Perché Cairo ha torto

Perché Cairo ha torto

Loquor / Torna l’appuntamento con Anthony Weatherill, che cita Henry Ford: “Un affare in cui si guadagna soltanto del denaro, non è un affare”. Protagonista della puntata il presidente del Torino

di Anthony Weatherill
cairo

“Un affare in cui si guadagna soltanto
del denaro, non è un affare”.
Henry Ford

“Aiutami ad aiutarti” dice Tom Cruise/procuratore sportivo abbastanza in difficoltà a Cuba Gooding jr/giocatore di football con un carattere abbastanza difficile, in una scena topica dell’interessante e bel film “Jerry Maguire”. E’incredibile come l’arte, quando è efficace, ti ponga davanti ad una serie di rimandi, che vengono giù come un effetto domino. Ecco allora ritornare alla mente il celebre adagio “aiutati che Dio ti aiuta”, tante volte ascoltato nella mia vita ogni qual volta mi sono trovato in difficoltà e mi sono chiesto il perché mai Dio si fosse nascosto proprio alla mia vista. Chi mi invitava ad aiutarmi, poneva l’accento sul fatto di una “Provvidenza” della teologia cattolica come occasione, e sottolineo occasione,  di sfruttarla come eccezionale propulsore delle infinite occasioni offerte dai momenti difficili della vita. Al contrario di quanto ritiene l’ottimo professor Umberto Galimberti, che ascolto e leggo sempre con estremo interesse, la “Provvidenza” non è un’attesa passiva di un miracolo o di una qualche svolta positiva, ma è una felice traccia sulle quali poggiare i nostri passi e trovare una via d’uscita alle nostre inquietudini. Volendo fare un’ardita analogia forse la “Provvidenza”, per una società di calcio, sono i tifosi. Sono loro, con la passione che li contraddistingue e l’impegno finanziario profuso sotto molteplici forme a favore dei loro colori, a dare sempre un’occasione al presidente pro tempore di segnalarsi nel mondo del calcio.

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I tifosi sono uniti da un amore e da una visione culturale convergente, riconoscendosi,incontrandosi, in ogni angolo del mondo. Ma che cosa è la cultura? Cultura è quello che gli antichi greci chiamavano “ethos”, cioè il luogo dove si vive in comune secondo una determinata concezione del mondo e delle cose, e si giudica la realtà secondo un determinato criterio etico. Nel caso di una squadra di calcio quel luogo è lo stadio, dove ogni tot di giorni, a cicli regolari, si celebra il rito, e nel rito il tifoso vuole riconoscere la sua concezione del mondo. Ecco perché si è parlato, per decine e decine di anni, di “attaccamento alla maglia”, come espressione visibile di dedizione, da parte dei giocatori, a quell’ethos così importante per il tifoso. Non si potevano ammettere,fino ad un certo punto della storia del calcio, estraniamenti alla maglia, perché i giocatori finché la indossavano sapevano, magari non comprendendolo fino in fondo, di appartenere e di rappresentare temporaneamente un luogo del mondo.

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E i proprietari pro tempore di questo luogo del mondo, ovvero i presidenti, non solo erano espressione dell’ethos, ma sapevano che più che esserne proprietari ne erano gestori. Perché nessuno può comportarsi da proprietario di un luogo dove si vivono in comune concezioni del mondo determinate. Sarebbe come se si volesse possedere senza nessun vincolo l’anima di una città. Non si può fare, è evidente; o almeno è stato evidente fino ad un certo punto della storia umana, in cui si può includere certamente a pieno titolo anche la storia del calcio. Lo sviluppo della tecnica in ogni campo ha cominciato un’opera estraniamento di alcuni “attori” dell’ethos, portandoli ad avere un’autonomia morale incomprensibile per il buon andamento delle cose. Lo sviluppo della tecnica giuridica e della tecnica dell’utilizzo del denaro, forse ha rappresentato un progresso ma non certamente uno sviluppo della società. Perché la tecnica non apre necessariamente scenari di senso e di salvezza, ma semplicemente funziona. Martin Heidegger, in un’intervista rilasciata al periodico tedesco “Der Spiegel” nel 1966, ebbe a dire come la tecnica stesse focalizzando l’uomo fuori dalle necessarie considerazioni imposte dall’ethos. “tutto deve funzionare – disse nell’intervista il filosofo tedesco, non senza una punta di angoscia –  e il funzionare deve sempre spingere in avanti verso un  ulteriore funzionare, con la tecnica a strappare e sradicare sempre di più l’uomo dalla terra. Ormai abbiamo rapporti puramente tecnici. Non è più la Terra quella su cui oggi vive l’uomo, che si è ridotto a vivere unicamente il pensiero calcolante,che ci consente solo di fare conti economici”.

