Athletic Bilbao-Torino, la straordinaria impresa dove nessuno c’era mai riuscito

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Sono passati ben 9 anni dall'impresa basca al San Mames: l'EuroToro di Giampiero Ventura piega l'Athletic Bilbao ed è la prima italiana a vincere nello stadio in cui nessun'altra era riuscita
Simone Napoli

Come un alpinista che passo dopo passo conquista metri per raggiungere la vetta della montagna, 9 anni fa un Torino miracoloso riuscì a compiere un'impresa straordinaria nel nord della penisola iberica, in una terra autonoma dove l'Athletic non è una squadra, è una religione e il suo stadio, il San Mames, il suo tempio. 9 anni fa, sotto una pioggia battente, il Torino europeo di Giampiero Ventura toccò il picco più alto dei granata dal 2000 ad oggi.

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INTRODUZIONE

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Il primo decennio granata fu un mix di altalenanti emozioni: il Toro il 2 settembre 2005 era stato salvato dall'editore Urbano Cairo, il quale in extremis acquistò il Torino dalla Società Civile Campo Torino. In 9 mesi e 9 giorni dal passaggio di proprietà il Torino di Stellone, Rosina, Nicola e soci conquistò di nuovo la promozione in A. Seguirono però stagioni deludenti in cui il Torino non riuscì a imporsi come un tempo nella massima serie: dopo 3 stagioni anonime ma in cui il Toro riuscì comunque a salvarsi, nel maggio 2009 il Toro retrocesse in B e per 3 stagioni di affanni, sacrifici ma anche di contestazioni da parte del tifo granata, il Torino lottò per tornare in A sfiorandola in 2 occasioni e centrandola al terzo tentativo. Dopo la fallimentare gestione Lerda-Papadopulo-Lerda nella stagione 2010-2011, nella stagione successiva il Toro venne consegnato nelle mani sapienti e navigate di Giampiero Ventura che fin da subito dimostra il suo spessore azzerando malumori e perplessità con una partenza talmente forte da trasformare la rabbia della piazza in orgoglio: nonostante diverse avversità e problemi di natura logistica, il Torino di Darmian, Ogbonna, Antenucci e Sgrigna arriva a pari punti con il Pescara di Zeman, Verratti, Insigne e Immobile conquistando meritatamente la promozione in Serie A. Da allora parte la rinascita granata che dal 26 maggio 2012 a tutt'oggi non ha più giocato in Serie B. Il Toro di Ventura entusiasma e piace alla piazza per grinta, orgoglio e gioco espresso: quel 3-5-2 è diventato un marchio di fabbrica del Toro e proprio con quello schema cucito su misura sulla pelle granata, il tecnico genovese riesce a trascinare la squadra fin ad un traguardo inaspettato nel giro di sole 2 stagioni.

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Dopo un campionato in cui i granata prendono le misure con la massima serie, il Toro nella stagione 2013-2014 conquista il settimo posto grazie a un campionato brillante e al di sopra di ogni più rosea aspettativa, trascinato dal duo Immobile-Cerci che insieme mette a segno ben 36 gol, protetti dai vari Glik, Moretti, Darmian, e ispirati da Vives, El Kaddouri e soci. E' un settimo posto che grida vendetta però: nell'ultima partita stagionale al Franchi contro la Fiorentina, i granata non vanno oltre un 2-2 amaro. Con una vittoria i granata avrebbero conquistato l'Europa League sorpassando il Parma all'ultimo respiro, ma Cerci spreca il rigore del 2-3 al 94' facendosi ipnotizzare da Rosati. L'amarezza però dura pochissimo: il Parma infatti a inizio stagione, pensando che mai avrebbe raggiunto un traguardo simile, aveva ritardato dei pagamenti dei suoi tesserati e venne così estromesso dalla Europa League. Anche se non riesce a raggiungerla sul campo, il Toro di Ventura conquista l'Europa e si prepara ad una delle stagioni più lunghe ed esaltanti della sua storia.

