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Best of Bersellini 1 1982/83

Culto / Torna l’appuntamento con la rubrica di Francesco Bugnone: "I granata di Bersellini sono una squadra che iniziava ad ambire nuovamente ad altro, come riprendere il suo posto nei piani alti, ritrovare l’Europa e poi chissà, in un piano,...

Francesco Bugnone

Di Eugenio Bersellini si parla troppo poco. O meglio, si parla soprattutto di QUELLA partita, non so ve la ricordate, tre gol in tre minuti e quaranta secondi ai gobbi, forse ne avete sentito parlare. In realtà, il tecnico emiliano è stato molto di più di una cosa comunque immensa. E’ stato il primo allenatore del Toro di Sergio Rossi, quello che provava a rialzare la testa dopo due stagioni difficilissime come il grigio 1980/81 e il 1981/82 in cui un Toro di giovani, ben guidato da Giacomini, conquistò la salvezza con i denti. I granata di Bersellini sono una squadra che iniziava ad ambire nuovamente ad altro, come riprendere il suo posto nei piani alti, ritrovare l’Europa e poi chissà, in un piano, sulla carta, triennale. Un Torino spesso propositivo, orgoglioso, grintoso, anche se a volte, soprattutto il secondo anno, troppo sprecone. Un Toro comunque che ha in sé i semi di quello che nel 1984/85 arriverà secondo tornando in Uefa.

Un Toro che gioca bene davanti a una Maratona colorata e stupenda, quella del bandierone, quella che guardiamo coi lacrimoni, sia chi l’ha vissuta, per nostalgia, sia chi, per motivi anagrafici non ha potuto farlo e cova il rimpianto. Bersellini arriva a Torino a fine maggio 1982 e, durante la presentazione del nove giugno, racconta di come da ragazzino tifasse Toro e di come sua mamma, appena informata del nuovo incarico, gli avesse ricordato le tante magliette granata cucitegli quando era piccolo. Poi spiega il suo calcio, senza perdersi in troppi fronzoli, perché c’è da lavorare. Tanti giovani che hanno salvato il Toro solo un anno primo stanno andando in prestito. Una cessione è quella che fa più male di tutte: la maglia numero undici non sarà più sulle spalle di Pulici. Ora tocca al campo, bisogna vivere le migliori partite dell’anno 1982/83. Le migliori tranne QUELLA. Perché QUELLA avrà una puntata a parte.

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1^ giornata TORO-AVELLINO 4-1

Il più bel Toro dai tempi dello scudetto, titola il Corriere della sera, ma Bersellini abbassa i toni, dicendo che si poteva fare ancora meglio e che sul 3-0 abbiamo tirato i remi in barca. Sarà, ma i tifosi del Toro sono al settimo cielo, hanno una squadra che fa di nuovo ben sperare, tre nuovi acquisti fra i marcatori (Pato Hernandez, Borghi e Selvaggi) e a rendere ancora più dolce la domenica arriva la notizia della Juventus punita dalla Sampdoria neopromossa. Dopo otto minuti è già festa con Zaccarelli che ruba palla a sinistra e centra basso per Pato Hernandez che trova il primo gol di tutta la serie A e settecento bottiglie di vino abruzzese, premio dell’epoca per l’autore della prima rete del campionato. Il Toro continua: Selvaggi gira di testa sul palo e poi al 45’ c’è il raddoppio di Borghi che, col corpo, mette dentro un centro da destra di Ferri. Nella ripresa arriva il tris, il gol più bello del lotto: splendida verticalizzazione di Pato Hernandez per Dossena, che, sull’uscita di Tacconi, lo evita mandandolo a sinistra e toccando il pallone a destra per poi scaraventare in rete nella porta incustodita. Di Dossena l’assist per Spadino Selvaggi che, con un preciso diagonale, fa 4-0. A 3’ dalla fine un tiro di Limido colpisce Galbiati, s’impenna e vale il punto della bandiera irpino. Essendo l’unico nuovo acquisto a non aver segnato, l’ex viola ha voluto comunque entrare sul tabellino dei marcatori, anche se dalla parte sbagliata.

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6^ giornata TORO-SAMPDORIA 3-0

“Mister, pur di venire in Spagna porterei anche le valigie” “Basta che non porti gli scarpini” La leggenda narra che questo fu il dialogo fra Selvaggi e Bearzot poco prima delle convocazioni peri il mondiale 1982, con il “Vecio” che decide di portare un attaccante sì affidabile, ma meno ingombrante di Pruzzo, come vice di Rossi. E così Spadino, come Dossena, sarà campione del mondo senza scendere in campo. Nel frattempo, passa dal Cagliari al Toro.