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Una delle conseguenze dello stato di cose nella modernità descritta da Heidegger, è stata quella di aver persuaso la gente come tutto il mondo dovesse essere visto sotto l’occhio di un calcolo contabile; normale, quindi, come ad Urbano Cairo possa apparire normale e logico mostrarsi sorpreso dalle critiche feroci che una parte dei tifosi del Toro da qualche anno a questa parte gli sta rivolgendo: in fondo i conti delle entrate e delle uscite del Toro sono in ordine, e gli stipendi sono pagati regolarmente. L’impresa “Toro” è solida e sana. Bisogna capirlo Cairo, egli è figlio di un tempo dominato dalla tecnica descritto da Heidegger, un tempo che ha reso lo sport uno spettacolo e l’arte una merce. E la logica dello spettacolo e della merce non può che essere dominata solo ed esclusivamente dalla tecnica del calcolo.  Ma la ricerca di senso, prima o poi, esce sempre fuori nelle vicende degli uomini, che possono anche essere oggetto di manipolazioni, e quindi credere per un attimo come il progresso della tecnica basti al loro tentativo di vivere, ma poi giunge un momento in cui essi, improvvisamente, decidono di volersi riappropriare del proprio ethos. L’enciclica “Caritas in Veritate” pone l’accento sulla necessità di riflettere sulla reale natura di un investimento nella vita di un impresa. “Investire – scrive Benedetto XVI – non è solo un fatto tecnico, ma anche un fatto umano ed etico”. La notevole struttura teologale ed intellettuale dell’attuale “Pontefice Emerito”, comprende, nel redigere un’enciclica con il focus sulla “carità”, come la verità debba essere necessariamente messa al centro anche di ogni avvenimento sociale.

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Ed è sorprendente la convergenza di pensiero di Heidegger e Benedetto XVI allorché pongono l’accento sulla tecnica che non è solo tecnica ma, come si sottolinea  nella “Caritas in Veritate”, essa si “si inserisce nel mandato di coltivare e custodire la terra”. Ed è questo il punto che Urbano Cairo, dominato dalla tecnica del calcolo, non riesce proprio a comprendere, e in cui si sta dibattendo come un pesce impazzito in un acquario sconosciuto e incomprensibile per lui. Una società di calcio, essendo un ethos, non può mai essere gestita solo con la tecnica del calcolo delle entrate delle uscite. Come la carriera di un calciatore non può assumere esclusivamente la forza giuridica regalategli dalla “legge Bosman”. Fare impresa o esercitare una professione sono espressioni di una libertà umana che assume fascino e senso solo quando pone come metronomo delle sue decisioni la responsabilità morale. Lo sviluppo di qualunque ethos, quindi anche quello del calcio, è impossibile senza pensare anche al bene comune, senza considerare come la nostra libertà agisca all’interno di esso. La modernità che stiamo vivendo ci sta facendo indulgere, temo, in un fraintendimento del concetto di libertà e del diritto soggettivo. Delle nostre cose, nemmeno di quelle guadagnate con il sudore della fronte, non possiamo disporne senza nessun vincolo, perché, semplicemente, non viviamo da soli. Aver dato ai calciatori la “prateria” tecnico/giuridica della Legge Bosman non è stato regalargli uno spazio di libertà legittima, ma solo aver spostato il potere su di loro dai club ad una rete, spesso occulta ai più, di procuratori e mediatori che lentamente, e nel silenzio di ogni organo controllore, si è impossessata persino delle loro vite. Ci vuol poco a far diventare una legittima aspirazione di spazi di libertà, una perversione senza uscita. E’ la legge del dare e dell’avere assurta a fine, dotandosi persino di autonomia morale. Quelli come Urbano Cairo non hanno compreso la perversione in cui si sono calati, e non credo per un particolare tendenza alla malafede, ma forse perché hanno rimosso l’obbligo della responsabilità verso la collettività quando si gestisce un bene comune. Ho paura ci si trovi di fronte ad un evidente incapacità dell’imprenditore alessandrino di comprendere la gestione corretta di una squadra di calcio, portata avanti fino ad oggi con la logica di un ragioniere.

