Gli stipendi di Conte e Messi

Gli stipendi di Conte e Messi

Loquor / Torna l’appuntamento con Anthony Weatherill. La citazione della puntata è di Jodorowsky: “Viviamo nelle idee, nelle emozioni, nei desideri e nei bisogni”

di Anthony Weatherill

“Viviamo nelle idee, nelle emozioni,
nei desideri e nei bisogni”.
Alejandro Jodorowsky

Nella diatriba dai contorni un po’ nebulosi tra Antonio Conte e la dirigenza dell’Inter, risoltasi nel giro di pochi giorni, un particolare ridestato all’attenzione del pubblico mi ha colpito, suscitandomi qualche riflessione: i dodici milioni di euro netti all’anno dell’ingaggio del tecnico salentino. All’inizio della mia riflessione ho provato a resistere tenacemente alla tentazione di avere qualche imprecazione di stampo retorico/populistico contro uno stipendio dai contorni scandalosi, perché non volevo fare con me stesso la figura di colui che si affaccia dalla finestra solo per notare, con invidia malcelata, quanto sia più bello il giardino del re. Ma poi, per puro caso, l’attenzione mi è caduta su una disinvolta analisi di Alfredo Pedullà, noto giornalista sportivo ed esperto di mercato, in cui si è asserito come un arrivo di Leo Messi all’Inter non sia impossibile, grazie alla legge che permette ai lavoratori stranieri appena giunti in Italia di non pagare più di centomila euro di tasse, indipendentemente dall’ammontare dell’emolumento. “ A Messi, grazie a questa legge, l’Inter potrebbe garantire 50/60 milioni di euro netti l’anno con relativa facilità”, ha detto Pedullà, senza che nello studio televisivo di “SportItalia” volasse una mosca di qualche rimostranza.

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A quel punto, come sovente mi capita, il mio pensiero è stato invaso da rimandi confluenti in altri rimandi. Alla fine della prima decade del nuovo millennio, in un Messico dove da sempre una grande porzione della popolazione vive sotto la soglia della povertà, erano fioriti quattordici miliardari, tra cui quel Carlos Slim da anni posizionato stabilmente in una delle prime cinque caselle nella classifica degli uomini più ricchi del mondo. L’esempio del Messico racconta di una sperequazione sempre più ampia tra le élite e tutto il resto delle classi sociali, e nelle élite, ormai da alcuni decenni, sicuramente un posto di rilievo sicuramente riservato a chi si occupa di sport ai massimi livelli. E non solo, attenzione, perché gli sportivi sono diventati una notevole forza economica, ma anche perché sono diventati dei potenziali testimonial per ogni qualsivoglia esigenza delle élite dominanti. La potenza della immagine degli sportivi viene usata come mezzo di persuasione estremamente invasiva non solo per indirizzare i nostri desideri, ma anche per modificare la percezione di cambiamenti culturali, quindi anche comportamentali, delle masse. Ma si hanno anche altre urgenze.

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I super, e scandalosi, compensi di un Antonio Conte o di un Lionel Messi sono stati, e sono, la spia di uno sconquasso di valori etici e morali di una cultura europea dipanatasi nei secoli, e che fino ad un certo punto della sua storia aveva ben chiaro tutte le questioni di senso, e soprattutto aveva delimitato in modo preciso alcuni confini. Le classi sociali, tutte, respiravano le cascate di idee che il cristianesimo e il socialismo distribuivano a piene mani, solide basi su cui costruire reticoli di opportunità confacenti all’uomo europeo costituitesi dall’esistenzialismo della filosofia greca, dal pragmatismo etico del diritto romano, dall’avvenimento del cristianesimo e dal marxismo che ne è stata una delle più popolari emanazioni. Perché deve essere chiaro come senza la costruzione etico/morale del cristianesimo, una cosa come il marxismo non avrebbe potuto nemmeno essere ipotizzata dalla più fervida delle immaginazioni. Tutte queste tappe importanti della storia della cultura e del comune sentire delle genti europee, hanno avuto tutte il desiderio insopprimibile di realizzare una società dove il “Kata Metron”, la giusta misura degli antichi greci, fosse la stella polare di ogni tipo di raggiungimento di un sentire la felicità. Il calcio ha sempre avuto ben presente come non si possa sentire o provare felicità se nel corso della sua messinscena sussiste il problema della prevaricazione. Questo perché lo sport moderno, formidabile invenzione europea, ha sempre avuto ben chiaro una verità incontrovertibile: non si può provare felicità di fronte all’annichilimento dell’altro. Piaccia o meno, e su questa aspirazione che il Vecchio Continente ha camminato nel corso dei secoli.

