Decameron granata – L’idolo d’infanzia: “Provavo a imitare Pulici nelle rovesciate”

Decameron granata – L’idolo d’infanzia: “Provavo a imitare Pulici nelle rovesciate”

L’iniziativa / La quattordicesima puntata della nostra raccolta di novelle tra i lettori

di Marco De Rito, @marcoderito

Cosa narra il Decameron? Narra di un gruppo di giovani che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze per sfuggire alla peste nera che in quel periodo imperversava nella città, e che a turno si raccontano delle novelle di varie tematiche. Sull’idea di Giovanni Boccaccio vorremmo strutturare qualcosa di simile insieme a voi. Il Decreto #iorestoacasa ci costringerà giustamente a rimanere nelle nostre abitazioni fino al 3 aprile. E allora perché non sforzarci con la memoria e provare a ricostruire alcuni nostri frammenti di vita rigorosamente granata. Momenti che giacciono nella nostra testa, ma potrebbero tenere compagnia e regalare emozioni ad altri “colleghi di fede”. Come Toro News, vorremmo creare un casolare virtuale granata, sull’esempio di Boccaccio, così come le storie che vorremmo che voi condivideste con noi e con tutti gli altri “fratelli” del Torino. Un modo per tenerci impegnati e per liberarci per qualche momento dei cattivi pensieri. Continuiamo dunque con la quattordicesima giornata di novelle e il tema sono i derby indimenticabili.

PRIMA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Al Fila nel ’59, Toro in B ma che bolgia…”

SECONDA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio:  La prima volta allo stadio: “Quelle emozioni degli anni 70-80”

TERZA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “La ripresa negli anni ‘ 60 “

QUARTA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “L’inizio della sofferenza”

QUINTA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Il colore granata, il più bello del mondo “

SESTA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Da quel giorno non ci fu storia, diventai del Toro “

SETTIMA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Mi sentii parte viva della storia della mia squadra “

OTTAVA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Quel giorno capii cosa significa essere del Toro”

NONA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Si giocava in 12, c’era Meroni”

DECIMA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “27 marzo 1983, sembrava di essere in orbita”

UNDICESIMA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Ricordo il ruggito della Maratona e l’urlo di tutti i tifosi”

DODICESIMA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Non vedo l’ora di tornare a gioire”

TREDICESIMA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Quel rosso a Glik…”

MANDA LA TUA NOVELLA GRANATA A redazione@toronews. net

Decameron granata: raccontateci il vostro idolo dell’infanzia

“Dai, teniamolo con noi! Come lo chiamiamo?”

“Pinga! E’ stato uno dei più forti giocatori del toro!”

“Che pizza con sto toro. Guarda che ciuffo che ha. Chiamiamolo Elvis!”

“Elvis! Perfetto!”

Eravamo tutti e tre ignari del nostro destino.

Io non sapevo che quella ragazza sarebbe diventata mia moglie e la donna della mia vita.

Lui, il cagnolino trovatello che ci seguiva per le strade del paese, non sapeva che avrebbe condiviso tutta la sua vita al fianco della nostra.

Lei,Laura, oltre ai punti uno e due, non sapeva che il mio assenso al nome scelto per quel cane era sempre figlio del mio primo amore.

Elvis, non come il mito col ciuffo, ma come il bomber dell’Arezzo strappato alla concorrenza e portato alla corte di Gianni De Biasi nel primo mercato di riparazione dell’era Cairo. In effetti Pinga era il passato, fallimentare. Abbruscato il futuro, da costruire e sognare.

Sono passati quasi quindici anni. Elvis ha scelto di raggiungere capitan Valentino, Ferrini e Meroni là dove i campi in erba sono sterminati. Io che sono ancora da questa parte della barricata, né nego né rimpiango la scelta: né di aver offerto una vita migliore a quel quadrupede, né di avergli dato il nome dell’allora nostro bomber! Uno dei tanti, non un fenomeno. Ma uno da toro. Come lo siamo noi tifosi. Uno “niente di che”, che in una partita assurda, come tante di quelle a tinte granata, in un momento disperato ha fatto quel qualcosina che si poteva fare: gol! Il nostro secondo, a fronte dei loro 4! E dire che si era passati in vantaggio con Longo, Raffaele e non Moreno, se non ricordo male!L’allora presidente Mantovano sembrava essere in Paradiso.Noi all’inferno, come spesso ci accade. C’era ancora il ritorno per carità…ma che botta. L’ennesima! Fu allora che mi innamorai sportivamente parlando di Elvis Abbruscato: bomber scarso, e apparentemente inutile. Come me, come te, come ognuno di noi. Ma utilissimo nel aver portato il suo mattoncino da niente in quella partita sciagurata di Mantova proprio quando tutto sembrava perso! Al ritorno, in casa davanti a 60000 spettatori, sul tabellino e nella storia andranno Rosina, Muzzi e Nicola. Lui, Elvis, si sbatterà in campo per 120 minuti senza lasciare il segno. Degli altri tre si ricorderanno tutti, ma io voglio ricordarmi di lui. Perchè grazie a lui, voglio lasciarmi prendere dalle piccole cose, quelle più nascoste e quotidiane. Quelle che sembrano passare inosservate. Quelle a cui tendiamo dare poco valore e relativa importanza. Quelle che però, a conti fatti, fanno la differenza. Come a quel gol dal 4-1 al 4-2. Non ci fosse stato, dovremmo ancora essere qui ad inventarlo. Grazie Elvis. Grazie Toro. Come te, pur essendo “nulla di che”, non c’è nessuno!

