Grazie Toro, grazie Moreno

Grazie Toro, grazie Moreno

Il sogno dei ragazzi della Primavera granata di Longo si infrange ai rigori contro il Chievo, ma l’abbraccio dei tifosi testimonia una stagione condotta ad altissimi livelli e di cui andare fieri. Il futuro è dalla loro…

di Diego Fornero, @diegofornero

I calci di rigore, tutti lo sanno, rappresentano uno dei momenti maggiormente difficili da analizzare, ed interiorizzare, nel mondo del pallone. Tutto può succedere da quel dischetto, ogni cosa può accadere da quegli undici metri che, di fatto, riscrivono una partita e cancellano con un colpo di spugna quanto accaduto nei 120 minuti precedenti.

Come in una sorta di roulette, o uscirà il rosso, o uscirà il nero: da quel dischetto non ci sono alternative e la Primavera del Torino, ieri sera al “Romeo Neri” di Rimini ne ha fatto le spese, dando al Chievo Verona l’onore di conquistare il primo Scudetto Primavera della propria storia.

Inutile commentare la prova dei due granata che hanno fallito la realizzazione dal dischetto, ironia della sorte proprio i due decisivi ai quarti di finale (Gyasi) ed in semifinale (Morra), come in una sorta di beffardo gioco del destino.

Difficile, altrettanto, statuire se, effettivamente, ieri sera abbia vinto il migliore: senza nulla togliere al Chievo, un’ottima squadra non a caso giunta così lontano, ieri il Torino è andato in difficoltà soprattutto nel “non gioco”, contro una formazione accorta ed attentissima a difendersi, anche a costo di mettere dieci uomini dietro la linea della palla ed agire sistematicamente di rimessa. Mezzo, questo, peraltro perfettamente lecito nel calcio, e sdoganato dalla vecchia scuola italiana del catenaccio.

La delusione c’è, è viva, è palpabile: per chi, come noi, ha seguito questi ragazzi fin da quel ritiro estivo 2013 di Cantalupa, quando una formazione accolta dallo scetticismo generale dell’ambiente ha preparato le basi per questa lunghissima cavalcata, non può non fare male vedere i giovani granata accarezzare il sogno per poi doverlo salutare. Questo, però, è il calcio… E nel calcio, così come nella vita, la sconfitta va accettata, a testa alta, con onore, e senza essere reputata, neppure per un secondo, come un fallimento. Il Toro, questo Toro, infatti, ha dimostrato all’intero panorama calcistico italiano, ma anche e soprattutto a sé stesso, che qualcosa è cambiato, e che il club granata, ormai, deve, per propria natura e per proprie caratteristiche storiche irrinunciabili, tornare a competere, ogni singola stagione, per obiettivi così ambiziosi e, possibilmente, in ogni categoria.

Se calcolassimo le gocce di sudore spese da questi ragazzi per la loro maglia granata nella stagione ufficialmente conclusa ieri sera, unite alle lacrime che ieri scorrevano tra i loro volti, avremmo probabilmente un mare di fronte a noi. Quello stesso mare di passione che, anche ieri, è stato trasmesso e ricambiato dai tifosi, numerosissimi, che hanno acclamato a gran voce i giocatori ed il loro tecnico, Moreno Longo, anche nel momento più difficile, quello dell’addio al sogno Tricolore. Con il Toro, per il Toro, anche stavolta… Semplicemente per dire loro, ancora una volta, grazie: il futuro è tutto dalla vostra parte, con la speranza che lo stesso sia a tinte fortissimamente granata. Perché, come dicevamo proprio ieri parafrasando il grande Eraldo Pecci, semplicemente questo Toro… “Non può perdere”.

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