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È stato un cammino doloroso, pieno di ombre e di lutti, e anche sovente contraddittorio. Ma le dichiarazioni di principio degli europei, hanno sempre teso a cercare quel senso del limite, giusta premessa per tutti di trovare un posto agevole nel mondo e una legittima speranza di contendibilità dei privilegi. Aver reso contendibili i privilegi è stata una delle ragioni del successo del calcio, come punto di equilibrio tra realtà e sogno nonché come uno dei massimi punti d’incontro pacifico di un intero continente. L’aspetto culturale in comune ha fatto sì come ognuno conoscesse un limite oltre il quale era inopportuno andare. Ma da un po’ di anni in Europa c’è stato un progressivo ed inesorabile sgretolamento dell’identità culturale, con la conseguente perdita di qualsiasi orientamento filosofico/esistenziale. Ognuno da queste parti, ormai, fa come meglio crede, e dà le opinioni che crede, senza aver nessun punto di riferimento se non sé stesso e i suoi bisogni soggettivi. C’è stata una totale, e scellerata, rimozione dei bisogni oggettivi, salutata con giubilo dalle generazioni disgraziate degli ultimi cinquant’anni. Fatto morire il concetto di Dio e aver riposto in un cassetto, come un inutile orpello, gli interrogativi marxiani solo perché era caduto un muro dalle parti di Berlino, ha aperto le strade ad altre forze culturali, dotate di compattezza identitaria e di chiarezza di obiettivi.

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Non deve sorprendere, quindi, se le società desiderose di accaparrarsi le costose prestazioni calcistiche di Leo Messi siano in mano alla Cina e a stati mediorientali. Paris Saint Germain, Manchester City e Inter sono, di fatto, diventate oggetto di investimenti statali, con una ingente potenza di fuoco economico possibile solo per uno stato. Nessuno si è reso conto come questi stati (Qatar, Emirati e Cina) siano entrati a piedi uniti su un meccanismo, quello del calcio del Vecchio Continente, costituito da regole, rispettate da tutti perché culturalmente riconosciute, garanti del suo sano perpetuarsi. I fondi sovrani di questi stati hanno trasformato un bisogno cultural/esistenziale come il calcio, in un semplice mezzo per il raggiungimento di scopi. Ecco perché il Qatar non ha avuto scrupoli di inondare inopportunamente il calcio europeo di soldi asimmetrici con il reale stato dell’arte della sua economia; l’obiettivo era, ed è, il raggiungimento di un proprio scopo egemonico nello scacchiere geopolitico mondiale. I soldi, purtroppo, trovano sempre un’avidità in attesa di farsi corrompere, tesa a guardare esclusivamente il proprio orticello. Pare come uno dei problemi di Messi, in questo momento, sia andare a giocare in un posto dove si paghino meno tasse possibili, per lucrare al massimo un talento ricevuto gratuitamente dall’Eterno, esattamente come gratuitamente dall’Eterno i Paesi mediorientali hanno ricevuto in abbondanza giacimenti di gas naturale e petrolio.