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Nonostante l'euforia per il traguardo conquistato, la squadra subisce pesanti modifiche nella sessione di mercato che porta alla partenza della stagione '14-'15: le big europee Borussia Dortmund e Atletico Madrid mettono gli occhi sui gioielli granata Immobile e Cerci e li strappano al Toro per una cifra complessiva che si aggira intorno ai 35 milioni - una cifra effimera se consideriamo i prezzi dei cartellini di adesso. Il Toro perde dunque le sue punte, il Direttore Sportivo Petrachi prova a rimediare riportando in granata Fabio Quagliarella acquistandolo dalla Juventus per una cifra di circa 3,5 milioni, il giovane venezuelano Josef Martinez dallo Young Boys e i veterani Amauri e Barreto. In difesa arrivano il giovane Nikola Maksimovic, che ci mette pochissimo a imporsi fra i titolari, il brasiliano Bruno Peres e il veterano Molinaro. La stagione granata parte prestissimo: la squadra di Ventura, non essendo inserita fra le teste di serie della competizione, scende in campo addirittura il 31 luglio per il terzo turno preliminare contro gli svedesi del Brommapojkarna. I granata sbrigarono facilmente la pratica e tra andata e ritorno firmano un 7-0 finale nel segno di Larrondo (doppietta) e Barreto all'andata, Darmian, Quagliarella, Martinez e l'autogol di Jonsson al ritorno. Qualche camicia sudata di troppo invece nell'ultimo turno preliminare contro i croati del RNK Spalato: all'andata in Croazia i granata sentono il peso della preparazione e non vanno oltre uno 0-0 che tiene tutto aperto per la gara di ritorno all'Olimpico. Davanti a circa 20mila persone, il 28 agosto, il Torino vince di misura 1-0 grazie al rigore segnato da El Kaddouri a metà primo tempo. "Missione compiuta, ma quanta fatica. Il Torino accede ai gironi di Europa League con il minimo sforzo e qualche pericolo di troppo. E' sufficiente un rigore trasformato da El Kaddouri nel primo tempo per riportare i granata in Europa dopo vent'anni di assenza" scrive La Gazzetta dello Sport del 29 agosto 2014. Superato lo scoglio il Toro accede finalmente all'Europa League, l'urna di Nyon lo mette nel girone insieme al Club Brugge, all'HJK Helsinki e al Copenaghen. Il fato mette subito di fronte i granata contro l'ostacolo più duro, il Club Brugge: la gara d'esordio dell'EuroToro di Ventura si gioca in Belgio, nella bolgia dello stadio Jan Breydel. Ventura sceglie Gillet in porta -rientrato dopo la squalifica di 13 mesi per calcioscommesse - Maksimovic, Jansson e Gaston Silva in difesa, Darmian, Benassi, Gazzi, Sanchez Mino e Molinaro a centrocampo, Quagliarella e Amauri in attacco. A supporto della squadra più di 1300 tifosi partono per la volta di Brugge e trascinare il Toro che, al primo assaggio d'Europa, torna a casa con un buon pareggio nel segno del suo numero 1 Gillet, protagonista assoluto con un paio di parate provvidenziali per salvare il risultato. "Il Torino è ancora un cantiere aperto ma il punto di Bruges fa bene al morale, alla classifica europea e al ritrovato Gillet" scrive il giorno dopo La Gazzetta. La prima vittoria è dunque rinviata, ma non si fa attendere molto: il 2 ottobre il Toro gioca la sua prima gara europea all'Olimpico, ospite insidioso il Copenaghen, Ventura ritrova in difesa Glik e Moretti insieme a Maksimovic ma risparmia Quagliarella in attacco, al suo posto Josef Martinez. La gara è tesa, nervosa e a tratti spigolosa, i danesi non mollano un centimetro e la gara resta in bilico fino alla fine, fino al 94' quando Quagliarella regala la prima vittoria in Europa League al Torino: Antonsson trattiene il numero 27 granata in area e concede il penalty ai granata che Quagliarella, glaciale, trasforma facendo esultare i 15mila dell'Olimpico.