Alla vigilia della gara con la Samp, un’altra leggenda narra che Sergio Rossi abbia promesso una cena di tartufi in caso di gol di Selvaggi, reduce da una prova incolore contro l’Inter. L’ex cagliaritano, spronato anche dalla fiducia che Bersellini ha continuato a riporre in lui dopo la gara precedente, decide di fare le cose in grande.

Al 19’, su cross da sinistra di Beruatto, Selvaggi controlla facendo fuori il diretto marcatore e supera Bistazzoni in uscita con tocco morbido e preciso. Al 45’, su altro traversone di Beruatto, Spadino è pronto ad approfittare della goffa smanacciava del portiere doriano. Al 50’, su magnifico centro da sinistra di Dossena, Selvaggi è nuovamente pronto alla deviazione vincente. Tripletta, momentanea vetta nella classifica marcatori, Toro che torna al successo dando spettacolo dopo quattro pareggi consecutivi ed è secondo dietro la Roma. Si può sorridere.

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13^ giornata TORO-ASCOLI 2-0

Due mesi senza vittorie, tre sconfitte consecutive e addirittura 420 minuti senza gol: con questo macigno addosso il Toro affronta in casa l’Ascoli. Se Bersellini predica calma dopo le grandi vittorie, infonde fiducia dopo le sconfitte. La partita è delicata, il Toro non deve preoccuparsi troppo di convincere, ma più di vincere. Contro l’arcigno Ascoli di Mazzone, una volta bloccato l’estro di Novellino, non può fare altro e le reti arrivano al termine delle due frazioni con i suoi attaccanti. Al 45’, su angolo di Hernandez, Beruatto prolunga per Selvaggi che realizza di testa e ha un piccolo gestori stizza verso la curva. All’86’ Bertoneri, poco impiegato nonostante la grande stagione precedente, e Hernandez duettano. Sembra che l’argentino carichi il tiro, ma in realtà vede col terzo occhio il liberissimo Borghi e lo serve. Controllo e sventola in rete, per un buon Natale granata. Piccola digressione: non è che si fu troppo severi ai tempi con Hernandez? Forse l’etichetta di vice Maradona era troppo pesante, certo, per chi non lo sarebbe. Però è sempre nelle azioni importanti, ottimo piede, discreto numero di gol. Non ci rendevamo ancora conto di cosa sarebbe arrivato decenni dopo.

14^ giornata PISA-TORO 0-1

La prima vittoria esterna granata arriva il giorno dell’ultima trasferta del girone d’andata dopo una gara discretamente calda, in cui il Pisa propone uno sterile predominio territoriale e il Toro crea le occasioni di rimessa, complici i piedi felici di Dossena e Hernandez. Bersellini si gode l’importante successo in tribuna, squalificato, ma attorniato da ben diciassette amici di Borgotaro a fare da cordone protettivo. Nel primo tempo è Selvaggi, smarcato da Dossena, a mangiarsi un gol fatto, nella ripresa le occasioni migliori sono per Borghi e per il “Dos”, poi, a una decina di minuti dal termine, Salvadori lancia Selvaggi che, di testa, scavalca il diretto marcatore e trova una prateria fra sé e Mannini, battuto con un preciso diagonale. Finale caliente negli spogliatoi con Anconetani che insulta chiunque gli capiti a tiro per un presunto rigore negato (mani di Salvadori in mischia, le immagini non chiariscono), ma gli urlacci passano, le vittorie restano e i granata sono quinti insieme all’Udinese a quota 15.