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C’è qualcosa di perverso, a mio parere, nell’essere avidi attraverso qualcosa ricevuto in dono. Ma forse, con l’età, sono diventato eccessivamente moralista. Per un conglomerato cinese, di cui la famiglia Suning è solo gestore per conto dello stato, deve essere sembrato normale fare un investimento di più di venti milioni di euro (perché questo è lo stipendio reale di Conte a carico dell’Inter) su un allenatore, perché è sulla nuova “Via della Seta” che la Cina sta investendo, e niente deve sembrargli troppo oneroso per questo fine. Il silenzio negli ospiti presenti nella puntata di “SportItalia” sull’assurda ipotesi di stipendio di Leo Messi all’Inter, più che omissivo è stato segno di indifferenza. E c’è qualcosa di osceno nell’indifferenza, perché da sempre questo è segno tangibile della perdita di umanità. Ma qualche sacca di resistenza, almeno nel calcio, pare ancora esserci. Il Bayern di Monaco vincitore della Champions con una squadra non costata poco, ma il giusto per permettere al club bavarese il 27° bilancio in utile di fila, è un inno al ritorno a pensare da europei. L’Atalanta della famiglia Percassi che sta costruendo qualcosa di tangibile nel tempo per un territorio, è un rievocare la grandezza etico/morale dell’Italia dei Comuni. Il Manchester United di Ole Gunnar Solskjaer tornato a puntare sui giovani, è un aver riscoperto le radici primarie del club mancuniano. Sono sacche di resistenza, ma sono lì a dimostrare come l’anima dell’Europa non sia ancora morta. Nonostante gli stipendi di Messi e Conte. Nonostante il silenzio indifferente di uno studio televisivo.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)

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Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. granatasky - 3 settimane fa

    Ma i vergognosi sono Messi e Conte, oppure i coglioni che li coprono di quattrini a palate, pensando di poter rientrare con i diritti televisivi, il merchandising, gli stadi pieni (quando era possibile), ecc. ecc ?

    Dalla notte dei tempi è sempre stato così e sempre così sarà.

    Per un furbastro che si sa vendere a peso d’oro, sopravvalutando al massimo le sue prestazioni professionali(tuttavia mi sento di dire che Messi ha sempre avuto una continuità di prestazioni elevatissime e, dunque, i denari se li è guadagnati), ce ne saranno sempre altri 100.000 che faranno la fame o quasi, ma guai a chi gli tocca il campione o il mega-allenatore.

    Il mondo è dei furbi, che se lo spartiscono a piacimento, mentre tutti gli altri lo subiscono e ci rimettono soldi e salute.

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  2. turin - 3 settimane fa

    Non riesco a capire perche’, su un articolo cosi’, ci si stia fissando sulla questione della fiscalita. Weatherill non ha citato pedulla’ per questo, ma per la disinvoltura con cui anche i giornalisti parlano di certi stipendi monstre. Come fossero una cosa normale. Se tali stipendi siano favoriti o meno da una fiscalita’ di vantaggio e’ irrilevante. Su questo l’articolo e’ molto chiaro. E’ incredibile e malizioso oltre ogni decenza come qualcuno abbia voluto attribuire a weatherill una analisi di pedulla’. Ma ogni volta, qui, qualcuno non vede l’ora di vomitare bile dul nostro inglese.

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  3. pupi - 3 settimane fa

    Calciatori o no chiunque prenda la residenza fiscale in Italia pagherà i famosi 100k più 25k per ogni familiare convivente, e questo per 15 anni. Ovviamente questo solo sui guadagni provenienti dall’estero. Ronaldo becca, a quanto si legge 60 milioni da sponsorizzazioni estere varie sui quali non paga una beata minchia. Altra cosa è l’emolumento che becca dalle merde.