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Ma questo parrebbe lo spirito del tempo. Nel suo intervento di qualche giorno or sono al “Meeting” annuale di Comunione e Liberazione a Rimini, Mario Draghi ha lamentato problemi e possibili risoluzioni dei guai dell’Italia, ma si è dimenticato di fornire un solo perché dello stare al mondo degli italiani. Mi si può dire come da un ragioniere non ci si possa aspettare altro, è vero. Ma non si possono dare le coordinate corrette per costruire una cattedrale, se poi questa dentro e fuori è dominata dal deserto. Se ne ricordi Cairo ogni qual volta sottolinea di come lui abbia ricostruito un Torino distrutto dal fallimento. Un deserto non serve a nessuno, è solo sabbia. E prima o poi,la sabbia, scivola dalle mani senza lasciare nessuna traccia. Nemmeno di un buon affare.

Di Anthony Weatherill

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. Watson - 4 settimane fa

    “…Bisogna capirlo Cairo, egli è figlio di un tempo dominato dalla tecnica descritto da Heidegger, un tempo che ha reso lo sport uno spettacolo e l’arte una merce…”.

    Da sempre l’arte è una merce e lo sport uno spettacolo. Quindi direi che bisogna capire Cairo perchè è stato l’unico a metterci la faccia e i soldi quando nessun altro voleva farlo.

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  2. CUORE GRANATA 44 - 1 mese fa

    In quest’articolo,come sempre antologico,A&C hanno tratteggiato in maniera lapidaria la realtà della gestione Cairo.Dal mio punto di vista,più che i risultati sportiva sempre mediocri ma sostanzialmente coerenti con la ns. dimensione medio\piccola ed una struttura organizzativa molto fragile,sottolinierei la pervicace e voluta “apostasia”di Cairo verso il “Mondo Toro”nei suoi VALORI FONDATIVI tutt’altro che irragiungibili.Penso al recente ridimensionamento del Settore Giovanile ove,per età,il calcio deve essere divertimento da ricordare poi con un pizzico di nostalgia nel corso degli anni.Al riguardo il Patron ha dimostrato tutta la Sua fredda indifferenza da imprenditore votato a risparmiare.Come PROPRIETARIO della Società può gestirla,volendo, a Sua immagine e somiglianza.Come Presidente ha dimostrato invece di non essere all’altezza di avere l’onore e l’onere di presiedere una Società come Torino Calcio.Ne consegue che a mio parere noi tifosi perlopiù ormai esausti ci sentiamo “occupanti “di una sorta di “Fortezza Bastiani”che attendono nel NULLA del deserto .un misterioso ALTROVE.USQUE TANDEM?FVCG!!

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  3. Marchese del Grillo - 1 mese fa

    Come sempre riesci a darmi qualcosa che mi mancava, e questo per me è impagabile.
    Grazie Antony!

