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Il medico con il camice di Vives: “Io e lui uguali, non molliamo mai”

Interviste / Alberto Capisani, medico chirurgo trentaduenne, è diventato famoso sui social negli ultimi giorni per una bella iniziativa a tinte granata

Roberto Ugliono

Alberto Capisani, 32 anni, è medico-chirurgo dal 2015 e ha terminato la specializzazione in anestesia e rianimazione un anno fa. Con l'emergenza coronavirus è stato catapultato in fretta in corsia. Da sedici anni è abbonato in Maratona e il Toro lo porta ovunque con sé, anche in corsia, dove sfoggia una cuffia chirurgica personalizzata con lo stemma della società granata. Nei giorni passati ha anche deciso di aggiungersi alla lista di chi sta trasformando il camice in una maglietta di uno dei propri giocatori preferiti. Alberto ha scelto Beppe Vives.

Ciao Alberto, come mai hai scelto proprio Vives?

Visto il mese e mezzo che ci stiamo facendo in apnea, per me Vives era la persona più giusta, perché è il simbolo di chi non molla mai e che lavora nelle retrovie. Lui è stato un eroe di Bilbao e io al San Mamés c’ero. Per me Vives è l’anti-eroe che a noi tifosi del Toro piace. La decisione l’ho presa insieme ai miei amici e compagni di stadio su un gruppo whastapp che abbiamo chiamato Torino Erotica. Magari tra un po’ ci organizzeremo per mettere anche uno striscione allo stadio, visto che era uno dei progetti prima del lockdown.

Che cos’è il Toro per te?

Io sono abbonato in Maratona da sedici anni e mio padre come me da una vita. Mio nonno era tifoso del Venezia ed è diventato tifoso granata quando ha visto i funerali del Grande Torino. Il Toro è una fede e in ospedale mi riconoscono per quello, ovunque sono stato l’ho sempre sbandierato.

Il Toro ce l’hai sempre con te in corsia, la cuffia chirurgica che usi è granata con tanto di stemma societario…

Me la sono fatta fare, comprando una cuffia chirurgica granata e poi mia madre mi ha aggiunto lo “scudo” con il Toro rampante. Come dicevo, la mia fede la sfoggio sempre con orgoglio.

Dove lavori e di cosa ti occupi?

Io lavoro al San Giovanni Bosco di Torino e lavoro in rianimazione, sono dove ci sono i pazienti più gravi.

Com’è la situazione nel tuo ospedale?

Non arrivano più molti pazienti in Pronto per fortuna, ma ne arrivano ancora molti che hanno bisogno di cure intensive. Alcuni dei pazienti che sono qui, sono arrivati un mese fa. Adesso dobbiamo tenere duro e quando inizierà la fase due bisognerà continuare a stringere i denti e fare molta attenzione. Voglio raccontare un aneddoto. A uno dei miei pazienti ho chiesto che squadra tifasse subito dopo essersi svegliato.  Mi ha detto di essere tifoso della Juve. Siamo entrati in sintonia perché gli ho detto che se avessi saputo prima che era gobbo non l’avrei curato (ride ndr). Ovviamente stavamo scherzando tra noi vecchi tifosi. Anzi, per fortuna lui sta molto meglio ed è anche uscito dalla terapia intensiva.  

In questo momento, quali sono le emozioni che vivi?

Io non vedo i miei genitori da un mese e mezzo e così anche gli amici. C’è un senso di impotenza. Come il Toro ci insegna, però, noi non molliamo mai al di là del risultato. Con ogni paziente diamo tutto noi stessi, anche quando la situazione sembra irrecuperabile.

Avete sempre lavorato nell’ombra, ora siete considerati degli eroi e l’attenzione è sulla sanità. Cosa ne pensi?

Di sicuro il mio lavoro è tosto. Spero che il messaggio che passi a livello nazionale è che la sanità ultimamente è stata troppo trascurata. Noi tutti in ospedale diamo sempre il meglio e forse è il caso che quando si tornerà alla normalità tutti si ricordino di questi momenti.

I vostri sacrifici stanno aiutando l’Italia a riprendersi gradualmente, ma c’è chi pensa di tornare presto alla normalità. Tipo riprendere il campionato, che idea hai te a riguardo?

Diciamo che da tifoso mi piace il calcio e mi manca. Sicuramente sarà impossibile tornare allo stadio, ma se riuscissero a far ripartire il campionato mi dispiacerebbe, ma ben venga. Non so quanto sia realizzabile. Basta vedere quanto giocatori si sono contagiati. Forse è meglio che non riprenda, così il Toro la sfanga e non retrocediamo.

La fase due coinciderà con una data molto speciale per i tifosi del Toro, il 4 maggio…

Per noi granata è un giorno fondamentale e lo sarà per tutti quanti quest’anno. Noi tifosi dobbiamo festeggiare, ma con grande senso di responsabilità così da evitare che ripartano i contagi.