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  4. Prawda - 3 settimane fa

    Come ha gia’ giustamente scritto qualcuno sotto l’articolo parte da una affermazione falsa, fatta da una persona che ignora le normative fiscali perche’ i calciatori stranieri non rientrano tra coloro che possono beneficiare della tassazione agevolata di 100k euro. Con il decreto rilancio e’ stato predisposto una fattispecie di tassazione favorevole per gli sportivi stranieri ma che prevede che venga tassato solamente il 50 del reddito.
    Detto questo quanto avviene nel calcio e’ semplicemente una conseguenza di non aver stabilito delle regole per mantenere un livello di competizione aperto a tutti, il ffp ha difatto creato delle societa’ oligarchiche che diventano ogni anno sempre piu’ ricche, aumentando sempre di piu’ la distanza con le altre.
    Sinceramente il problema non e’ chi vuole investire ma stabilire delle regole per farlo che come avviene per esempio negli USA consenta di mantenere sempre un livello di competitivita’ elevato e soprattutto non porti a vincere sempre gli stessi club; invece si e’ partorito una norma astrusa ed inutile come il ffp, mentre sarebbe stato molto piu’ logico stabilire dei tetti massimo di ingaggio per societa’, comprendendo anche le finte sponsorizzazioni o cessioni di immagine, e a fianco stabilendo un numero massimo di giocatori di proprieta’ compresi quelli eventualmente dati in prestito. Se una societa’ ha 100 come tetto e decide di pagare 50 un solo giocatore poi avra’ solo 50 per pagarsi tutto il resto della rosa; automaticamente finirebbero le rose di 40/50 giocatori di proprieta’ con 15 poi girati in prestito e automaticamente si calmierebbero gli stipendi.
    Andrebbe anche completamente rivista la figura del procuratore; la sentenza Bosman ha stabilito un punto di partenza nel trasferimento dei giocatori ma i procuratori, soprattutto quei pochi milionari, condizionano troppo spesso i trasferimenti. Dovrebbe essere regolamentata la professione del procuratore ed andrebbero anche stabiliti in modo chiaro i compensi.
    Temo che purtroppo restera’ tutto come e’ adesso, con i club ricchi sempre piu’ ricchi e gli altri a spartirsi le briciole cadute dal tavolo.

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  5. Innav (CAIRO RESTA CON NOI) - 3 settimane fa

    Riporto il piano Diritti TV di ADL e Lotito: Conte sarebbe un poraccio
    “Il piano – secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime settimane punta a introiti, da subito, di 2,5 miliardi di euro per arrivare a 2,9 miliardi all’anno alla fine di un quinquennio con 5,2 milioni di abbonati (dai 4 di partenza). Qualcosa come 20 miliardi in sei anni, quindi, con un livello di costi che negli anni lieviterebbero da 264 a 350 milioni per utili sempre crescenti da 1,8 (raddoppiati quindi da subito rispetto agli incassi attuali da diritti tv) a 2,6 miliardi annui alla fine del quinquennio”
    Ci si scandalizza per gli stipendi di Messi e Ronaldo? Almeno loro hanno ARTE questi che hanno? Creano solo un Cartello.

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    1. Innav (CAIRO RESTA CON NOI) - 3 settimane fa

      Potete mettere tutti i meno che volete, ma stanno negoziando con altri gruppi, per avere ancora di più.

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    2. bloodyhell - 3 settimane fa

      “inondare inopportunamente il calcio europeo di soldi asimmetrici con il reale stato dell’arte della sua economia”, questo è quello che scandalizza weatherill, e dovrebbe scandalizzare anche noi, non quanto prende o meno ronaldo o messi

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      1. rogozin - 3 settimane fa

        Dove starebbe l’utilità nello scandalizzarsi?

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  6. Corrado - 3 settimane fa

    Dire che l’uomo europeo abbia basato il proprio cammino sull’idea che non si possa provare felicità di fronte all’annichilimento dell’altro, mi sembra una menzogna clamorosa. Purtroppo secoli di invasioni coloniali e imperi illegittimi ci insegnano l’esatto contrario. La resistenza al calcio business non sarà certo una prerogativa degli europei contro gli sceicchi o i cinesi. Perché stupirsi dei 12 milioni che la proprietà cinese dell’Inter versa a Conte? Ronaldo di milioni ne guadagna 31 netti l’anno, circa 60 milioni lordi, ovvero un Euro al secondo. Soldi pagati da un’azienda torinese, che dopo aver accettato aiuti statali per anni, ha trasferito all’estero la sede fiscale per pagare meno tasse e gli stabilimenti per pagare meno la manodopera. Ed il problema sarebbero gli sceicchi e i cinesi?