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  4. Granata DOCG - 1 mese fa

    Una , dieci, cento e mille parole per riassumere solo un concetto base del nostro presidente editore :” Cari tifosi, i soldi sono miei e ne faccio ciò che voglio, ergo non rompetemi il ccc … !”
    A volte penso che se fossi in lui direi la stessa cosa, chi non lo farebbe, ma io sono un piccolo lavoratore dipendente e non ho conoscenza di macro e micro economia e ne di come si gestiscono le aziende, magari su qualcosina, caro presidente , puoi migliorare, che dici ?
    In attesa
    Ringrazio

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    1. ddavide69 - 1 mese fa

      No tifosi , No cairo . Questo è il succo.

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    2. IpouaGoveaViduCimmi - 1 mese fa

      Caro Granata DOCG, massimo rispetto per il Tuo lavoro dipendente ecc… ma secondo Lei si trova seriamente un imprenditore – onesto e attento ai risultati delle aziende – che brami di fare un bel passivo tutti gli anni… e che magari alla fine licenzi qualche migliaio di persone…per dare soddisfazione a qualche leone da tastiera che magari va allo stadio quando ci cono i biglietti a 5 euro? Si può sempre migliorare e il Pres deve migliorare eccome (sito, marketing, Fila, Robaldo ecc..), ma .. siamo realisti: o si fruisce di casse integrazioni…o si ha denaro liquido di provenienza incerta e magari extra UE, oppure si cerca di chiudere in pareggio il bilancio. Tolti il Venaria… milanesi.. romane… napoli.. e ora come ora…Atalanta… gli altri si giocano, tutti, l’ottavo posto:può andar bene o male..ma 15 anni fa ci saremmo leccati i baffi… ed io c’ero a tifare Cevolone.. Maltagliati…Longo e Mezzano.. Florijancic.. Cammarata… Sommese..ecc..

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      1. ddavide69 - 1 mese fa

        Guardiamo sempre a quando stavamo peggio, è il miglior modo per sparire.

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        1. IpouaGoveaViduCimmi - 1 mese fa

          .. il tema non è questo.. il tema è che è cambiato il mondo ed è cambiato tutto. Guardiamo gli ultimi 44 anni.. finito Pianelli.. Rossi fatto fuori dai tifosi. Calleri che capiva di calcio fatto fuori dai tifosi. Il resto è serie B o poco altro con media spettatori tipo Sassuolo. Ah già dimenticavo Borsano… macerie…

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          1. ddavide69 - 1 mese fa

            Calibri capiva di calcio e ha azzerato il settore giovanile , un radiatore di prima categoria. E comunque è vero che il calcio è cambiato, ti ricordo infatti che nessuno dei predecessori di Cairo ha potuto godere di circa 50 milioni di euro l anno dai diritti tv . Infatti i primi tempi , quando i soldi dei diritti non erano mutuati ,Cairo ci faceva fare la spola tra serie a e serie b. Cairo nel Toro non ci sta mettendo un tubo, anzi di soldi ne prende a differenza dei tifosi che DI SICURO ne mettono, quindi per un miliardario che potrebbe ma non fa io non ho alcuna stima. Per concludere il pensiero , ti sei chiesto quanto potrebbe incassare per la vendita del Toro uno che non ci ha messo un picco e non ha rischiato nulla?

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  5. bergen - 1 mese fa

    Ma caro Weatherhill qui il problema non é Cairo.
    E’ un’intera classe dirigente contemporanea che é inguardabile. E non soltanto in Italia.
    Siamo circondati da tecnocrati senza anima e visione.

    Le pare forse che il suo Boris Johnson abbia la statura di un Disraeli, di un Chruchill o di un Macmillan?

    Io penso che viviamo un momento di transizione verso un nuovo ordine e le cose, pandemia inclusa, non accadono per caso.

    Gli eventi finiscono per essere più forti delle volontà individuali o collettive.
    Nel male e, secondo me più spesso, nel bene.

