Decameron granata – Derby indimenticabili: “Ricordo il ruggito della Maratona e l’urlo di tutti i tifosi”

L’iniziativa / La decima puntata della nostra raccolta di novelle tra i lettori

di Marco De Rito, @marcoderito

Cosa narra il Decameron? Narra di un gruppo di giovani che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze per sfuggire alla peste nera che in quel periodo imperversava nella città, e che a turno si raccontano delle novelle di varie tematiche. Sull’idea di Giovanni Boccaccio vorremmo strutturare qualcosa di simile insieme a voi. Il Decreto #iorestoacasa ci costringerà giustamente a rimanere nelle nostre abitazioni fino al 3 aprile. E allora perché non sforzarci con la memoria e provare a ricostruire alcuni nostri frammenti di vita rigorosamente granata. Momenti che giacciono nella nostra testa, ma potrebbero tenere compagnia e regalare emozioni ad altri “colleghi di fede”. Come Toro News, vorremmo creare un casolare virtuale granata, sull’esempio di Boccaccio, così come le storie che vorremmo che voi condivideste con noi e con tutti gli altri “fratelli” del Torino. Un modo per tenerci impegnati e per liberarci per qualche momento dei cattivi pensieri. Continuiamo dunque con la decima giornata di novelle e il tema sono i derby indimenticabili e la prima volta allo stadio.

PRIMA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Al Fila nel ’59, Toro in B ma che bolgia…”

SECONDA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio:  La prima volta allo stadio: “Quelle emozioni degli anni 70-80”

TERZA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “La ripresa negli anni ‘ 60 “

QUARTA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “L’inizio della sofferenza”

QUINTA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Il colore granata, il più bello del mondo “

SESTA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Da quel giorno non ci fu storia, diventai del Toro “

SETTIMA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Mi sentii parte viva della storia della mia squadra “

OTTAVA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Quel giorno capii cosa significa essere del Toro”

NONA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Si giocava in 12, c’era Meroni”

DECIMA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Si giocava in 12, c’era Meroni”

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Decameron granata – Derby indimenticabili: “Si giocava in 12, c’era Meroni”

Il mio derby indimenticabile? Troppo facile, quello del 27 marzo 1983 che io, all’epoca 16enne, e mio fratello, di un paio d’anni piu’ piccolo, ascoltammo in radio nella nostra casa di Roma. Noi due in camera, rigorosamente con la porta chiusa, a palpitare e soffrire seguendo con la fantasia la vivacissima radiocronaca di Enrico Ameri a Tutto il calcio minuto per minuto. In un’altra stanza, una trentina di metri piu’ in la’ dalla nostra, c’era papa’ che per non soffrire troppo preferiva guardare in compagnia della mamma un programma in televisione, mi pare fosse di Renzo Arbore che a lui piaceva tanto. Papa’ aspettava che noi aprissimo la porta della nostra camera per aggiornarlo sugli sviluppi della partita. Match che si era subito messo male con il gol, regalato dalla difesa granata, di Paolo Rossi dopo appena un quarto d’ora. E che sembrava chiuso al 65esimo quando Platini ribatte’ in rete una respinta su rigore di Terraneo.

A casa c’era un rito che ancora ricordo con nostalgia e affetto: se segnavano gli avversari, io e mio fratello aprivamo quella porta e comunicavano da lontano a papa’ la ferale notizia per poi richiuderci dentro. Ma se era il Toro a fare gol, partiva una gara tra noi fratelli, una specie di corsa a chi per primo si buttava letteralmente a corpo morto su papa’, con il rischio di fargli male, esultando di gioia come animali in calore. Sul 2-0 dei pigiamini nessuno avrebbe scommesso una lira (l’euro doveva ancora arrivare) su una riscossa dei nostri beniamini. Sconforto, avvilimento, l’ennesima incazzatura per una domenica (si’, una volta si giocava solo di domenica) cominciata con il solito bagaglio pieno di belle speranze e finita mestamente. E tanta amarezza nell’anima al solo pensiero degli sfotto’ del giorno dopo di alcuni compagni di classe, nati a Roma, come noi, ma incomprensibilmente tifosi della Juventus. Ma quel giorno, quel 27 marzo di 37 anni fa, successe davvero l’impensabile.

