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CULTO

La grande illusione parte 2: giornate 17-42

De Biasi sulla panchina del Torino

La stanchezza, la crisi, la resurrezione e un finale poco chiaro: il Toro di De Biasi chiude al terzo posto e si appresta a giocare i playoff. Culto ci racconta il cammino dalle ultime battute del girone d'andata fino alla quarantaduesima giornata. I

Francesco Bugnone

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La stanchezza entra piano piano nelle gambe granata. Non arriva di colpo, non si capisce subito. Per esempio ad Avellino, dove perdiamo per un gol in avvio di Danilevicius, Cecere compie diverse grosse parate, Muzzi coglie un palo allo scadere, ma non siamo stati lucidi come al solito, nonostante il pareggio ci potesse stare eccome. Anche con la Triestina si soffre. Il giorno del novantanovesimo compleanno granata inizia col secondo anello lasciato vuoto in avvio per solidarietà agli ultras arrestati per i fatti della turbolenta estate: il rumore della folla che entra a “sciopero” finito resta una musica dolcissima. Contro i giuliani, decimati, il Toro ci mette l’astuzia: il tocco rapinoso di Muzzi nel primo tempo e il diagonale chirurgico nella ripresa di Rosina, lanciato da punizione battuta a sorpresa da Stellone, valgono il 2-0, ma nel finale sono brividi veri quando Tulli la riapre. Nulla di particolare, ma è una sofferenza diversa da quella di altre partite.

A Rimini paghiamo una delle poche giornate storte di Oscar Brevi che provoca il rigore del vantaggio di D’Angelo, quindi, con un avventato retropassaggio, di fatto provoca il 2-1 di Ricchiuti nel finale. In mezzo lo splendido pareggio di Raffaele Longo con un destro all’incrocio su assist di Stellone, bravissimo a destreggiarsi fra due avversari. Il big match col Brescia inizia col Toro a tamburo battente, ma poi si complica ancora. Una punizione di Strada a fine frazione ci porta sotto, ma una splendida deviazione volante di De Sousa, su lunga punizione di Orfei, regala un pareggio preziosissimo. Il colmo per l’ex laziale è che lo speaker assegni il suo primo e unico centro granata a Raffaele Longo (e infatti, dalle prime immagini la rete sembra dell’ex napoletano, ma dall’alto si capisce come la prodezza sia effettivamente di Claudio). Al di là di questo, siamo stanchi. La partita che chiude il girone d’andata con la Cremonese è uno snodo fondamentale: non importa che si giochi contro la Cenerentola del campionato, bisogna vincere a tutti i costi, assorbendo anche l’assenza di Stellone, espulso nel finale contro i lombardi, per poi riposarsi nella sosta invernale in attesa dei rinforzi promessi. Allo “Zini” il Toro, come si dice in gergo, sa soffrire. Parte coperto, inserisce chi può accendere le punte a metà ripresa e colpisce al 72’. L’assist di Gentile è delizioso, la finalizzazione di Fantini ,che s’inserisce come una freccia fra i difensori avversari, controlla e gira in rete con un preciso diagonale, è ancora una volta perfetta. A meno di 10’ dalla fine Martinelli viene espulso per fallo da ultimo uomo su Marchesetti e sulla punizione di Carparelli un volo da campione di Taibi evita il gol dell’ex. Il Toro è terzo, a un punto dal Catania secondo e a tre dal Mantova capolista che, il giorno dopo, cadrà a Pescara. La gioia dopo il gol partita e al 90’ la dice lunga su quanto contasse. Sarà un buon Natale. I rinforzi arrivano. Subito un poker: Melara in difesa, Gallo in regia, il centrocampista offensivo Ferrarese e il campione d’Europa Zizis Vryzas per l’attacco. A loro si aggiungeranno successivamente Nikola Lazetic (esterno, sulla carta un lusso per la B) ed Elvis Abbruscato. L’inizio del ritorno è bruttino: sì, proprio il neoacquisto Melara pareggia in mischia la beffarda punizione di Jadid, ma il Toro gioca male e l’1-1 interno ne è il risultato conseguente. La crisi sembrerebbe morire sul nascere a Bari quando una saetta dal limite di Fantini e un meraviglioso tocco di destro di Rosina dopo un largo triangolo con Edusei ci porta sul 2-0 a 10’ dalla fine. Una doppietta di Pagano, però, rovina tutto. Va ancora peggio nell’infrasettimanale contro l’Arezzo: il rigore di Rosina non evita l’unica sconfitta interna stagionale. Il punticino contro l’Albinoleffe è un pannicello caldo e nulla più.