    La storia del Toro ne é un esempio. Una trasformazione continua, sovente connessa a forti traumi.
    La strada giusta é consolidare questo grande sentimento comune, che é senz’altro etico, qualunque cosa si faccia.
    L’importante cioé é non fare contro la storia del Toro e la sua essenza ma andare nel tracciato della storia. A patto di saperlo riconoscere.
    Perché diversamente la strada é senza uscita, come oramai la statistica ci ha dimostrato.

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  6. LeoJunior - 1 mese fa

    Aggiungo alla mia previsione/speranza:
    NK resta per il motivo opposto a Sirigu. Ha detto che era giusto venderlo e adesso non lo vende di certo
    Lyanco: uscita
    Rincon: uscita
    Aina: uscita
    Verdi: qui potrebbe scapparci la sorpresa. Non si adatta benissimo al gioco. Proveranno qualche scambio
    Torreira: vuole tornare in ITA e conosce Gianpaolo. Appena vendiamo arriva…. se non ci mettiamo una vita e ce lo rubano
    Linetty: vuole Gianpaolo
    Barák: arriva subito per completare
    Sepe: appena vendiamo bene Sirigu
    Poi giovani ns e qualche acquisto.
    Poi la butto là: su Meité Gianpaolo si inventerà qualche cosa …

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    1. Bastone e Carota - 1 mese fa

      … porta-borracce?

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    2. marione - 1 mese fa

      Ma questo è uno che ha fallito ovunque sia andato, non lo voleva nessuno, al Milan gli augurano la serie B talmente che lo amano, ma che si deve inventare? Abbiamo preso un signorsi dandogli 1.5 milioni per avallare le scelte del mendicante, pare che parlate di Guardiola.

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      1. Marchese del Grillo - 1 mese fa

        Guardiola, però, quest’ anno ha miseramente fallito gli obiettivi con un’ armata tra le mani.

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    3. TOROPERDUTO - 1 mese fa

      Torretta arriverà, in prestito ma arriverà

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  7. Bastone e Carota - 1 mese fa

    “Investire – scrive Benedetto XVI – non è solo un fatto tecnico, ma anche un fatto umano ed etico”. La “fede” granata è tutta in questa frase.

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  8. Granata - 1 mese fa

    Cairo con il Toro sembra il Furio di Verdone con Magda.

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  9. LeoJunior - 1 mese fa

    Bel pezzo, come sempre, che ci fa riflettere. Ma poi siamo costretti a guardare la realtà così com’è. Io ho riassunto pochi giorni fa il mio pensiero su Cairo. C’è una differenza antropologica tra uno che nasce imprenditore e un manager che diventa tale. Il nostro fa parte della seconda categoria. È quindi privo di quel fuoco e di quella propensione alla follia che rende unico un imprenditore e che spesso però è causa di fallimenti. Il manager rischia poco e amministra bene, nella migliore delle ipotesi. Per Cairo questo vale non solo per il Toro ma per tutte le sue aziende. Avete notato idee e salti in avanti nel “prodotto” la7 o sui giornali RCS? Zero. Tutto uguale a prima, solo gestione migliore dei costi. E così è e sarà con il Toro.
    E qui vorrei aggiungere una nota sul mercato. Per i motivi che ho esposto più il fatto che Cairo (come ha tenuto a sottolineare in conferenza stampa) non ha patrimonio tale da poterlo sottrarre e rischiare alle proprie aziende, non potrà che seguire la stessa logica: si vende e poi si investe.
    Ammesso (ma ne dubitiamo tutti!) che sia stato colto da insolita voglia di fare una bella squadra, dovrà cedere prima di acquistare.
    Ecco perché nega la volontà di Sirigu: deve venderlo e far sapere (anche se lo sanno tutti..) che vuole andare lo svaluterebbe
    Idem quando dice che abbiamo tanti buoni giocatori in rosa.
    Posso darmi e darci una piccola illusione? Oggi stiamo prendendo giocatori a zero ma che servono al mister per partire e che saranno riserve. Poi cercherà di vendere.
    Arriveranno Torreira e Linetty, Sepe e un esterno di difesa attaccante giovane. Io penso se ne andranno Izzo, Sirigu, Lyanco e forse Verdi.
    Ma, come sempre, alla fine del mercato.
    Spero sia concordato con il mister.