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Granata primi nel girone insieme al Brugge, le due squadre continuano a viaggiare a braccetto anche nel turno successivo in cui i belgi vincono contro il Copenaghen mentre i granata trovano il successo contro l'HJK grazie ad un 2-0 nel segno di Molinaro e Amauri. La prima e unica battuta d'arresto arriva nel primo match del ritorno, a Helsinki proprio contro l'HJK: Baah e Moren portano in vantaggio i finlandesi nella ripresa, il solito Quagliarella rende la sconfitta meno amara, ma è quella contro il Brugge la partita da non sbagliare. Alla quinta e penultima partita del girone, ma soprattutto a 3 giorni dal derby, i granata ospitano la copolista del girone, il Club Brugge: Ventura fa riposare Quagliarella, mette mano anche alla difesa mettendo Bovo e Jansson al posto di Maksimovic e Glik ma non subisce l'urto dei nerazzurri. "A tre giorni dal derby con la Juventus, contro il Bruges il Torino dà importanti segnali di vitalità dopo gli ultimi tentennamenti in campionato. La matematica qualificazione alla seconda fase di Europa League non è arrivata, ma solo per merito del portiere degli ospiti Matthew Ryan che ha parato qualsiasi cosa inchiodando il risultato finale sullo 0-0" recita La Repubblica del 27 novembre. Tutto rinviato quindi all'ultimo match in quel di Copenaghen in quella che sarà ricordata come una vera e propria passeggiata da parte dei granata. Nel Torino, in formazione largamente rimaneggiata tra infortuni e indisponibili perché non in lista Uefa, Ventura schiera Bovo in un'inedita posizione da mediano nel 3-5-2 e in attacco lancia i sudamericani Amauri e Josef Martinez che, nonostante il freddo polare e il momentaneo svantaggio casalingo che gela per un attimo i granata, scaldano l'ambiente a suon di gol: la partita finisce 1-5 per il Torino con doppietta di Josef Martinez e gol di Amauri, Darmian e Gaston Silva.

Josef Martinez

Il Toro passa il girone al secondo posto dietro al Brugge per solo un punto e si prepara così ad affrontare i sedicesimi di Europa League: dopo una fase a gironi tutto sommato agevole per i granata, l'urna di Nyon non sorride ai granata che in primavera dovranno affrontare i bachi dell'Athletic Bilbao di Ernesto Valverde che era arrivato terzo nel suo girone di Champions League retrocedendo in Europa League. La squadra basca stava vivendo un periodo di grande ascesa: la generazione d'oro basca sta sfornando giocatori di assoluto livello come Ander Herrera - quell'anno ceduto al Man Utd - Iker Muniain, De Marcos, Iturraspe, i giovani Kepa e Inaki Williams, e il veterano Aritz Aduriz. Una corazzata insomma, in Spagna i colossi Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid faticano tremendamente contro l'Athletic e anche il Torino non avrà vita facile. Superate le fatiche autunnali fra Europa e campionato, anche grazie all'arrivo nel mercato di riparazione di Maxi Lopez, i granata crescono in inverno e dalla gara successiva al passaggio dei gironi contro l'Empoli, infilano 9 risultati utili consecutivi - unico passo falso in Coppa Italia con la Lazio. L'appuntamento con la gara d'andata di Europa League arriva il 19 febbraio 2015 all'Olimpico. L'Athletic Bilbao di Valverde viene accolto da più di 25mila tifosi granata che sugli spalti danno spettacolo caricando i ragazzi di Ventura che per la partita d'andata ha risparmiato ancora una volta Quagliarella facendolo partire dalla panchina: dal primo minuto partono invece Padelli, Maksimovic, Glik e Moretti, a centrocampo Darmian, Benassi, Gazzi, El Kaddouri e Molinaro, in attacco Maxi Lopez condivide gli ultimi 30 metri con Josef Martinez. Di fronte i baschi scendono in campo con un inedito 4-3-3 con il cervello di Benat e Sergio Rico, i muscoli di San Josè in mediana, Muniain inventato falso nueve, sulle fasce Viguera e Inaki Williams - sostituto dell'indisponibile Aduriz. Proprio lo spagnolo naturalizzato ghanese porta in vantaggio i biancorossi al 9': Viguera sfrutta una indecisione di Maksimovic e inventa per Williams che porta in vantaggio gli ospiti. Il Toro si scuote e a suonare la sveglia ci pensa Omar El Kaddouri che con due giocate di rifinitura straordinarie dà il via alla rimonta firmata da Maxi Lopez: al 18' il  marocchino riceve spalle alla porta ma con una magia serve in profondità Moretti col tacco che dal fondo disegna un traversone preciso per l'argentino che come un vero rapace d'area di rigore si fionda sulla sfera e in spaccata firma l'1-1. La rimonta si completa nel primo tempo, ma questa volta El Kaddouri arma il mancino di Darmian sulla corsia di destra e con un cross chirurgico trova l'incornata di Maxi Lopez che svetta in mezzo alla difesa basca e batte per la seconda volta Herrerin sotto la Maratona. Lo stadio impazza, i tifo granata rimbomba e il Toro fiuta l'impresa. Ma a riportare i granata sulla Terra nel secondo tempo, a un quarto d'ora dal traguardo, ci pensa il capitano del Bilbao Gurpegi con un colpo di testa che sorprende Padelli. Delusione è il sentimento che arieggia fra le maglie granata dell'Olimpico. Una delusione che una settimana dopo verrà trasformata in fame e orgoglio.