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Contro l’Atalanta di Colantuono il Toro avrebbe l’occasione per un successo prestigioso  e per l’atteso rilancio. Il primo tempo sembra riproporre i granata del passato. Il rigore di Rosina ci fa chiudere la frazione in vantaggio, un vantaggio persino stretto. Nella ripresa, però, l’uragano Ventola si abbatte sul Toro con l’ex barese che pareggia di tacco e si procura e trasforma il rigore del 2-1 nel giro di 5’. Poi l’Atalanta resta di colpo in nove: Rivalta si becca il rosso dopo una rissa e lo stesso Ventola viene cacciato da Farina per proteste dopo un fallo su Orfei. Undici contro nove il Toro pareggia con un magnifico sinistro a giro di Rosina, che lentamente sta prendendo in mano la squadra, ma il gol vittoria non arriva, anche perché, allo scadere, Calderoni salva il risultato su Ferrarese. A Crotone neanche il tempo di esultare per la punizione capolavoro di Rosina che Pellè pareggia sugli sviluppi di un angolo. A Vicenza arriva un’altra sconfitta: il rigore dell’ex di Benny Carbone viene pareggiato da Longo con un tiro maligno sfiorato da Sterchele, ma Sgrigna segna immediatamente il 2-1. Cavalli sembra chiuderla nella ripresa, ma un’altra punizione capolavoro di Rosina accorcia le distanze e un salvataggio sulla linea di Pesoli evita il 3-3 di Abbruscato. Il Toro recrimina anche per un paio di situazioni scabrose in area ignorate da Banti, giusto per non farsi mancare nulla. L’incubo di un 2006 senza vittorie finisce contro il Catanzaro che sta vivendo uno dei pochi periodi positivi dell’anno. Il 2-0 arriva soffrendo parecchio. Ci deve pensare il capitano: Oscar Brevi accarezza perfettamente la punizione di Rosina al 74’, poi Abbruscato trova la prima gioia in granata di testa su perfetto cross di Ferrarese da sinistra a pochi minuti dal termine. La crisi però non è finita, anche se ora sembra più di risultati che non di gioco. A Bologna paghiamo la tassa del gol dell’ex Marazzina (un astuto colpo di testa), ma una splendida girata aerea di Stellone, su perfetto cross di Edusei, sorprende Pagliuca e vale l’1-1. Contro la Ternana il Toro segna subito con Rosina, innescato da un delizioso filtrante di Fantini, e spreca l’inverosimile, punito dal gol di Russo a 10’ dalla fine, praticamente al primo tiro in porta degli umbri. Sebbene immeritato per gli ospiti, il pari scatena i fischi della tifoseria granata. Durante un allenamento successivo apparirà addirittura uno striscione con scritto “De Biasi vattene” che da lì a poco cadrà, chi dice per una pallonata volontaria di Muzzi, chi dice per il vento, che forse, in quel momento, ne sa più di noi su come finirà.