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    1. Bastone e Carota - 1 mese fa

      Torreira, Linetty, Sepe e un giovane terzino.
      Ci sto, dove si firma?

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  10. gabemorett_449 - 1 mese fa

    E’ facile fare il filosofo, ma non ci sono proposte concrete. E poi la filosofia vale solo quando entra nella realta`. Una realta` che persino l’ autore ammette che non esiste piu` nel monso del calcio professionista. E allora che fare? Continuare a dire a Cairo di andarsene senza nessuna proposta concreta di cosa capitera` dopo. E chi compra la squadra? Certo non quelli che invocano l’addio di Cairo. Metteteci i soldi, fate un piano reale, non dei sogni a occhi aperti. Magari un filosofo che cita papa Benedetto (anche lui fuori dalla realta`) puo pensare di essere dalla parte giusta dell’ argomento, ma purtroppo i suoi ragionamenti sul necessario ethos di organizzazioni vincenti non si trovano nel professionismo attuale. La “ragioneria” e` il nucleo del successo di una organizzazione. Anche a me piacerebbe che il Torovicesse mollti campionati, uno di fila all’ altro. Ma la Juve ci e` arrivatasviluppando la piu` forte ragionieria nella serie A.
    Gabe Moretti

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    1. ALESSANDRO 69 - 1 mese fa

      Io credo che lei non abbia pienamente compreso il senso dell’articolo. La scienza, la Tecnica, la fisica e la matematica sono materie importantissime, che hanno un contributo fondamentale al progresso mettendoci a disposizione tutto ciò che abbiamo oggi ma la poesia, l’arte e la Filosofia sono le materie che hanno dato un volto umano alla nostra esistenza, hanno fatto emergere dei sentimenti altrimenti sconosciuti (come disse Benigni ” Noi avevamo dentro di noi determiati sentimenti ,i Poeti ce li hanno tirati fuori..”). Cosa sarebbe oggi la nostra esistenza senza la poesia, l’arte e la Filosofia????
      Questo concetto credo che l’ autore dell’ articolo vuole trasmetterlo al mondo del pallone. Quello che lei sostiene, tecnicamente, è tutto vero ma bisogna sempre ricordarsi che il calcio è uno sport che nasce nella strada, nei campi polverosi, nei cortili…nasce e si nutre della passione della gente senza la quale non esisterebbe. Senza tifosi non c’è calcio, non c’è buisness, non c’è nulla. Perciò nell’ubriacatura generale del dio danaro non si può trascurare il fattore umano…Io credo che lui volesse intendere questo è io lo condivido non da ora..

