Athletic Bilbao-Torino: una notte da Champions, in una città dalla lingua antica e dal volto ipermoderno

Athletic Bilbao-Torino: una notte da Champions, in una città dalla lingua antica e dal volto ipermoderno

Guida al Granata in trasferta / Torna la rubrica di Roberto Voigt che ci fa fare un giro nel cuore della città basca

Non è la Coppa dalle Grandi Orecchie, ma l’atmosfera e la cornice questa sera saranno le stesse. Chi siano i baschi e da dove vengano questo è ancora un grande mistero. È probabile, si pensa tutt’oggi, che siano addirittura i diretti discendenti di quei primi uomini che, nove millenni prima di Cristo, iniziarono ad abitare i Pirenei, dapprima cacciatori e poi stanziali. Ad aumentare il mistero concorrono anche le moderne scienze mediche, che hanno identificato nel sangue della popolazione basca una maggiore presenza di fattore Rh negativo rispetto alla media mondiale. Lo stesso discorso vale per la lingua basca, un unicum tra le lingue europee, capace di far discutere ancora oggi appassionati ed esperti. Significativamente diverso da tutte le lingue parlate nel Vecchio Continente, il basco potrebbe essere già stata lingua comune tra la popolazione autoctona prima delle invasioni indoeuropee (e parliamo del XII° secolo avanti Cristo!): una lingua talmente antica da far impallidire al confronto anche il nostro latino.

I baschi, poi, sono per noi un popolo attorniato dal proprio mito, imperniato sulla ricerca spasmodica e totalizzante della propria indipendenza. Dagli attentati dell’ETA – che da più di dieci anni hanno smesso di essere fatti di cronaca – è possibile risalire all’ottocentesco partito nazionalista e da lì, con un salto di tre secoli, al Regno di Pamplona (capace di contenere dentro sé tutte e sette le provincie basche). Ma prima ancora, risalendo la scala della storia, va ricordato come i baschi lottassero per la propria autonomia anche durante il regno Merovingio (stiamo ovviamente parlando dei baschi abitanti nel versante francese dei Pirenei) con la stessa forza d’animo con cui precedentemente, durante il lungo dominio di Roma su queste terre, riuscirono a non dimenticare la lingua e gli usi dei padri. Gente motivata e determinata, dunque, capace di affrontare e battere eserciti immensamente più forti: fu questo il caso, ben noto, del paladino Orlando, ucciso dai Baschi a Roncisvalle durante un passaggio dell’esercito di Carlo Magno da quelle parti.

Una storia antichissima, quindi, ma che non deve illudere il nostro tifoso in trasferta: diversamente da quanto si possa immaginare dopo le righe precedenti, infatti, Bilbao è una città moderna e contemporanea, architettonicamente stimolante e, non da ultimo, una capitale economica e produttiva per l’intera Spagna. Città a vocazione industriale e postindustriale, negli ultimi decenni si è arricchita di grandi strutture pensate da architetti quali Calatrava, Isozaki e Frank Gehry che qui ha realizzato il Museo Guggenheim: una costruzione assolutamente innovativa e formidabile, un manifesto per l’architettura contemporanea. Ma non solo palazzi: Bilbao, attraversata dal fiume Nervión, è arricchita da ben diciassette ponti e da diciotto parchi pubblici (uno dei quali, l’Etxeberria, venne ricavato dall’abbattimento di un polo industriale). Una città che ricorda un po’, in questo senso, la Torino dei nostri giorni, impegnata a ricostruire i propri quartieri dopo la fine dell’egemonia industriale. Ma Bilbao non ha ancora finito di ripensarsi e di ridisegnarsi, se è vero che il quartiere di Zorrozaurre è interessato, in questi anni, da un progetto di rinnovamento firmato da un’altra archistar contemporanea: Zaha Hadid.

E ancora una volta, come spesso abbiamo rilevato nella nostra guida, ci troviamo davanti a una realtà antichissima (e nel contempo assolutamente contemporanea) capace di reincarnarsi nel calcio, nell’identità della squadra che porta il nome di Athletic Club Bilbao. Una squadra famosa per l’attenzione che da sempre impiega nel selezionare i propri giocatori: per giocare con questa maglia, ancora oggi, è necessario essere di origine basca o, in alternativa, aver imparato a calciare palloni in realtà calcistiche basche. Un anacronismo – forse – nel calcio multinazionale di oggi, ma, nel contempo, un segno importante del legame tra la città, la regione e la squadra. Una scelta, questa, che comunque ha sempre ripagato: in Spagna l’Athletic può vantare – insieme a pochi altri club – un traguardo storico, quello di non essere mai stata retrocesso dalla massima serie. Un record sorprendente, se si pensa alla più che centenaria storia del club.

Una storia nata a fine Ottocento, quando il calcio contagiò tutta l’Europa industriale, e capace di raccontare anno dopo anno vittorie clamorose (come un 12-1 rifilato al Barcellona o un double campionato e coppa di Spagna nel 1930-31) e delusioni cocenti (ed è il caso della Uefa, persa nel 1977 contro la Juventus e nel 2012 contro l’Atlético Madrid). La casa del club basco, dove il nostro tifoso vivrà i 90 minuti della partita, è il nuovo San Mamés, sorto di fianco al vecchio (e ormai abbattuto) stadio omonimo. Completato solo qualche mese fa (il 15 luglio 2014) questo stadio vanta per sé le cinque stelle che la Uefa rilascia agli impianti d’elite del calcio europeo. Una cornice perfetta, quindi, per una notte sognata, conquistata e meritata dal Toro: un palcoscenico da Champions per un Torino europeo.  

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