Fabio Fantone


Buongiorno,

so di non essere affatto originale se vi dico che il mio idolo dell’infanzia e anche dell’adolescenza era, ma lo è ancora, Paolino Pulici!

Sono nato nel 1961 quindi Pupi gol me lo ricordo bene, ricordo ancora il mio scontento quando Giagnoni (allora non capivo quanto giustamente) lo tolse di squadra per ridargli una formazione di base che poi lo fece esplodere per quell’asso formidabile che era!

A volte giocavo a pallone da solo nel cortile di casa e lì, sul cemento (!), provavo a fare delle specie di rovesciate per imitarlo.

Quando con Carlo (un grande tifoso granata che purtroppo mi lasciò troppo giovane) giocavamo, in un prato non lontano da casa a “chi segna va in porta”, ci lanciavamo la palla bassa, per consentire all’altro di provare il mitico tuffo del 16 maggio 76.

Un giorno recuperai un pallone in acrobazia e lui mi disse “mi sembri Pulici” …ecco, non mi ricordo un complimento migliore nella mia vita…

Quanti gol spettacolari, quanti gol ai gobbi, quanta grinta, quanta forza e quanta correttezza in campo!

Ho visto quest’uomo parlamentare e placare gli Ultras pronti, sulla pista dell’atletica del Comunale, all’invasione di campo in un drammatico Toro-Milan 0-3 del ’79. Anche questo differenzia il CAMPIONE dal bravo, anche bravissimo, giocatore!

E quando, tanti anni dopo era il 2006, l’anno del centenario) al teatro Carignano, al termine del bellissimo monologo “Cos’era mai questo Toro”, andai a stringergli la mano, dovetti trattenere a stento le lacrime: si, ero tornato bambino, un bambino di 45 anni!
E in questi tempi così difficili e tristi, sapendo che Lui abita in una zona molto a rischio, mi sono preoccupato come se fosse un mio fratello.
So bene che ci sono e ci sono stati e ci saranno calciatori con all’attivo centinaia di gol ma come Puliciclone, NO! NESSUNO.
Non so se pubblicherete questo pezzo, a me ha commosso già lo scriverlo.
Francesco Branca

Sicuramente Valentino Mazzola è stato un punto fermo per il mio inizio e per il mio attaccamento alla maglia granata. Ma è stato un eroe di riflesso, raccontato da mio nonno, da mio papà, da mio padrino.

Il vero idolo , da me vissuto come tale, è Paolino Pulici, Puliciclone , Il gemello del gol col numero 11

Ho il ricordo di quando iniziò a giocare con noi, nel 1967, dopo che l’ Inter lo scartò perchè Herrera lo riteneva buono solo a correre i 100 metri.

Ed in effetti le sue prime apparizioni lasciavano travedere una forza fisica notevole ma che non

riusciva a concretizzare, non esplodeva. Fu Giagnoni che lo capì e lo obbligò ad allenamenti micidiali per “trovare” la porta.

E Pulici fu. Gol a raffica, mai una polemica (e di calcioni ne prendeva), mai una parola fuori dalle righe. Nei suoi occhi ancora oggi , si percepisce il granata, nella sua essenza.

Ancora oggi ci racconta che il grande Ussello gli aveva inculcato nella testa che da lassù gli invincibili osservavano cosa combinavano i torelli.

E lui si è sempre adeguato ed è sicuramente riuscito a far sorridere tante volte Valentino.

Ricordo che il grande Mazzone, che avrei visto benissimo nella nostra panchina, si inchinò e gli strinse la mano dopo un Torino Fiorentina dove Paolino aveva letteralmente fatto impazzire la sua difesa.

Quando passò all’ Udinese nell’82 , mi sarebbe piaciuto conoscere la sua reazione ad indossare una divisa bianconera ,sia pur di una compagine diversa dalla gôba che era il suo bersaglio predefinito.

Grande Paolino, hai fatto sognare una generazione ed ancora oggi mi commuovo quando ti vedo parlare col tuo tono pacato e granata.

Riccardo Bussone


Continuate a mandarci le vostre novelle sulla mail redazionale (redazione@toronews.net) e, ricordatevi, l’argomento della prima settimana riguarda la vostra prima volta allo stadio. Non dimenticate di firmare l’email e soprattutto continuate a farci sognare e svagare in questo momento complicato per l’intero paese.

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