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Torino, il 4-3-1-2 è il modulo di Giampaolo: la rivoluzione sarà anche tattica

Focus on / L’ex Empoli, Samp e Milan punta molto su regista e trequartista. Imprescindibile la linea a quattro, studiata dal Chievo di Delneri

Andrea Calderoni

Marco Giampaolo ama lo studio e soprattutto la geometria. In campo la vuole ritrovare, sempre. Le triangolazioni sono le sue combinazioni preferite e da queste prende forma una sua squadra. Non si può non partire da tali considerazioni se si vuole provare ad ipotizzare quale modulo proporrà Giampaolo al Torino. Prima un’altra premessa. In un’intervista a Rivista Undici, datata ottobre 2016 (era appena stato ingaggiato dalla Sampdoria), Giampaolo disse esplicitamente: “Non esiste un modulo migliore. È la qualità dei giocatori la cosa migliore”.

A QUATTRO - Giampaolo studioso, dicevamo. Ha preso ispirazione da Sacchi, ma Giampaolo individua come suo primo maestro Sacchini, suo mentore a Siracusa ed Andria. L’ex allenatore di Empoli, Sampdoria e Milan sposa notoriamente la difesa a quattro. E anche in tal caso c’è dietro un curioso aneddoto. “Chiesi di poter assistere a un allenamento di Delneri, al Chievo. E chiesi di filmare le esercitazioni. Conservo e riguardo ancora quel video. La linea difensiva del Chievo di Delneri era perfetta, in tanti abbiamo imparato da lui”. Sarà, dunque, una rivoluzione per il Torino dopo il biennio Mazzarri (Longo ha seguito l’impianto tattico del predecessore). Per Giampaolo il 3-5-2 “ha ampiezza, profondità e linee di gioco geometriche, ma manca il riferimento dei quattro uomini della linea difensiva, che va sempre ricostruito”. La retroguardia a quattro è, perciò, un punto cardine dell’idea di calcio del tecnico nato a Bellinzona, in Svizzera.

TREQUARTISTA - Dall’Empoli alla Sampdoria Giampaolo si è poi distinto per un altro aspetto: l’elogio del trequartista (in una sua squadra, inoltre, c’è sempre un regista basso di centrocampo). Saponara fu il primo ad esaltarsi in questo ruolo dietro le punte. Al “Castellani” per la prima volta in carriera Giampaolo propose il metodo di gioco del 4-3-1-2 che gli ha dato le maggiori fortune. “Avevo la possibilità di sviluppare il gioco attraverso una serie di triangoli, che mi permettevano insieme di attaccare la profondità e trovare l'equilibrio difensivo in caso di perdita del possesso palla” spiega il nuovo allenatore granata. Difesa a quattro e trequartista convivono nel 4-3-1-2, un modulo che a detta di Giampaolo “offre anche profondità. Manca semmai di ampiezza”. A Torino dovrebbe ripartire proprio da tale convinzione tattica.

LAVORO DIFENSIVO - Un ultimo aspetto. Giampaolo è stato presentato da Cairo come “allenatore che sa proporre calcio”, ma il calcio di Giampaolo parte da un meticoloso lavoro sulla difesa. Riceverà in mano un reparto che mai come nel 2019/2020 ha sofferto e dovrà provare a mettere in pratica la sua “formula difensiva”, che consiste riprendendo lo stesso Giampaolo: “in fase di non possesso per prima cosa devi tener d'occhio la posizione della palla. Quindi l'orientamento, cioè la posizione tra pallone e porta. Quindi i compagni, trovando e mantenendo sempre la giusta equidistanza”. Facile concretizzarla? “Bisogna lavorarci. Spesso i difensori sono abituati a tener d'occhio avversari e palla, in quest'ordine. Qualcuno ce la fa, altri meno. È un lavoro lungo, va organizzato, si parte subito, in ritiro, per questo per me è importante avere subito la base sulla quale lavorare. Per esempio devi avere giocatori più abituati a occupare lo spazio e meno a sentire la carne dell'avversario” conclude il tecnico, che tanto lavoro avrà da fare da qui al 19 settembre. Ma dovrà essere assecondato dal club, soprattutto nelle tempistiche degli acquisti. 

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