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LA PARTITA

Torino-Athletic Bilbao
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Il pareggio dell'andata contro l'Athletic aveva lasciato tutto aperto, ma per il passaggio del turno ai granata non basta un pareggio - o meglio basterebbe solo un pari da 3-3 in su - e al San Mames di Bilbao nessuna italiana è riuscita a vincere nella storia. Storia che quindi non sorride al Torino. L'Athletic sembra un ostacolo insormontabile e per il ritorno in casa davanti ai suoi tifosi Valverde non fa calcoli e non risparmia nessun titolare: Gurpegi torna al centro della difesa e Aduriz in attacco, ma per contrastare il Toro opta per un 3-5-2 speculare a quello granata. 3-5-2 quello granata in cui torna Fabio Quagliarella dal primo minuto. Col passaggio del turno apertissimo e la gloria in ballo, il match parte a ritmi forsennati sotto una pioggia battente, nell'arena basca, fino ad allora inespugnabile, gli spagnoli partono fortissimi e sfiorano il vantaggio con un calcio di punizione da distanza siderale di Benat che viene disinnescato dalla manona sinistra di Padelli. Lo squillo biancorosso scuote i granata che, presa confidenza col terreno e i ritmi imposti dagli spagnoli, alzano i giri del motore e il baricentro: il Toro infatti risponde con un tentativo di Quagliarella, bravo ad addomesticare un pallone profondo di Moretti ma non sufficientemente bravo a trovare il bersaglio grosso. Il Toro però tiene testa ai baschi e preme sempre di più trovando al quarto d'ora la palla del vantaggio: Vives, preferito a Benassi, recupera una seconda palla in area spagnola rubando il tempo a Gurpegi che entra in ritardo sul centrocampista atterrandolo nel cuore dell'area di rigore. Per l'arbitro Liany è calcio di rigore: dal dischetto si incarica della battuta Quagliarella che davanti a Herrerin mantiene la freddezza che lo contraddistingue e batte di potenza piegando la mano all'estremo difensore basco. E' euforia Toro. Il vantaggio carica i granata, ma allo stesso tempo scuote i baschi che riprendono a palleggiare con i suoi uomini di maggior qualità: Muniain, Benat, Sergio Rico e soci cominciano a premere mettendo i paletti nella metà campo granata. I minuti passano, il Toro resiste e lotte con le unghie e con i denti, ma cede sul tramonto di primo tempo: Gazzi ferma un tentativo di Williams ma la seconda  palla arriva sui sapienti piedi di Benat che dalla trequarti disegna un arcobaleno per l'inserimento di Iraola alle spalle di Molinaro, l'esterno controlla e con un tocco sotto batte anche Padelli portando il risultato sull'1-1. Lo storico coro dei tifosi baschi "Iribar, Iribar, Iribar es cojonudo. Como Iribar no hay ninguno", tornara a rimbombare nel San Mames per caricare la squadra, ma dopo appena 3 minuti una doccia gelata spegne il fuoco del Bilbao. I biancorossi soffrono sulla fascia destra di Darmian e Vives che per tutto il primo tempo hanno trovato terreo fertile per seminare i frutti raccolti poi nel pieno del recupero: il Toro si riporta in attacco, El Kaddouri rischia di perdere il pallone ma lo tiene vivo per Vives che si allarga sulla destra e imbecca lungo linea Darmian, lasciato completamente solo dalla difesa spagnola, il 36 a testa alta disegna un cross perfetto per Maxi Lopez che per la terza vola in una partita e mezza batte Herrerin. Toro 2, Athletic 1. "Calma" dice Maxi esultando facendo ampi segni con le mani. Calma. Il Toro va a riposo in vantaggio e in questo momento sarebbe qualificato agli ottavi di finale di Europa League.