A Piacenza il Toro reagisce, nonostante le assenze di Balestri e Ardito, stradomina e stramerita, però perde. Sembra uno scherzo guardando l’andamento della gara, ma è così. Partiamo forte. Abbruscato prima sbaglia sottomisura su assist di Muzzi, andato via di forza sulla sinistra, poi libera in area Gallo che trova un grande Cassano sulla sua strada. Ed è proprio di Gallo la spinta su Sardo che vale il rigore per il Piacenza. Mentre l’inquadratura di Novantesimo Minuto regalerà l’immagine inqualificabile di un (mi autocensuro) sugli spalti che fa il gesto dell’aeroplano, la palla va sul dischetto e Cacia trasforma. Subito dopo Abbruscato, su centro di Gallo, colpisce la traversa di testa: sembra uno scherzo. Nella ripresa Bocchetti coglie l’esterno del palo da distanza ravvicinata, poi riprende il nostro monologo: come Abbruscato riesca a non sfruttare il traversone di un finalmente vivo Lazetic né col gol né con l’assist, resta un mistero. Melara trova la punta delle dita di Cassano tra sé e il gol, Muzzi sbaglia due ghiotte opportunità da distanza ravvicinata. Il Toro perde e, per la prima volta nell’anno, è fuori dalla zona playoff. Finisce così? Siamo crollati sul più bello? Dobbiamo smettere di sognare? La risposta è no. Cairo resiste alla tentazione di esonerare De Biasi (anche questo illusorio, col senno di poi), Lazetic ricomincia a fare quello per cui era noto in A, seppur con qualche espulsione di troppo, Gallo idem, gli altri acquisti lo stesso. Nuovi innesti e vecchia guardia si fondono e diventano qualcosa anche di migliore del Toro di inizio campionato. Una Squadra, un Toro vero. Il primo atto della risalita, guarda caso, è proprio contro la squadra con cui, di lì a qualche mese, ci sarà l’apoteosi. “Quel” Toro-Mantova, parte da un altro Toro-Mantova, meno noto forse, ma ugualmente importante e anticipatore delle cose che verranno. E’ quasi primavera, ma il pomeriggio è grigio. I virgiliani sono in un momento di calo, il “Lottate” che appare nella bella coreografia della Maratona è segno che tutti siamo sintonizzati sul fatto che sia davvero il momento della possibile svolta. Le ruggini dell’andata entrano negli ingranaggi della partita: sono botte. Nel recupero del primo tempo il troppo nervosismo in campo costringe Tombolini ad ammonire Muzzi e Mezzanotti, solo che per l’ex capitano della nostra Primavera è il secondo giallo. L’inferiorità numerica non fa bene a Graziani che, tornando negli spogliatoi, bisticcia con tutti. Al 51’ Nicola centra perfettamente per Muzzi che, con uno splendido colpo di testa, fa finire un incubo: tutti a esultare da De Biasi, a testimonianza di come la squadra sia con lui, ma la gioia fa brutti scherzi, perché Muzzi si toglie la maglia e si becca il secondo giallo. Trascinato da Ferrarese, in formato brasiliano, il Toro non fa una piega davanti alla ritrovata parità numerica ed è proprio il numero dieci a chiudere la gara, avviando l’azione che porta al tiro Abbruscato e poi diventando il più lesto a ribadire in rete la respinta di Bellodi. 2-0, siamo ancora in piedi. “Stanotte ho sognato che avremmo vinto 2-0. Ma un gol lo segnava Rosina e l’altro lo segnavo io”. Le risate accolgono le parole di Cairo in sala stampa: non sappiamo ancora che faranno parte dell’abitudine di farsi vivo ad autopromuoversi ogni volta che le cose sembrano mettersi bene o almeno non disastrosamente. Siamo sempre nella grande illusione, non roviniamo il ricordo con ciò che verrà dopo. Se quella col Mantova è stata la partita per dimostrare di essere ancora vivi, a Cesena, nell’anticipo del venerdì sera, si gioca per tornare prepotentemente in zona playoff e la gara si rivelerà ancora più importante della precedente. Il Toro tiene bene il campo in quello che è, a tutti gli effetti, uno scontro diretto, si vede annullare un gol di Abbruscato per fuorigioco da chiarire in avvio, ma poi al 58’ va sotto per un rigore generoso concesso ai romagnoli (contatto Melara-Papa Waigo) trasformato da Salvetti. Passano 5’ e, su una punizione perfetta pennellata da Gallo, Nicola si inserisce alla perfezione di testa e mandando il pallone a fil di palo in una sorta di anticipazione di quello che sarà l’11 giugno 2006. Non si può mai stare tranquilli, però, perché 2’ dopo Lazetic commette un ingenuo fallo di mano e Rodomonti lo espelle per doppia ammonizione, però a quel punto succede una cosa che fa capire come gli dei del calcio siano dalla parte giusta. De Biasi richiama Vryzas e inserisce Luigi Martinelli, lasciando Abbruscato, autore di una prova pazzesca, unica punta. Al 70’ Elvis spizza di testa uno spiovente dall’ sinistra e sulla sfera piomba proprio Martinelli che approfitta di una distrazione difensiva romagnola. L’ex senese prima si comporta da difensore, visto che il controllo di ginocchio gli termina praticamente in faccia, poi, quando la palla rimane lì, diventa il più rapace degli attaccanti e realizza di testa il 2-1. Lo striscione cesenate “Il Toro è nell’arena, adesso matiamolo” può tornare dove merita. Abbiamo vinto con il gol di due reduci da un infortunio che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo, in rimonta, fuori casa, con una splendida Maratona itinerante. “Si va in campo l’uno per l’altro. Davanti a questa gente non si può non pensare al grande obiettivo”. Parole e musica del match winner. Torniamo in zona playoff, siamo quinti.

