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Dazn/Tim e il calcio: è complotto?

Dazn/Tim e il calcio: è complotto?

Torna Loquor, la rubrica di Carmelo Pennisi: sotto i riflettori l'assegnazione dei diritti televisivi della Serie A a Dazn e Tim

Carmelo Pennisi

“Io so. Ma non ho le prove”

Pier Paolo Pasolini

 

È singolare il destino di Bruto, che Dante Alighieri confina da traditore nel XXXIV canto dell’Inferno (Bruto è situato in prossimità di Giuda Iscariota) e che invece William Shakespeare colloca quasi, al netto dell’orazione funebre di Marco Antonio, come eroe della libertà. “E tuttavia Bruto è un uomo d’onore”,  osserva Marco Antonio in modo sibillino e ambiguo davanti ai cittadini romani attoniti davanti all’omicidio di Giulio Cesare appena compiuto. Bruto ha portato a termine una delle cospirazioni più note della storia, non ha ucciso semplicemente un uomo, ha posto fine ad uno dei motivi fondanti del divenire di Roma . La grandezza dell’ingegno e della prosa di Shakespeare mettono in scena la fenomenologia dell’apparente contraddizione di fronte ad un serio accadimento di rilevanza pubblica, assegnando così  dignità fondamentale all’idea di complotto, che da sempre si fonda su ogni tipo di contraddizione presente in ogni vicenda umana(persino il Vangelo ne è segno). Nello scorrere delle ultime vicende del calcio la nostra osservazione dovrebbe dare rilevanza ai diritti del calcio della Serie A assegnati sorprendentemente a Dazn/TIM.

Si è di fronte alla cronaca di un disastro annunciato, sia per i sottoscrittori degli abbonamenti, che per i ricavi dei gestori dei diritti, pericolosamente scarni rispetto al volume dell’investimento (2,4 miliardi di euro in tre anni, di cui un miliardo saranno a carico di TIM). In un Paese dove un’indagine Istat ha stabilito come il 70,6% di famiglie di soli anziani non ha un computer o un tablet in casa, e dove il 38,8 di famiglie nel complesso non ha nulla a che fare con i mezzi informatici(nel Mezzogiorno la percentuale sale al 40%), si è pensato bene di affidare lo sport più seguito dagli italiani ad una piattaforma distributore di contenuti esclusivamente via modem. Sembra di trovarsi davanti ad un curioso scherzo, ad una voglia di farsi beffe di una platea di persone, gli italiani, che da più di un secolo hanno messo il calcio al centro dell’attenzione della loro vita.

Un turbinio di considerazioni viene su in modo spontaneo; vien da chiedersi, ad esempio, come non si sia tenuto presente la condizione sociale di un Paese dove, per nostra fortuna, si riscontra un alto numero di anziani, notoriamente poco inclini all’utilizzo dell’informatica e addirittura in grandi difficoltà ad utilizzare uno smartphone. E’ incomprensibile, da parte della Lega A, aver creato  condizioni di oggettivo disagio ad una fascia di pubblico che, al contrario della famosa “Generazione Z”, il calcio vorrebbero continuarlo a seguirlo con la stessa passione del tempo in cui essi stessi erano la “Generazione Z”. Affidandosi esclusivamente alla rete telefonica per distribuirlo, inoltre, si è scelto deliberatamente di ignorare l’affermazione di Vittorio Colao, attuale Ministro per l’Innovazione Tecnologica, che sancisce la certezza(la speranza?) di “vedere cablata l’Italia entro il 2026”. Il punto di vista autorevole di Colao racconta ancora una volta uno dei problemi atavici del nostro Paese, ovvero il gravissimo ritardo sulla posa della “fibra ottica” su tutto il territorio nazionale, foriero di danni al nostro PIL(Prodotto Interno Lordo). Non avere a disposizione una vera fibra ottica, vuol dire avere enormi problemi tecnici nel ricevere perfettamente il segnale di una partita di calcio catturato attraverso il modem di casa, come molti tifosi hanno tristemente preso atto in questa prima parte di campionato. Ma “Dazn e Tim sono persone d’onore”, si sarebbe affrettato a puntualizzare Marco Antonio, aggiungendo subito dopo un “però” apripista di qualche distinguo importante.

