabbia che i tifosi del Toro si trovano ad avere addosso per i più vari motivi. Da tale atteggiamento scaturirebbe di certo anche l’energia e la determinazione necessaria per cambiare in meglio le cose e le sorti del Club. E come detto, ufficialmente, il Comitato Difesa Toro per questo ha lanciato il suo appello. E Tu tifoso del Toro che sei arrivato alla fine di questo mio articolo, sei disponibile a impegnarti per questo, il 5 dicembre e poi dopo il 5 dicembre e al di là del 5 dicembre, tante, tante e tante altre volte? FVCG!

Avvocato e mediatore civile e commerciale. Socio Fondatore dei Giuristi Granata - Toro Club Marco Filippi, dell'Associazione Curva Primavera per la Fondazione Stadio Filadelfia e dell'Associazione ToroMio. Attuale presidente del Comitato NOIF "Nelle origini il futuro" che unisce a ToroMio associazioni di varie tifoserie italiane nella promozione di una proposta di legge che introduca la partecipazione popolare nel mondo del calcio e dello sport.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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