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Trentunomila spettatori ringhianti sono sugli spalti per Toro-Catania che può essere addirittura la partita in cui si può ricominciare a sognare la promozione diretta visto che, in caso di successo, si andrebbe a meno sei dagli etnei secondi in classifica. Il beffardo vantaggio di De Zerbi, favorito dal velo di Spinesi, non lo patiamo neanche visto che, poco dopo, Abbruscato brutalizza con un numero da centravanti di razza il malcapitato Bianco e pareggia. Allo scadere di un secondo tempo a senso unico, Paparesta, che fin lì ci aveva fatto disperare, fischia un rigore per fallo di Sottil sul solito Abbruscato. La porta dalla Maratona sembra minuscola, Rosina calcia il rigore più piccolo del mondo, Pantanelli si allunga completamente, ma la palla entra nell’unica porzione di porta lasciata libera facendoci esplodere. Com’è lontana la crisi. La sconfitta 2-1 col Modena è solo una battuta d’arresto in un cammino lastricato di vittorie (da rimarcare, comunque, il bel gol di Abbruscato smarcato da un colpo di testa di Stellone). Dalla rete di Asamoah Gyan allo scadere alla fine del campionato, Taibi non dovrà più raccogliere alcun pallone nel sacco. A Verona decide una bellissima zuccata di Stellone su cross al bacio di Lazetic. L’assedio in casa contro l’Avellino si risolve 20’ dalla fine con un altro colpo di testa, stavolta di Melara, su perfetta punizione del solito Gallo. A Trieste Stellone fa doppietta nella ripresa, prima deviando in rete un perfetto centro rasoterra di Muzzi e poi con un preciso rasoterra mancino su assist di Lazetic. La classifica dice Atalanta 77 Catania 69 Toro 67 Mantova 64 Modena, Arezzo e Cesena 60. Toro praticamente ai playoff, quindi, ma soprattutto a due punti dalla promozione diretta. Impensabile un mese e mezzo prima. Contro il Rimini la partita è qualcosa di metafisico. Quello che succede in campo passa quasi in secondo piano con la zampata vincente di Rosina prima di salutare per andare a giocare gli Europei Under 21. Anche quello sugli altri campi passa in secondo piano col Catania che vince e il Mantova che pareggia, permettendo ai granata di restare a meno due dalla A diretta e di rafforzare il terzo posto (più cinque!) ottimo in ottica playoff. Quello che è in primo piano riguarda l’altra parte del Po. La curva urla “serie B, serie B”, si inizia a cantare “Tutta l’Italia lo sa” sulle note di “Maledetta Primavera”, spuntano striscioni ovunque. E’ scoppiata Calciopoli, la Juventus rischia la retrocessione fra i cadetti con noi che siamo vicini alla promozione. Un anno prima fallivamo e l nostro cosiddetto capitano andava da loro col cadavere del Toro ancora caldo. Ora è come un sogno, potrebbe succedere quello che avevamo solo sperato senza alcun appiglio logico.

