Wolverhampton-Torino: ballando coi lupi

Torosofia / Arriva la nuova rubirca di Elisa Fia: “solo se i tamburi della Maratona e la forza tecnico-tattica ed emotiva della squadra coincideranno, allora avremo la nostra possibilità, quella di non soccombere, ma ballare con i lupi”

di Redazione Toro News

Non sempre solo la grinta è sufficiente. La voglia di vincere, la rabbia che spinge le gambe a correre più forte, i battiti che sembrano andare al ritmo della Maratona, non sono abbastanza, questa volta, per imbattersi in una sfida come quella che il Toro andrà ad affrontare in questo decisivo e pressante giovedì sera. Sarebbe facile abbandonarsi ad un romanticismo tale, in nome di una speranza che ha il sapore delle scelte (sbagliate e non) che hanno condotto la squadra fin qui.

Tuttavia, questo match, per quanto potrebbe sembrare, non è affatto da ultimi romantici. Se il cuore è contingente, stavolta è la testa ad essere necessaria. Il Toro arrembante deve acquisire in sé una mentalità anfibia: lasciare che passione e tecnica sussistano, canalizzando la rabbia e la grinta che accompagneranno questa partita in un’astuzia calcistica tale da affrontare a testa alta una sfida complicata, apparentemente figlia di un calcio che sembrerebbe regnare incontrastato in Europa, quello inglese.

Inutile sarebbe, in più, lasciarsi prendere dagli isterismi, focalizzarsi sulla mancanza di alcuni elementi, elogiare fattori tecnico-tattici appartenenti all’avversario solo per mettere un cuscino sotto la possibilità di una graffiante delusione. Il fattore rischio vi è sempre, in ogni partita, al di là dell’Europa, del Molineux stadium. Necessario è il raziocinio, perché il fuoco del timore non va alimentato dalla fiamma di una rabbia insana, ma spento da una mente fredda e concentrata tanto quanto una corrente d’acqua ghiacciata.

Bisogna fare leva il più possibile sulle potenzialità della squadra, restando compatti e coerenti, facendo correre la palla dalla difesa all’attacco senza perdere smalto, essere arrembanti e non arenanti, calibrando il fiato.

Elementi come questi non dovranno, tuttavia, regnare e regolare esclusivamente il team di Mazzarri, in quanto il Toro non è mai solo e soltanto sul campo, ma anche e sempre fuori dal campo, portato in alto dalla maglia numero dodici, dal tifo granata.

E solo se i tamburi della Maratona e la forza tecnico-tattica ed emotiva della squadra coincideranno, allora avremo la nostra possibilità, quella di non soccombere, ma ballare con i lupi.

di Elisa Fia

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  1. prawn - 1 anno fa

    400 tamburi al massimo, purtroppo temo che i giocatori non sentiranno nulla granata..se va bene fanno due goal, ne prendono zero e poi puntano a quella macchietta granata in mezzo a 30 mila arancio-neri…

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  2. Kieft - 1 anno fa

    Analisi molto attenta matura e razionale, una parte di me fa davvero i complimenti. L’altre invece rivela perché mio padre mi dice sempre “Ti ses sensa cognissiun”… perché da ultimo poco romantico vorrei vedere Bremer Bonifazi e Izzo menare come dei fabbri , Aina che corre , Millico in campo e il gallo che dice ” Noi siamo il Toro, loro no”

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    1. LeoJunior - 1 anno fa

      in un altro mondo e in un’altra epoca. Se meni come un fabbro finisci in 8! Ti capisco ma concordo con l’articolista.
      Se la mettiamo sulla corsa e cerchiamo di fare goal nel primo tempo arriviamo spompati.
      Chiaro che deve andarci tutto bene. Due goal si possono fare in un tempo (se ti va tutto bene….) e non serve affannarsi.
      Testa lucida e grande attenzione. Sbagliare zero, sia dietro che soprattutto avanti. Se pensiamo di dover fare 10 azioni da goal per farne 2 siamo freschi. Dobbiamo puntare a farne 4 e segnarne 2.
      I numeri sono buttati lì, il concetto è quello: chirurgici

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      1. Cerutti_Gino - 1 anno fa

        AMEN!

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