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    1. bloodyhell - 3 settimane fa

      è stato evidentemente inutile che weatherill abbia fatto dei chiari riferimenti culturali e che abbia chiarito come il cammino sia stato “contraddittorio, doloroso e pieno di ombre e di lutti”. quando non si vuole capire e si parte con idee preconcette, non c’è niente da fare.

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    2. turin - 3 settimane fa

      C’e’ uno, anthony, che tenta di fare un discordo di geopolitica e di antropologia culturale applicata ai movimenti del calcio contemporaneo. Poi arriva il raglio di un asino, e comincia a parlare

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      1. Corrado - 3 settimane fa

        E poi c’è un terzo, che è un grandissimo cafone. Ma si sa, su internet abbondano i leoni da tastiera.

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        1. turin - 3 settimane fa

          Io sono un cafone, e tu rimani sempre un asino

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          1. Corrado - 3 settimane fa

            Nullità nella vita, guerrieri dietro lo schermo. Che tristezza.

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          2. turin - 3 settimane fa

            Prima o poi la smetterai di crogiolarti nelle frasi fatte.

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  7. bloodyhell - 3 settimane fa

    l’articolo parla di un serio rischio culturale che sta correndo la società europea, ed invece di ragionare su questo c’è gente che si sofferma su una citazione di alfredo pedullà fatta da weatherill. ormai così va il mondo.

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  8. Roland78 - 3 settimane fa

    Ammirato dalla competenza di alcuni di voi. Non posso, dunque, disquisire su quanto tecnicamente dite, e mi fido del fatto che qualche sfondone sia stati scritto… Tuttavia, certi articoli vanno a toccare una profondità del pensiero tale, che sono come manna nel deserto della – giusta – leggerezza di noi tifosi medi che leggiamo testate sportive. Il mio pensiero, forse demagogico, si ferma e sofferma sulle cifre: ma ci rendiamo conto che la maggior parte di noi, guadagna in una vita quello che loro guadagnano in quindici giorni? Non riesco a capacitarmene, anche se, vedendo l’avidità e la necessità di arraffare e risparmiare che hanno tali personaggi, mi autoconvinco che forse i veri fortunati siamo noi… (Volpe e uva?)

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  9. Innav (CAIRO RESTA CON NOI) - 3 settimane fa

    Ma gli sport USA non sono puro business? Anche li ci sono gli appassionati, mica solo nel calcio esistono.

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  10. Innav (CAIRO RESTA CON NOI) - 3 settimane fa

    E niente, alla Gazzetta ce l’hanno a morte col Bayern che ci guadagna, spendendo carrettate di soldi. Quelli sono bravi indubbiamente, MA INVESTONO, strano
    Capisci i cinesi con la via della seta per Inter ma PSG e City che gli frega del business, sono seduti sopra una montagna di soldi, faranno che gli pare o è tutto un giro per vendere petrolio? Io non penso, si vende da solo.
    E poi noi abbiamo il mandrogno che di Toro e calcio gli importa una pippa, lui si sta li per immagine, altro che gli Al Kairo veri.

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  11. LeoJunior - 3 settimane fa

    Posso aggiungere la folle notizia dell’ultima ora: Ibra a 7 mio netti a stagione. Poi ci si lamenta che le società naufragano finanziariamente e calcisticamente. Storia di un disastro annunciato. Questo adesso pensa di essere il salvatore della patria a 36 anni… e farà disastri.
    Io non capisco come si possa pensare un’operazione del genere

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    1. Mimmo75 - 3 settimane fa

      Ibra in realtà ne compirà 39 a ottobre. Gliene darei anche 14 di miliardi. Mito assoluto, sportivamente arrogante, ancora decisivo. Sposta gli equilibri già solo con la presenza, da fermo. Per me soldi spesi benissimo, sempre, fino all’ultimo respiro della sua vita.

