Toro, affinché la tragedia non sia soltanto memoria

Toro, affinché la tragedia non sia soltanto memoria

Scrivere di Toro il 15 ottobre ed il 4 maggio è un’impresa piuttosto ardua. O meglio, è un’impresa semplicissima se si decide di lasciarsi andare e farsi trascinare dal dolce fiume dei ricordi, dalla “nostalgia a tutti i costi”, concentrandosi…
Scrivere di Toro il 15 ottobre ed il 4 maggio è un’impresa piuttosto ardua. O meglio, è un’impresa semplicissima se si decide di lasciarsi andare e farsi trascinare dal dolce fiume dei ricordi, dalla “nostalgia a tutti i costi”, concentrandosi su date che, per la loro semplice esistenza, evocano qualcosa che non si può ignorare.
La data del 15 ottobre significa Gigi Meroni, nella mente di tutti gli amanti del calcio e delle storie piene di vita, di morte e di passione nell’intervallo più o meno lungo tra l’una e l’altra. Il 4 maggio significa Superga, episodio che neppure ha bisogno di descrizione, talmente è impresso nella memoria collettiva, con la propria portata tragica, nel senso più nobile del termine.
Già, la “tragedia”, termine talmente abusato al giorno di oggi che è difficile coglierne appieno le reali sfumature, ma che, associato allla storia del Torino risulta particolarmente calzante, se affrontato con la giusta interpretazione. “La tragedia non è morire, ma dimenticare”, recita forse il più noto degli aforismi dedicati all’incidente di Superga, espressione che potremmo tranquillamente dedicare anche a Gigi Meroni, ed al carico emotivo che quell’assurda serata del 15 ottobre 1967 ancora trasmette nelle nostre teste e nei nostri cuori.
Ma la tragedia, nel senso più autentico del termine, quello della Grecia classica, non ha mai rappresentato un semplice “amarcord”: il ricordo evocato dalla tragedia classica ha sempre avuto una funzione soprattutto evocativa. Non semplice intrattenimento, non semplice commozione, ma soprattutto insegnamento. Ed ancora di piú, mai autocommiserazione.
Ebbene… Cosa possono insegnarci le “nostre” tragedie? Una cosa su tutte, paradossalmente: a ricordare, senza appiattirci sul ricordo fine a sé stesso. Questo Toro, oggi più che mai, ha bisogno di presente e, soprattutto, di futuro. Un bisogno disperato di avere qualcosa da divere di fronte ai propri occhi, qualcosa che un giorno potrà evocare altri ricordi, altre leggende, persino… altre tragedie.
Arriverà questo futuro? Noi continuiamo ad attenderlo, ma senza sminuite i (piccoli, ma importanti) passi in avanti che sono stati compiuti, senza mai nascondere quanto ancora ci sia da fare. Ci sono aspetti della leggenda di un tempo, che attendono soltanto di essere rivissuti: prima di tutto il Filadelfia, un settore giovanile degno di questo nome, e poi, un giorno, una posizione in classifica costantemente all’altezza di un passato da grande del calcio italiano.
Il popolo granata, dalle proprie tragedie, può imparare a vivere il presente ed il futuro nel modo più consono, ma la realtà dovrà, necessariamente, un giorno o l’altro, rispecchiare aspettative e sogni di chi si racchiude sotto questa bandiera. Affinché Superga, Gigi Meroni, Giorgio Ferrini ed i ruderi del Filadelfia, ancora più che le (poche ma indimenticabili) vittorie sportive possano finalmente essere un punto di partenza e non un punto di arrivo. Noi continuiamo a tenere gli occhi aperti.

Diego Fornero

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