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Stessa azione del gol di Maxi, stessa porta pochi minuti dopo la ripresa del secondo tempo, l'Athletic avverte subito il Torino con colpo di testa di Williams che si infrange sul palo quando la partita non è finita, anzi è lontanissima dalla fine. Il San Mames assume sempre di più le sembianze di un ring: al rientro dalla pausa lunga infatti i padroni di casa provano a mettere alle corde il Toro schiacciandolo nella sua area e provandolo a battere con le altre occasioni create da Laporte e da Iker Muniain il cui pallonetto viene salvato sulla linea da Moretti. Il Toro è chiuso all'angolo, sembra in riserva di ossigeno ma resiste per un quarto d'ora: al 61' Muniain, il più ispirato dei suoi, riceve palla sulla trequarti e strappa palla al piede, Gazzi rincula troppo lasciando allo spagnolo troppo spazio, spazio che il fantasista sfrutta servendo un pallone visionario che taglia in due la difesa granata a De Marcos che, tutto solo davanti a Padelli, non sbaglia nonostante la deviazione del numero 30 granata. Il San Mames gode, piove, anzi diluvia sul Toro che per la terza volta in due partite si fa rimontare dall'Athletic Bilbao. Sembra una vera doccia fredda, sembra il colpo da KO, ma quando il Toro sembra matato  ecco che si rialza e in men che non si dica rifila a sua volta il KO tecnico che abbatte l'Athletic Bilbao. 66:45 sul cronometro, Molinaro riceve palla sulla sinistra e allarga per El Kaddouri, il 7 indisturbato avanza a testa alta e fa partire un traversone in mezzo all'area. All'inizio del secondo tempo lo stesso traversone aveva incontrato Maxi Lopez il cui doppio tentativo è stato sventato da Exteita prima ed Herrerin poi. Questa volta sul cross, leggermente più lungo, arriva forte come un toro arrembante Matteo Darmian. Il ragazzo scuola Milan che in granata aveva vinto il Pallone Azzurro nel 2014 come miglior italiano dell'anno, arriva di gran carriera e puntualissimo sull'assist del compagno e con un piatto destro chirurgico impatta la sfera incrociando la traiettoria là dove Herrerin non può arrivarci. Il Toro è di nuovo avanti. Il Toro sta vincendo 2-3 al San Mames.

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Questa volta il sorpasso ha un sapore differente: l'ennesima risposta immediata al gol subito da parte dei granata aveva ammutolito il ruggito del San Mames e aveva mandato in tilt la banda di Valverde che nei 20 minuti finali non riesce più a creare reali palle gol neanche con l'assetto super offensivo col 4-2-4: l'assedio finale dell'Athletic è convulso e non porta a nulla, la spia della riserva si accende mentre le speranze basche si spengono. E' anzi il Torino ad avere la palla del poker con il neoentrato Josef Martinez che, servito in profondità da El Kaddouri - forse il migliore in campo in entrambe le partite -, dopo aver saltato Herrerin, col sinistro e in equilibrio precario non riesce a segnare a porta vuota il gol della sicurezza. Poco cambia comunque. Il Torino vince, il Torino gode e Torino esulta. La prima vittoria italiana a Bilbao, dopo 39 anni di tentativi, sette sconfitte e un pari. Successo dell'EuroToro e qualificazione ottenuta agli ottavi di Europa League. Poco importa per come è finita poi, contro i petro-rubli russi dello Zenit. Quella notte di Bilbao, un Toro troppo forte piegò al suo volere il matador espugnando una roccaforte inespugnabile, non per il Torino.

IL TABELLINO

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ATHLETIC BILBAO - TORINO 2-3 (1-2)

Athletic Bilbao: Iago Herrerin, Iraola, Etxeita, Gurpegi (al 41' Inaki Williams), Laporte, De Marcos, Benat (al 71' Susaeta), San José, Rico (al 79' Unai Lopez), Muniain, Aduriz. A disposizione: Iraizoz, Ibai, Viguera, Balenziaga. All.: Valverde.

Torino: Padelli, Darmian, Maksimovic, Glik, Moretti, Molinaro, Vives, Gazzi, El Kaddouri (all'84' Farnerud), Maxi Lopez (al 73' Martinez), Quagliarella. A disposizione: Castellazzi, Bovo, Jansson, Silva, Amauri. All.: Ventura.

Arbitro: Liany (Israele).

Reti: Quagliarella 16' rig. (T), Iraola 43' (A), Maxi Lopez 45' (T), De Marcos 61' (A), Darmian 68' (T).


Spettatori: 44.180 paganti

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