L’inimmaginabile. Nel giro di tre minuti il Torino riusci’ a ribaltare la gara. Prima Dossena, poi il giovane Bonesso che aveva appena sostituto Borghi, e infine Torrisi con una mezza rovesciata che non gli deve essere piu’ ricapitata, annichilirono una Juve  fatta solo di campionissimi e di Nazionali  portando il match sul 3-2. E io e mio fratello, per tre volte, spalancammo quella porta e ci gettammo su nostro padre il cui sguardo incredulo ancora me lo ricordo. Al gol dell’1-2 si era rivitalizzato un poco ed era riemerso dal cuscino che aveva compresso alle spalle a mo’ di poggiatesta. A quello del pari aveva sgranato gli occhi quasi a voler sognare l’impresa, ma a quello del vantaggio pensava stessimo davvero scherzando e, preso atto durante la nostra corsa verso di lui che si’, il Toro aveva appena infilzato Zoff per la terza volta, subi’ felice l’assalto di due ragazzini invasati e urlanti. A quel punto, poiche’ al triplice fischio mancava poco piu’ di un quarto d’ora anche nostro papa’, mollando la mamma al suo destino davanti alla tv, decise di venire in camera nostra per seguire tutti assieme il finale di gara.

Una sofferenza che sembrava infinita ma che ci regalo’ un godimento da sballo per un successo che il giorno dopo ci rese insolitamente spavaldi e fieri a scuola. Uno dei pochi lunedi’ scolastici che ricordo ancora con soddisfazione. Ma di quella domenica non posso dimenticare il caos che io e mio fratello facemmo in camera, travolti da una girandola di emozioni legata al destino di quella partita, ma soprattutto la faccia sempre piu’ stravolta di papa’ quando l’apertura della nostra porta per ben tre volte, nel giro di pochissimi secondi, fu preceduta da urla disumane di giubilo. Che impresa storica. Inutile aggiungere che il Toro concluse li’ il suo campionato collezionando 4 sconfitte e un pareggio e finendo il torneo all’ottavo posto. La squadra il suo dovere lo aveva fatto, quel derby fu uno squarcio di sole su una stagione disputata in modo mediocre. Alla fine fu la Roma (altra squadra che mai mi e’ stata simpatica pur vivendo da sempre nella Capitale) a vincere lo scudetto che i bianconeri persero grazie a noi. Fui presente allo stadio nel derby vinto (in modo fortuito con la Juve che prese tre legni) nell’aprile del 2015. Mi usci’ una lacrima pensando a mio padre che se ne era andato nel 2000 e che da lassu’ avrebbe sicuramente gioito. Ma pensando soprattutto a quel 3-2 leggendario e a quei ripetuti abbracci con papa’ sul lettone della sua camera. Dolci ricordi di famiglia che mi accompagneranno per sempre e per i quali devo dire grazie al mio povero derelitto Toro.

Gian Franco Coppola

Era il 2 ottobre 1957 domenica di derby al Fila avevo 8 anni e mio padre mi aveva promesso di portarmi a vedere il Toro.

Allora si giocava alle 14.30 era una bella giornata di sole ed io non riuscivo a stare nella pelle dalla emozione.

Il Fila mi sembrò un tempio una cosa grandiosa immensa tutta quella gente ai botteghini le bandiere che cosa magnifica.

Entrai con papà e mamma ci mettemmo vicino alla rete quasi a centrocampo.

L attesa era spasmodica ma finalmente uscirono i calciatori il toro con maglia granata calzoncini bianchi .

Ricordo il ruggito della Maratona e l’urlo di tutti i tifosi.

Inizia non riuscivo a capire molto ma ricordo che vedevo solo le azioni del Toro poi l apoteosi segna Armano 1 a 0 per il toro poi jepson 2 volte mi sembrava tutto incredibile poi per finire Arce finì 4 a 1 per noi ma il gol degli altri non lo ricordo .

Il Toro purtroppo non mi farà sempre sognare come quella domenica ma non ho mai smesso di amarlo

Carlo di Genola


La mia prima raccolta di figurine Calciatori Panini che avevo completato era quella relativa al campionato 72-73, ero già tifoso del Toro semplicemente perchè mio papà, nato a Torino, era un grande appassionato di calcio ma soprattutto un grandissimo tifoso granata così come mio nonno paterno. Impossibile resistere ai suoi racconti del Grande Torino, di quando mio nonno lo caricava sulla “canna” della bicicletta e lo portava al Filadelfia. Siamo al campionato 73-74, avevo 8 anni e un giorno mi disse: “Mi raccomando, se sarai bravo, farai bene i compiti magari la prossima domenica ti porto a vedere il Toro”… Inutile dire che nei giorni successivi mi addormentavo e mi svegliavo con una gioia mista a curiosità, ansia e trepidazione. Si giunse quindi alla fatidica domenica di aprile, uggiosa e piovosa, mia mamma che diceva se era proprio il caso di andare allo stadio con quel tempo e mio papà che la rassicurava. Proprio per via delle condizioni meteorologiche mio papà aveva fatto uno strappo ed invece che andare, come faceva di solito lui, nei distinti decise di prendere due biglietti per la tribuna laterale ovviamente coperta. La partita era una signora partita con tanto di avversario blasonato: Toro – Milan!

