Verona-Torino, un po’ partita di calcio e un po’ giostra di cavalieri

Verona-Torino, un po’ partita di calcio e un po’ giostra di cavalieri

Guida al Granata in trasferta / Ecco una guida della città in cui oggi si disputerà la sfida tra gli scaligeri e gli uomini di Ventura

Verona ci accoglie con le sue pietre invecchiate dai secoli, con i suoi palazzi guardinghi difesi dall’Adige. Verona ha ancora la dignità di una capitale decaduta, se ne respira l’aria tra le strade mentre i portali dei palazzi, anche nelle vie più buie, testimoniano i gradi di una nobiltà ormai scomparsa, da ricercare tra le polveri della storia.

Una capitale del nord, anche se decaduta, offre sempre grandi stimoli al viaggiatore che, potendone dedicare del tempo, decide di perdersi nei suoi meandri e in quel dedalo di vie che compone un centro storico così vitale. Che si tratti di arte, di storia o dei piaceri della tavola Verona non delude mai, e da buona capitale sa soddisfare i viaggiatori che fanno il loro ingresso nel borgo, superando i suoi ponti storici sul fiume e seguendo strade calpestate da migliaia di anni.

Nonostante la storia di Verona coincida con quella d’Italia –  dai popoli preromani all’impero latino –  e nonostante l’ antichità abbia lasciato vestigia di una certa importanza, l’anima di Verona è rimasta autenticamente fedele al proprio medioevo. Il cuore di Verona non batte in piazza Bra, così grande e dispersiva, incorniciata da edifici più diversi, quasi straniante. L’Arena non è che una vetrina, così come il balcone di Giulietta che al di là di ogni dubbio filologico resta una tappa obbligata per tutti quei turisti incuriositi dal mito di Shakespeare e di un amore più forte della morte.

Il vero cuore di Verona batte tra le sue vie, corre tra la chiesa di Sant’Anastasia (arricchita da un affresco di Pisanello capace di riportarci al tempo dei cavalieri) e il Duomo, si specchia nell’Adige da ponte Pietra ed esplode nel mercato e tra le case intorno Piazza delle Erbe. Qui si cammina sopra il vecchio foro romano, il centro della città già duemila anni fa; al posto dei templi sorgono edifici più vicini a noi, come le case Mazzanti, dalle facciate ancora oggi dipinte e testimoni della ricchezza cittadina nel XVI secolo,durante la dominazione veneziana. Il leone della Serenissima –  immancabile – ci osserva dall’alto di una colonna, a ricordare, nei secoli, chi fosse il padrone in città. Un leone che in città gareggia con le scale, riportate dappertutto e simbolo del potere autoctono, quello della famiglia degli Scaligeri, per più di cent’anni signori di Verona.

A volte crudeli uccisori dei propri fratelli, altre volte cortesi signori illuminati, gli Scaligeri restano, ancora oggi, un interessante campo di studi per quanti volessero farsi un’idea della gestione del potere nelle città italiane in quella fase critica, di passaggio, tra il comune e la signoria. Da Piazza delle Erbe, passando sotto l’arco della Costa – così chiamato dalla costola di balena lì appesa, feticcio del meraviglioso e dell’incredibile che tanto affascinava la gente nel medioevo – si passa in piazza dei Signori, il vero cuore politico di Verona. In mezzo una statua di Dante, enorme, a ricordare che tra questi palazzi il poeta soggiornò fuoriuscito da Firenze, mentre tutto attorno targhe e busti ricostruiscono il passaggio del potere in città, attraverso i secoli. Una piazza che alla sera vive di vita universitaria, di aggregazione spontanea all’ombra del palazzo della Ragione, centro politico del comune, ancora oggi affiancato a quello di Cansignorio, centro della signoria, quasi a segnare una sorta di continuità tra le due forme politiche. La piazza nasconde anche uno scorcio tra i più belli di Verona, il “volto barbaro”, con l’uscio dove nel 1277 venne assassinato Martino della Scala, il capostipite scaligero.

Gli Scaligeri operarono molto in città perché il loro nome non venisse dimenticato: a fianco di piazza dei Signori s’innalzano le arche scaligere, veri e propri capolavori dell’architettura funeraria gotica, capaci di affascinare nei secoli generazioni di turisti. Ma non solo: Castelvecchio, posizionato strategicamente sull’Adige per difendere i Signori – oltre che dal nemico esterno – da quello interno (altrettanto pericoloso) è ancora oggi il segno più grande del potere che gli Scaligeri seppero esercitare sulla città. Oggi è un museo, uno dei più belli d’Italia, progettato da Carlo Scarpa e ricco di opere medioevali tra cui le statue equestri di quei cavalieri che stesero il loro dominio in tutto questo quadrante d’Italia.

I simboli e lo spirito di questa città di cavalieri non è però solo affare di musei: come spesso accade anche qui il calcio ha ridato nuova vita, nuova incarnazione a questa storia. L’Hellas, è sentita in città come fosse più che una squadra di calcio, quasi come un elemento di identità urbana, di rappresentazione e vanto. Qualcosa  di invisibile lega le pietre del suo centro storico ai gialloblù, un legame avvertibile a ogni partita, a ogni passaggio per la città veneta. Un attaccamento che si manifesta nel tam tam delle tv private, dei siti internet dedicati, e che risulta incomprensibile se non si considera l’attaccamento alla squadra come un naturale proseguimento di quello per la propria terra, la propria città e la propria storia. Giocare contro l’Hellas è quindi tornare un po’ all’età comunale, quando Torino era poca cosa rispetto alle grandi capitali del Nord: quella del Bentegodi sarà l’ennesima corrida tra tori e cavalieri, tra le corna e le lance in una sfida di furia e di astuzia.

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