20^ giornata INTER-TORO 1-3

Il 20 febbraio 1983 arriva la vittoria più prestigiosa dell’anno, che verrà superata soltanto da QUELLA partita, QUELLA, ma adesso non ne parliamo, perché c’è questa e questa è una vittoria meravigliosa, sia perché non si vince così di frequente nella San Siro nerazzurra, sia per il modo netto, inequivocabile, quasi stretto. Bersellini compie la più classica delle vendette degli ex, dando all’Inter una vera e propria lezione, e il Toro è appaiato all’Udinese a due punti dalla zona Europa. Il mister ha detto ai suoi di giocare come sanno, veloci e con cambi di gioco. Il colpo di testa di Torrisi respinto sulla traversa al 7’ è il primo avviso. Al 28’ Borghi va in cielo su centro da destra di Van de Korput e trova il “sette” per il vantaggio. L’Inter ha l’unico barlume di reazione della gara poco dopo, ma Terraneo deve compiere un (grande) intervento solo sulla punizione di Bagni. Nella ripresa i granata riprendono a dare spettacolo, inveiscono contro la sorte quando il palo respinge la punizione di Hernandez ed esultano quando, al 71’, Borghi pesca in area Selvaggi che è abilissimo nel controllo e preciso nel diagonale per il raddoppio. L’Inter imbocca la via dello psicodramma quando, a dieci minuti dalla fine, Bergamo concede un dubbio rigore per fallo di Zaccarelli su Bagni. Prima tentativo di Altobelli: gol. L’arbitro fa ripetere, perché Spillo aveva interrotto la rincorsa. Secondo tentativo di Altobelli: fuori. L’arbitro fa ripetere, perché Terraneo si era mosso prima. Terzo tentativo di Altobelli: Terraneo para. Paolo Rossi avrebbe potuto scrivere un monologo teatrale anche per questo. All’89’, perfettamente lanciato da Borghi, Torrisi evita Bordon e realizza praticamente dalla linea di fondo il 3-0. In pieno recupero altro rigore per l’Inter per fallo di Ezio Rossi su Altobelli e stavolta il gol della bandiera arriva. Tre gol, due pali (anche se, con una grottesca dichiarazione, il presidente interista Fraizzoli dirà di averne visto solo uno, “voi giornalisti esagerate sempre”) e miglior partita stagionale. Certo, c’è QUELLA, ma lì andiamo nel metafisico.

22^ giornata TORO-CAGLIARI 3-2

Tre reti in sette minuti, così il Toro rimonta il vantaggio di Marchetti e regola il Cagliari. Tre reti in sette minuti, come se fosse un piccolo allenamento in vista delle tre reti in tre minuti e quaranta che il Toro segnerà in QUELLA partita. Bersellini deve fare a meno di Hernandez, squalificato, e rispolvera Bertoneri che risponde con una gran prova. Dopo 3’, però, i sardi allenati dall’amato Giagnoni provano a spaventarci col gol di Marchetti, che salta Galbiati e gela Terraneo di sinistro. Il Toro reagisce subito, bello e determinato come a San Siro: terzini che spingono, piedi buoni in mezzo, punte che davanti fanno movimento e, soprattutto, fanno gol. Al 10’ Van de Korput vola a destra e centra dal fondo e per Selvaggi che pareggia di testa. Al 15’ Torrisi converge da destra e ribalta la situazione con un secco sinistro. 2’ dopo sempre Torrisi, pescato da Bertoneri, supera Malizia con un meraviglioso tiro al volo di destro, come se sapesse fare solo gol belli e infatti un gol bello lo farà anche in QUELLA partita, proprio bello, ma bello bello. Il numero sette granata festeggia con una capriola, giusto per aggiungere ancora un po’ di spettacolo in più. Grande momento di balistica anche quando Selvaggi centra due volte la traversa con lo stesso colpo di testa. Nella ripresa il Cagliari la riapre su rigore con Piras al 47’, Terraneo fa buona guardia in un paio di occasioni e i granata portano a casa altri due punti.

24^ giornata TORO-FIORENTINA 2-0

Storia di una goleada mancata. Il Toro di Bersellini sembra nel suo miglior momento di forma, gioca bene, appaga i tifosi che, addirittura possono lamentarsi di aver visto meno gol di quanto meritassimo, vista la serie impressionante di opportunità costruite e anche un paio di rigori negati. Il Sergente di ferro dice che questo Toro infiammerebbe anche un tifoso svedese e ha ragione. Le reti: al 13’ Dossena lancia a destra Hernandez che crossa dal fondo, Selvaggi manca la deviazione aerea perché atterrato, ma Beruatto, di testa, non perdona. Al 45’ il lungo traversone da destra di Van de Korput pesca Torrisi smarcato sul secondo palo, controllo e tiro respinto da Galli, rimpallo con un difensore e rete di rapina di Borghi. Nel finale di gara si segnala il palo di un giovane Comi. E’ un bel Toro che supera i viola anche in classifica e sogna l’Europa. La domenica successiva ci sarà QUELLA partita, ma ne parleremo un’altra volta. Tra un paio di settimane.

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Purtroppo, dopo QUELLA partita, il Toro invece di volare calerà e chiuderà la stagione col misero bottino di un punto in cinque partite che farà sfumare i sogni europei. In coppa Italia una qualificazione buttata in semifinale contro il Verona completerà l’amaro in bocca, ma la prima stagione di Bersellini è tutto’altro che negativa. Toro sì ottavo, ma mai coinvolto neanche lontanamente in zona retrocessione e totalmente all’altezza davanti alle squadre più blasonate. Ci sono bei ricordi, si è costruito bene. L’anno successivo si potrà fare ancora meglio.

Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (o meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l’eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentinie…Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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