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    2. LeoJunior - 3 settimane fa

      Mimmo posso capire la tua adorazione. Io non condivido molto perché lo classifico tra quei giocatori che nelle partite che contano rende meno di quanto vale. Però è una mia opinione.
      Ma per quanto forte sia stato, può una squadra che punta in alto affidarsi ad un 39enne che vuole essere al cento dell’attenzione con il rischio di oscurare giovani e mettere a rischio un progetto tecnico? Forse sbaglio, ma ci sentiamo a dicembre…

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      1. Mimmo75 - 3 settimane fa

        Io quando si tratta di Ibra non sono lucido. Gli darei anche il sangue. Sempre.

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  12. Guevara2019 - 3 settimane fa

    Se il ping pong attirasse miliardi di tifosi tra stadi e soprattutto Tv, ci sarebbero i super milionari nel tirarsi palline e chissà? Magari in Cina se la spassano bene con i racchettini…
    Girano cifre impensabili per un comune mortale occidentale, figuriamoci per metà dei miserabili esistenti in tutti i continenti.
    Le ingiustizie sociali e che ingiustizie, iniziano da chi produce per lo sport, penso che molti sappiano chi produce palloni o scarpe per tutte le tipologie di sport in Asia,sono perlopiù minorenni che per un tozzo di pane arricchiscono le multinazionali sparse in occidente,con i grattacieli incorporati.
    È un’utopia l’equilibrio sociale, i pochi miliardari globali sanno dove andare per produrre e sfruttare, lo stiamo vivendo anche qui tra disoccupazione e stipendi da rischio di sopravvivenza.

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    1. bertu62 - 3 settimane fa

      E i Milionari Italiani che festeggiano al Billionaire…

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  13. Gallochecanta - 3 settimane fa

    Articolo totalmente sconclusionato che si basa su presupposti tecnicamente errati, segno che qui gli articolisti si permettono di scrivere la qualunque pensando di avere come lettori beoti e ignoranti solo perché passano un po’ di tempo interessandosi di calcio.
    Nel merito, la tassazione fissa e sostitutiva di euro 100 mila non ha nulla a che vedere con gli stipendi di giocatori e/o tecnici. L’imposta sostitutiva di euro 100 mila, riservata a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia, sostituisce la tassazione dei SOLI redditi ESTERI, mentre i redditi prodotti in Italia rimangono assoggettati a tassazione ORDINARIA, salvo quanto dopo esplicito. Trattasi di normativa che generalmente interessa i ricchi che hanno patrimoni finanziari all’estero, spesso in paesi a bassa tassazione e che possono trasferirsi in Italia senza dover soggiacere alla tassazione c.d. worlwide che è la comune regola in tutto il mondo (i.e. il paese di residenza fiscale attrae a tassazione tutti i redditi prodotti in ogni parte del Mondo).
    Diversa è invece l’agevolazione prevista per il c.d. rientro dei cervelli che, per chi trasferisce la residenza in Italia, prevede la tassazione del REDDITO PRODOTTO IN ITALIA (stipendi in primis) ridotto del 70% per 5 o 10 anni (la norma prevede più casi).
    Per i SOLI SPORTIVI la norma prevede la riduzione del reddito imponibile del 50% per cui la norma è di SFAVORE per gli sportivi al contratto di quanto si vuol sostenere da chi cerca di ingannare (certo gli stipendi sono più alti, ma che centra).
    In pratica per garantire a Vojvoda lo stipendio netto di un milione, il costo lordo non è di due milioni, ma di 1,33 milioni circa.
    Lo so, sarò noioso e petulante ma questi articoli qualunquisti scritti dal discendente di non so chi, che sta all’estero e ci vuole insegnare la vita,basandosi su ciò che ha sentito da Pedullà (!) senza verificare il contenuto delle affermazioni, a me stanno sulle palle.