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    2. iard68 - 1 mese fa

      La tua replica evidenzia che non hai pienamente compreso il “nocciolo” del ragionamento, che poi è esattamente il cuore del problema: così facendo il mondo non andrà da nessuna parte. Qualcuno ne è cosciente e prova a “segnalarlo” a “spiegarlo” e viene semplicisticamente etichettato come “fuori dal tempo”.
      Da sempre sono perfettamente cosciente di questa situazione, ed io stesso, molte volte, ho etichettato alcuni tifosi del toro come “sognatori, fuori dal tempo”. Ma, non perché sia brutto o sbagliato: tutt’altro! Certi valori sono fondamentali e meno male che qualcuno si ostina a portarli avanti (nel tempo), nonostante tutto! Critico, qualche volta anche aspramente, chi continua a farsi il fegato marcio senza prendere coscienza della realtà. Come è stato perfettamente spiegato anche da Weatherill e meglio di lui Benedetto IV (ma non si può pretendere chiaramente che la lettura di un’enciclica sia per tutti), il mondo di oggi non è più pronto (un assurdo vero?) per quel “senso” di cui ha insesorabilmente, intrinsicamente bisogno! Per chiudere, “un affare in cui si guadagna soltanto del denaro, non è un affare” dice Ford. Abbiamo BISOGNO di un calcio (per ritornare e limitarci al calcio) in cui non vinca sempre la juve, o l’inter o il milan. Ne abbiamo bisogno tutti. Anche loro, i tifosi dei gobbi! Per stare tutti meglio. “La ragioneria” di cui parli è esattamente il fallimento etico di questo nostro mondo costruito neanche più sul capitalismo (già becero, di per se) ma sul consumismo più sfrenato. E’ esattamente quello che ci fa star male. E fa inesorabilmente rimpicciolire il Toro. Luca

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  11. ddavide69 - 1 mese fa

    Greatest, as usual . È quello che penso da anni qui espresso in maniera lapidaria da un grande interprete, ed è il motivo per il quale vorrei continuare a tifare Toro , cioè che al centro ci deve essere la collettività dei tifosi, esattamente come al centro del mondo ci dovrebbe essere la collettività delle persone.

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  12. Dr Bobetti - 1 mese fa

    Totalmente d’accordo con Sir Anthony. Non sempre è così ma in questo caso son fatti. Mannaggia al presiniente

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  13. policano67 - 1 mese fa

    e un avvoltoio ke fiuta affari altro ke incompetente.e un calcolatore di affari.il toro e solo visibilita personale in serie a ma calcisticamente a lui nn interessa.conti in ordine e restare in a

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  14. Nero77 - 1 mese fa

    Non credo nella malafede di Urbanetto,soltanto un egocentrico fissato per i tagli e risparmi,purtroppo il Toro non è un azienda e finché non lo capirà ci dovremo accontentare di cosa passa il convento

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  15. Paul67 - 1 mese fa

    É un bugiardo il PRESINIENTE, e un bugiardo nn può rappresentare un popolo, il popolo GRANATA. Alla fine della fiera il concetto è questo. Il tempo, come sempre, farà capire a tutti o quasi chi è veramente il Ciarlatano, la sua parabola è in continua discesa. Sta a noi tifosi accelerarne la caduta e se fossimo più uniti cairetto sarebbe già scappato.
    La paura del passato nn deve condizionare il presente ne tantomeno il futuro del TORO. Quindi,
    cairesefc GAME OVER.
    CAIRO VATTENE

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    1. IpouaGoveaViduCimmi - 1 mese fa

      Forza ragazzi..! 10 euro ciascuno .. assemblee collettive di governance.. acquisto del marchio e tutti in prima divisione a tifare il VeroTorino A.s.d…

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  16. Junior - 1 mese fa

    D’accordo con l’articolo. Penso più all incompetenza calcistica che malafede o altro. Credo invece Cairo non ha mai stipulato un contratto coi tifosi.

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  17. Toro73 - 1 mese fa

    Quanta filosofia da bar in questi editoriali. Buona notte

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    1. bloodyhell - 1 mese fa

      arriva sempre il raglio di un asino, che del bar non sa niente, ma che della stalla conosce tutto

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    2. Dr Bobetti - 1 mese fa

      Devi essere un parente del giornalaio

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  18. Cicciodonosor - 1 mese fa

    Bellissimo articolo, però, per me, Cairo è in malafede e non incapace. Altrimenti sarebbe stato incapace anche per La7 e per RCS

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    1. oscarfc - 1 mese fa

      Non necessariamente, l’articolo afferma che una squadra di calcio non è e non può essere considerata una azienda, o per lo meno non solo un azienda ma racchiude dentro di se tanti significati che nell’articolo vengono definiti ethos. Nel caso di RCS e La7 esssendo esse aziende e solo aziende va bene la logica del bilancio con attivo e passivo per misurare il successo dell’impresa.