Il Milan schierava ancora qualche giocatore dello squadrone degli anni ’60 come Rivera e Anquilletti poi c’erano Chiarugi, Bigon, Sabadini, il tedesco Schnellinger e i rossoneri avevano vinto la Coppa Italia l’anno precedente. Il primo impatto che mi affascinò fu la folla che si muoveva per raggiungere gli ingressi poi appena salite le scale che portavano all’interno dello stadio rimasi abbagliato dal verde del terreno di gioco reso ancora più brillante dalla pioggia che cadeva. Proprio a causa della pioggia insistente in curva Maratona non si vedevano molte bandiere cosa che mio papà mi fece notare raccontandomi che di solito c’erano molti più vessilli granata che sventolavano. Poi l’ingresso delle squadre, le maglie granata che mi sembrarono ancora più belle di come me le potevo immaginare, erano quelle classicissime, in lanetta, girocollo, maniche lunghe, calzoncini bianchi e calzettoni neri con risvolto granata.

Il Milan per ovvie ragioni cromatiche si presentava in bianco con bordi rossoneri. Ricordo altrettanto bene il lancio della monetina a centrocampo con la terna arbitrale e i due capitani Ferrini e Rivera. Dopo un quarto d’ora rigore per noi! Pulici va sul dischetto, rincorsa e…goal! Non senza qualche brivido dato che Pupi calciò piuttosto centrale e solo il fatto che Pizzaballa si tuffò su un lato permise al pallone di gonfiare la rete! La partita, per come la ricordo io, fu comunque intensa e ricca di ribaltamenti di fronte, in particolare apprezzai il gran lavoro che faceva sulla fascia destra il numero 7 che in quel periodo era portato da Graziani con mio papà che mi diceva che gli piaceva come si dava da fare quel ragazzo arrivato da poco al Toro. Contemporaneamente osservavo tutto ciò che mi circondava, dal venditore di caffè e liquori mignon ai cartelloni pubblicitari agli altri spettatori vicino a noi. Il rientro a casa fu accompagnato da mille parole tra me e mio papà, tutte relative alla partita appena conclusa. E il mattino dopo, a scuola, tronfio della mia esperienza a raccontare ai compagni estasiati che razza di domenica avevo trascorso! Da quella domenica di aprile del 1974 quante altre volte sono entrato al Comunale con mio papà. Di solito sia andava sempre a vedere la prima gara della stagione (per vedere com’è la squadra…) e sovente l’ultima (perché poi c’era tutta l’estate senza calcio) e in mezzo altri incontri soprattutto nel periodo primaverile, raramente durante l’inverno (fa troppo freddo). Di norma nei distinti o nel rettilineo tribuna. Poi iniziarono anche le trasferte, Milano e Genova perchè più alla portata, ma anche Verona, Firenze, Bologna, Como, addirittura Roma, con il Torino Club locale o anche per conto nostro.

Però io iniziavo ad essere molto attratto dallo spettacolo della Maratona, capitava che mio papà mi dicesse:” ma dove guardi? la partita e da questa parte…” mentre io invece restavo affascinato da quei cori, da quel rullare di tamburi, dagli striscioni, dai bandieroni! E così iniziai a chiedere di andare una volta in curva con mio papà che nicchiava, sei piccolo, non vedresti niente, li si sta schiacciati e così via. Ma giunse anche quel momento, proprio l’anno indimenticabile del settimo scudetto, un Toro – Cagliari in una giornata caldissima e soleggiata che finì con un trionfale 5-1. Ormai mio papà se n’è andato da molti anni, troppo giovane e sinceramente a me questo cosiddetto calcio moderno piace proprio poco, vado ancora allo stadio ogni tanto ma forse chi ha visto il calcio di quegli anni e chi vestiva la maglia granata in quegli anni (soprattutto come la vestiva) trova una certa difficoltà ad adattarsi a ciò che si vede in campo ora. E poi non mi piace il “calcio-spezzatino”, non mi piacciono i simulatori, mi mancano i giocatori bandiera, insomma tornerei volentieri a rivedere con gli occhi di adesso quel Toro – Milan stagione 73-74.

G.L. Ottone


Continuate a mandarci le vostre novelle sulla mail redazionale (redazione@toronews.net) e, ricordatevi, l’argomento della prima settimana riguarda la vostra prima volta allo stadio. Non dimenticate di firmare l’email e soprattutto continuate a farci sognare e svagare in questo momento complicato per l’intero paese.

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