Non esiste una bacchetta magica in grado di risolvere prima del 2026 il deficit strutturale della nostra fibra ottica, e anche se si risolvesse istantaneamente il problema rimarrebbe aperta la questione dell’analfabetismo informatico e tecnologico presente in larghe fasce sociali di nostri connazionali. Per 90 milioni in più (750 milioni è stata l’offerta di Sky, 840 quella del duo Dazn/TIM) si è mandato a ramengo il concetto di calcio come “bene comune”, scegliendo la via di rafforzare TIM, attraverso lo sport più amato, nella sua corsa di dominatore del mercato della telefonia del Bel Paese. Ma all’improvviso c’è stato un brusco risveglio, e TIM (dopo aver provato a scaricare sui server di Dazn la responsabilità dei problemi tecnici) si è accorta come l’investimento fatto sul calcio non stia dando i ricavi economici sperati e stia, anzi, mettendo ancora più in cattiva luce tutta la gestione del suo attuale amministratore delegato, Luigi Gubitosi. Sembrerebbe essere davanti ad un clamoroso autogol, ad una miopia di valutazione del mercato televisivo del calcio da far apparire gli analisti e gli advisor a libro paga di Dazn e TIM degli sconsiderati dilettanti allo sbaraglio. Ma siamo davvero di fronte a dei dilettanti? E’ credibile un Luigi Gubitosi completamente cieco di fronte al rischio di un’operazione che sta buttando un altro miliardo e passa di investimenti nel calderone dei 24 miliardi di debiti di Tim? Veramente nessuno ha fatto una “due diligence” tecnico/sociale prima di buttarsi in un investimento triennale da tre miliardi di euro? Comincio a pensare sia troppo semplice, esageratamente semplice scaricare tutto su marchiani errori di valutazione.

Come sarebbe semplicistico, e anche retorico, ritenere l’omicidio di Giulio Cesare un inno alla difesa della libertà, tesi alla quale probabilmente credeva solo Bruto. Invidia, rancori e ambizioni personali, ricerca di un nuovo assetto politico(cosa poi avvenuta con la fine della Repubblica per mano di Ottaviano Augusto), sono state alla base dell’omicidio del più grande condottiero della storia di Roma. I grandi cambiamenti avvengono sempre dopo preoccupanti crisi venute sconvolgere l’equilibrio del “sentiment” della pubblica opinione; fu l’iperinflazione della “Repubblica di Weimar”, ad esempio, ad aprire la via dell’ascesa al potere del Nazionalsocialismo in Germania nel 1933. Se si guarda al passato la tentazione di diventare complottasti è forte, quasi un richiamo irresistibile. Abbracciando l’ipotesi di complotto, è difficile non rimanere stupiti di fronte alla tempestività del fondo americano “Kkr” di provare a portarsi a casa il 100% della proprietà di TIM, attraverso un’Offerta Pubblica d’Acquisto amichevole, proprio nel momento in cui l’azienda è nell’occhio del ciclone del flop dell’affare calcio. Una offerta che ha trovato subito un altro tempestivo, ed assai inusuale per la politica italiana, parere favorevole da parte del Governo Italiano presieduto da Mario Draghi, che sulla privatizzazione, avvenuta alla fine degli anni 90, di quella che fu una delle compagnie di telecomunicazioni più importanti del mondo, avrebbe molto da dire.

La sensazione, sempre seguendo la strada del più tenace complottismo, è quella di aver utilizzato la grande presa mediatica del calcio sulla parte della pubblica opinione meno accorta, per aprire la strada al “salvatore della patria” della fibra ottica nei panni del fondo “Kkr”. Nella logica del complotto, inoltre, è assai sospetto l’attacco furioso portato avanti dalla maggior parte della stampa nostrana a Vincent Bollorè, attuale primo azionista di TIM attraverso “Vivendi”, reo di appoggiare Eric Zemmour, autentica icona della destra intellettuale francese, per la prossima corsa all’Eliseo nel 2022. E quando “DagoSpia” invita Mario Draghi a non lasciare TIM(ma guarda un po’) nelle mani di uno che appoggia la destra antieuropeista e razzista di Zemmour, tutti i segnali possibili della fibrillazione complottista cominciano ad evidenziarsi. Il calcio può essere considerato una piccola o una grande cosa, dipende da quale punto di vista lo si osservi, ma non si può negare come attraverso il suo cono di luce assai splendente possano passare tanti di quei messaggi da riempire il mondo terracqueo. “Io so ma non ho le prove”, scriveva Pier Paolo Pasolini in un memorabile articolo sul “Corriere della Sera”, e a volte è proprio così che un’inspiegabile concatenazione di eventi coglie il nostro giudizio, il nostro approcciare la realtà: a istinto la ragione ci porta davanti ad un sapere impossibile da provare.

Quando “Kkr” acquisirà la proprietà di TIM, che tra non molto usufruirà dei soldi del “Recovery Fund” riservati alle infrastrutture previste dal “PNNR”, tutto, statene certi, sarà rubricato ad un’operazione di “Sistema” benefico per il Paese. Nell’era del conformismo si fa così. In fondo tutto quello raccontato è solo la fantasia di un cineasta, divertito e incuriosito dallo scrivere racconti. Niente, se ci pensate, al confronto della reputazione del povero Bruto, risolto davanti alla storia come uomo d’onore e traditore nello stesso tempo. L’importante è non fare mai torto a nessuno; fate in modo di tenerlo a mente e cadrete in piedi.

Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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