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Come sempre, a questo punto, iniziano le stronzate. Si legge in giro che in A ci andremo a prescindere, che ci ripescheranno. La squadra, per fortuna, resta concentrata sul campo: si va a Brescia, fa caldo in campo e altrettanto sugli spalti. Nel frattempo, il Catania gioca col Catanzaro già retrocesso: lo fa sul neutro di Lecce per motivi di ordine pubblico vista la grande affluenza di tifosi attesi in Calabria e che, secondo il prefetto, il “Ceravolo” non era in grado di accogliere. Una buffonata che concede un ulteriore vantaggio agli etnei, forse per motivi di ordini pubblico sarebbero potuti partire da 2-0, che volete che sia. Una buffonata come ne abbiamo viste e vedremo ancora tante nelle frequentazioni cadette (vedi la vicenda Padova-Toro del 2011/2012). Il Catania vincerà 3-1, ma noi non molliamo. Il Brescia, che dal cambio in panchina Maran-Zeman ha peggiorato la sua situazione, è all’ultima chiamata per i playoff. Gara tesissima, Lazetic sbaglia ad applaudire l’arbitro e lascia il Toro in dieci, ma Zoboli sbaglia più forte e un suo retropassaggio sbilenco lancia Abbruscato che si fionda sulla sfera, supera il portiere e insacca per poi correre sotto il settore ospiti pieno come un uovo, come d’abitudine. E’ il gol partita. Nell’ultima giornata il Toro affronterà in casa la già retrocessa Cremonese e il Catania ospita l’Albinoleffe di Mondonico a cui serve un successo per evitare i playout. Se il Toro vincesse e i siciliani non facessero altrettanto, in A andremmo noi. Contro i grigiorossi Vryzas è grande protagonista. Dopo pochissimi istanti si rende protagonista di uno dei rigori peggio calciati nella storia, poi rimedia al 7’ e al 36’, di testa e di piede, sempre su perfetto assist di Music da sinistra. La gara vera, però, si gioca con l’orecchio alle radioline: al 10’ si diffonde la notizia stile Italia che vince 21-0 durante la Corazzata Kotiomkin del Secondo Tragico Fantozzi di un vantaggio dell’Albinoleffe, quindi al 15’ segna Spinesi e a fine frazione l’Albino segna sul serio con Russo. L’intervallo lo passiamo in serie A, ma l’intervallo dell’Albinoleffe è molto meno tranquillo. Basta cercare le parole dell’attaccante Bonazzi in rete e leggere dei modi in cui si è cercato di far capire come fosse meglio per i seriani giocare i playout invece di cercare altro o della gente che bazzicava a bordo campo senza titolo per essere lì. Il Toro ne prende atto, chiude la gara triplicando con una magnifica punizione di Vailatti allo scadere (a proposito di grandi illusioni, quanti rimpianti anche su questo giocatore) e si appresta a giocare i playoff. Per vincerli. Anche se si capirà presto che di facile, per noi, non c’è mai nulla.

(Continua)

Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (o meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l’eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e…Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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