Torino a Udine: nella culla del calcio italiano

Torino a Udine: nella culla del calcio italiano

Guida al granata in trasferta / Dalla Terza Guerra d’Indipendenza alle magie di Zico…

Udine è a suo modo una capitale del calcio. Questa è frase potrebbe sembrare eccessiva o provocatoria, e forse lo è. Non bisogna però dimenticare che Udine è stata una delle culle del calcio italiano, per poi caratterizzarsi come una squadra sempre meno provinciale e sempre più protagonista del nostro campionato. Ma cominciamo per ordine.

Udine entrò a far parte del Regno d’Italia nel 1866, al termine della Terza Guerra d’Indipendenza. In quegli anni non superava ancora i 30 000 abitanti (oggi ne conta più del triplo) e aveva già dietro di sé una storia millenaria. Arroccata e sviluppata intorno alla collina del castello (che la leggenda vuole composta dall’esercito di Attila, per permettere al re unno di guardare da lontano le fiamme avvolgere Aquileia) la città crebbe come importante centro commerciale in tutto il medioevo e nell’età moderna. Circondata nei secoli da ben cinque cerchie di mura, Udine, sebbene al confine tra il nuovo stato italiano e l’impero asburgico, non ne divenne periferia, ma mantenne i contatti ed espresse una vitalità assolutamente in linea con i gusti dell’epoca. Così come a Torino, oltre al lavoro e all’industrializzazione, in città iniziarono a sorgere palestre e società di ginnastica per una borghesia sempre più attenta alla cura del proprio corpo e dell’igiene “personale e morale” (come si diceva allora). In questo contesto, negli ultimi anni dell’Ottocento prese vita la Società Udinese di Scherma e Ginnastica che iniziò a includere – per volontà della federazione nazionale – tra le proprie attività anche il calcio. Correva l’anno 1896 e quell’Udinese si rese protagonista di una “storia diversa” (come la chiamarono Papa e Panico nel loro testo dedicato alla storia del calcio), di un diverso inizio del football italiano.

Risalendo infatti alle primissime partite di calcio giocate nello Stivale possiamo scoprire come a fianco di una storia “ufficiale” (verrebbe da dire “federale”, ovvero legata alle città e alle squadre di Torino e di Genova, motori indispensabili per la nascita della federazione calcistica attraverso cui si fissarono le datazioni ufficiali) si sia mossa anche una storia diversa, quella del football delle palestre e dei ginnasti. Già nel 1895 a Udine era comparso il primo regolamento di football scritto in Italia e nel settembre di quell’anno alcuni ginnasti udinesi giocarono a Roma una partita di calcio contro i loro colleghi di Rovigo, sotto gli occhi di Re Umberto I, per i festeggiamenti del venticinquesimo anniversario della breccia di Porta Pia. L’anno successivo – il 1896 – l’Udinese vinse il primo campionato di calcio di cui si abbiano fonti certe; si trattò di un torno organizzato (appunto) dalla Federazione Ginnastica a Treviso e i bianconeri ebbero la meglio, in finale, contro la Società Ginnastica di Ferrara. Un inizio diverso, un cammino parallelo e gemello a quello della Fif (oggi Figc): il calcio italiano nacque, potremmo dire, bicefalo e l’Udinese, con le sue glorie antiche, continua a ricordarcelo.

L’Udinese non è però rimasta un fossile della storia: dal 1911, con la nascita ufficiale della sezione calcistica e l’iscrizione alla Figc, le zebrette hanno iniziato il loro percorso nella storia “ufficiale” del calcio nazionale. Dopo decenni di anonimato l’Udinese apparve in Serie A nel 1950, dove galleggiò per tutto il decennio; nel 1955 terminò il campionato al secondo posto: un risultato incredibile ma vanificato dallo scoppio dello scandalo Settembrino, quando le confessioni di alcuni calciatori inchiodarono la società friulana – punita con la retrocessione in B – con l’accusa di corruzione. Ai gloriosi anni ’50 seguirono anni meno lieti, con i bianconeri sprofondati in campionati minori, fino al ritorno alla massima serie di fine anni ’70. È da allora che comincia l’Udinese “contemporanea”: la conquista della Mitropa, Causio e Zico, la presidenza Pozzo, la scoperta di giovani campioni in erba e i grandi colpi di mercato. Il tutto condito da stagioni europee e qualificazioni alla Champions. L’Udinese degli ultimi trent’anni è quindi diventata una protagonista del calcio italiano, con accezioni a volte decisamente positive (dalla capacità di lanciare giovani promettenti alla serietà e la pazienza nella programmazione dei cicli della squadra) e altre volte più sospette (dalla famosa telefonata tra Pozzo e Calleri alle vicende giudiziarie di fine anni novanta, passando per le accuse di “rovinare” il ranking Uefa dell’Italia).

La trasferta di Udine può quindi regalare un vero tuffo nella storia del calcio, una gara tra due squadre protagoniste nella fondazione di questo sport. Così nel capoluogo friulano, oltre alla possibilità di curiosare intorno ai lavori per uno stadio che si preannuncia modernissimo, il tifoso granata potrà fare un passeggiata in un centro storico particolarmente vivace e ben conservato, camminando tra palazzi storici e fermandosi nelle trattorie, dove lo attendono ottimi prosciutti e vini doc. Piazza della Libertà, poi, è uno di quei gioielli fantastici che l’Italia sa ancora regalare: un’insieme di palazzi e monumenti capaci di far convivere insieme epoche differenti, in un unico teatro di bellezza e di arte. Per quanto riguarda, invece, l’altro capolavoro che Udine conserva – Totò Di Natale – la speranza è quello di potersi gustare ancora le sue perle, ma dalla prossima partita.

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