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    1. LeoJunior - 3 settimane fa

      Bravo Gallochecanta e grazie. Credo siamo colleghi e mi stavo preparando a scrivere lo stesso messaggio per chiarire una delle tante notizie buttate lì senza fare mezza verifica e pontificare per sentito dire su materia che non si conosce.
      Ben fatta

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    2. Diablo - 3 settimane fa

      Quindi dando ad un giocatore proveniente dal campionato inglese ( ad esempio Torreira )un contratto da 3 mln di euro netti a stagione, Cairo spenderebbe in totale 3,9 mln € , +/- il costo annuo per Belotti ??
      Fosse così , non ci sarebbero ostacoli x prendere Torreira , visto che verrebbe rispettato anche il tetto ingaggio lordo.
      Certo Torreira sarebbe un bel colpo che potrebbe far riappacificare la società con la tifoseria.
      Sognare non costa nulla.
      SFT.

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      1. Gallochecanta - 3 settimane fa

        La tua stima per un giocatore che arriva dallo UK è corretta. Per darne 3, ne spendi 4. Tecnicamente per Torreira bisognerebbe verificare perché essendo già stato residente in Italia, occorre che negli ultimi 2 anni fiscali risulti fiscalmente residente all’estero.

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        1. Innav (CAIRO RESTA CON NOI) - 3 settimane fa

          Quindi prendendo stranieri, non è che il poveraccio si rovina completamente.
          Vagnati, prendi l’aereo.

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    3. Toro73 - 3 settimane fa

      Bravo. Il tutto condito dal solito puzzle di storia e filosofia, come in un tema della maturità da 5/6

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      1. bloodyhell - 3 settimane fa

        ecco un altro professore smanioso di dare voti. roba da matti

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    4. bloodyhell - 3 settimane fa

      a me stanno sulle palle quelli che pervicacemente non vogliono capire il senso di uno scritto,solo perchè smaniosi di fare i professori. a weatherill non importa nulla,come è evidente, l’eventuale situazione fiscale di un leo messi che arriva in italia, ma è il ragionamento di pedullà ad averlo inorridito. se la stupidaggine è stata detta,è stata detta da pedullà. al netto della tassazione citata dal giornalista di sportitalia, il95% dell’articolo verte su altro. e il presupposto che tu dici essere tecnicamente errato è che conte guadagna 12 milioni netti e messi tra i 50 e i 60. e questi sono dati assolutamente veri. quindi parli tanto per parlare.

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      1. Roland78 - 3 settimane fa

        E, se proprio vogliamo essere puntigliosi, il vero nocciolo della questione è che nessuno si è scandalizzato, ascoltando certe cifre, durante la trasmissione.

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        1. bloodyhell - 3 settimane fa

          appunto.ma vallo a spiegare a qualche genio

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      2. Innav (CAIRO RESTA CON NOI) - 3 settimane fa

        Scusa. Nessuno obbliga i club a pagare cosi tanto. Non credo nemmeno i Queen facessero concerti a 10.000 usd. E nemmeno Michelangelo facesse sculture e prendesse gli stessi soldi del carpentiere. Purtroppo la TV ha cambiato tutto, se no per la gente che va allo stadio sarebbero guadagni normali.

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  14. bertu62 - 3 settimane fa

    Riassunto:
    Tutto il mondo gira attorno al Denaro, per il Denaro, con il Denaro.
    Il calcio uguale.
    Fine.
    FV♥G!! SEMPRE!!!

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  15. Il Giaguaro - 3 settimane fa

    Possiamo discutere all’infinito sugli emolumenti scandalosi… il vero scandalo è che un lavoratore (di qualunque genere) non paghi le tasse proporzionalmente al proprio reddito (come qualsiasi altro cittadino). Se non altro questi professionisti (parlo di Conte ed altri) non licenziano nessun lavoratore e non causano disastri societari, al massimo vengono esonerati… Ci sono fior di manager strapagati che distruggono intere aziende, azzerano centinaia (o migliaia) di posti di lavoro e per essere cacciati percepiscono liquidazioni milionarie!

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