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      1. bloodyhell - 1 mese fa

        sintesi perfetta di ciò che sir anthony ha provato a chiarire con l’articolo, che non pretende di dare soluzioni ma solo di analizzare il perché cairo con il toro sta fallendo qualsiasi tipo di obiettivo. qualcuno, che evidentemente non ci arriva, ha scambiato il ragionamento del nostro inglese per un tentativo di filosofare. capita quando non si capisce ciò che si legge. comunque, complimenti fratello oscarfc.

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  19. Guevara2019 - 1 mese fa

    Sarà un ragioniere senza passione per il Toro e la sua storia, può essere.
    Lo ritengo un furbastro, tutto ciò che ha acquisito negli ultimi anni, Rcs ad esempio, frutto di una manovra di acquisizione della maggioranza azionaria sganciando poco o nulla, fa parte della sua filosofia imprenditoriale.

    Sganciare molti soldi per il Filadelfia, ancora provvisorio senza tutta la parte merchandising,oppure iniziare a investire sulla nuova realtà dei campi Robaldo, se ne parla da anni ma è tutto un bluff,non fa per lui, forse non ce li ha i quattrini, o non li vuole sganciare.
    Dopo un’annata orribile come quella passata, mi sarei aspettato una campagna acquisti aggressiva, e con nomi di un certo livello proprio per toglierci dalla “pauta” e iniziare un trend da creare entusiasmo.
    Non è così l’abbiamo capito, ma non avevamo dubbi dopo quindici anni, ora per il bene del Toro, senza svendere, dichiari di voler cedere, senza fretta ma senza bluff, così nel giro di alcuni mesi verremo a sapere tutti quanti se abbiamo qualche speranza di un nuovo corso.

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    1. Cuore granata 69 - 1 mese fa

      Analisi che non fa una piega..quoto su tutto!!

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      1. Guevara2019 - 1 mese fa

        Thank you very much, my friend!

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    2. zaccarelli - 1 mese fa

      Riguardo i “pollici versi”:
      ci sono persone che a priori contestano, dicono il contrario di tutto,a volte senza cattiveria ma solo per il gusto di farlo, sarebbero capaci di negare la pioggia anche durante un acquazzone.

      Cairo dopo 15 anni non é piu difendibile, é come dire che la juve sia onesta e trasparente.
      Difendere cairo e juve é essere complici.

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      1. Guevara2019 - 1 mese fa

        Zac, non c’è problema, siamo arrivati alla massima riveduta e corretta “tanti pollici versi, tanto onore”

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  20. Cuore granata 69 - 1 mese fa

    Io il maggior torto che gli,imputo e’quello di non aver mantenute le promesse fatte in questi 15 anni.”portero’ il Toro dove merita”..”champions in poco tempo” e altre miriade di cose dette non susseguite dai fatti..la CHIAREZZA e’ alla base di ogni rapporto..lui non lo è..e aggiungo se avesse veramente voluto far breccia nel cuore dei tifosi avrebbe rifatto a SUE SPESE tutto il Filadelfia che per i tifosi granata è un luogo SACRO.E mi fermo tanto io ho poca fiducia in lui ma ognuno ha le proprie opinioni e io le rispetto anche se magari non sono d’accordo.Sempre fvcg

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    1. FORZA TORO - 1 mese fa

      si certo poteva fare il Fila a sue spese,però i tifosi manco tutti i seggiolini della tribuna hanno comprato, solo per dire che molti pretendono(in generale nella vita)ma quando tocca a loro nulla fanno,questo al di la delle colpe di Cairo

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      1. ddavide69 - 1 mese fa

        Fammi capire li devi comprare io i seggiolini , quando un presidente miliardario il 15 anni non ha fatto nulla, anzi di soldi ne ha presi?

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