Il prof. Rezza (Iss): “Ripresa calcio? È presto. Cairo mi ha sostenuto”

L’epidemiologo del’Istituto Superiore di Sanità: “Siamo ancora nella fase uno di completo lockdown. Diaconale? Ha preso sul serio una battuta per sdrammatizzare”

di Marco De Rito, @marcoderito

“Cairo mi ha sostenuto… E non è che lui ci guadagnerebbe se il calcio venisse sospeso”, ha affermato Giovanni Rezza epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità. a proposito della polemica sulla possibile ripresa del campionato. Nella giornata di ieri il professore aveva affermato: “Ripartenza del calcio? Parere ad oggi sfavorevole”, e il presidente Cairo l’ha sostenuto: “Ha ragione: impossibile pensare di giocare a fine maggio”. C’è stata però la replica di Diaconale (portavoce di Claudio Lotito): “Vuole mimetizzare la stagione fallimentare del Torino”. Oggi Rezza ai microfoni della radio di TuttoMercatoWeb ha continuato: “Diaconale ha preso sul serio una battuta per sdrammatizzare. Oggi non la rifarei. No al calcio? E’ un peccato perché la gente a casa avrebbe un buon modo per passare il tempo… Prendo comunque atto che è un argomento molto sensibile in Italia per gli interessi economici e l’interesse da parte della popolazione. La decisione va molto soppesata. E comunque non spetta a noi medici, che ci limitiamo a dare delle indicazioni”.

LA SITUAZIONE – Il suo parere dunque non è favorevole? “In questo momento di certo no, siamo ancora nella fase uno di completo lockdown. Se noi dessimo parere favorevole oggi, la percezione della gente sarebbe: il pericolo è scampato. Il problema è che il pericolo non è ancora scampato. È un peccato che il calcio sia chiuso perché alla gente chiusa in casa vedere partite farebbe piacere. Per quanto riguarda ciò che succederà dal 3 maggio in poi, bisognerà fare valutazioni approfondite”. Se tutti gli altri paesi europei decidessero di andare avanti con le coppe? “Sarebbe difficile per un solo paese dire di no. Di certo si dovrebbe giocare a porte chiuse. Ma è complicato pensare a dei controlli per i calciatori, che dovrebbero fare sostanzialmente dei tamponi, per evitare quanto successo in Valencia-Atalanta. Va bene che lo pagherebbero le società e non le comunità, perché altrimenti potrebbero esserci polemiche. Ma i tamponi dovrebbero essere anche ripetuti nel tempo perché una persona che è negativa oggi potrebbe esserlo domani”. E sui protocolli che la commissione medica incaricata dalla FIGC starebbe studiando:“Siamo venuti a conoscenza di questa proposta di testare i giocatori ogni quattro giorni. Possono essere pochi o possono essere tanti: bisognerebbe trovare un compromesso. Ci sono dunque una serie di problemi molto complessi”.

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  1. Filadelfia - 7 mesi fa

    I tamponi fateli al personale sanitario, agli ospiti e al personale delle RSA, alle forze dell’ordine, agli addetti della protezione civile, a chi è quotidianamente impegnato per contrastare l’epidemia NON ai calciatori. E’ uno scandalo che si siano fatti i tamponi ai giocatori (a meno che non siano stati fatti privatamente e non dal SSN) prima dei medici, degli infermieri e degli anziani ospiti delle RSA. Bene ha fatto il CODACONS a sporgere denuncia alla Procura di Milano.

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  2. Mimmo75 - 7 mesi fa

    Ma è mai possibile che non c’è un cane che sia uno che dica che non si deve giocare per rispetto verso chi è morto e verso chi continua a morire? Ma solo ai soldi pensate?

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