La Porta: ‘Mi riconosco nei granata’

Gabriele La Porta lavora per l’emittenza pubblica da moltissimi anni, con programmi di successo. Ora è direttore del palinsesto notturno, dove sarà collocato lo special dedicato al Centenario granata. Non è tifoso del Toro, ma dei biancazzurri, tuttavia serba un profondo rispetto per il mondo granata, per quella magica passione che vorrebbe portare anche alla sua Lazio.

Da tifoso di calcio come vive…

di Redazione Toro News

Gabriele La Porta lavora per l’emittenza pubblica da moltissimi anni, con programmi di successo. Ora è direttore del palinsesto notturno, dove sarà collocato lo special dedicato al Centenario granata. Non è tifoso del Toro, ma dei biancazzurri, tuttavia serba un profondo rispetto per il mondo granata, per quella magica passione che vorrebbe portare anche alla sua Lazio.

Da tifoso di calcio come vive questo Centenario granata?

"Lo vivo come grande appassionato. Nell’immaginario, non solo mio, ma di molti laziali, il Toro è la squadra che avremmo voluto sempre avere noi, soprattutto per il temperamento. Sono sempre scesi in campo per combattere fino all’ultimo, mettendoci tanto fegato. Lo definirei il Centenario dei veementi, anche se c’era un attributo del Toro di Giagnoni che mi sarebbe piaciuto fosse stato applicato alla Lazio, ovvero il tremendismo. All’epoca la Juve era molto forte, ma il Toro la affrontava riuscendo ad annientarla, anche sul piano fisico, per via della forza di volontà, della mente. A Torino nell’anno del nostro ultimo scudetto siamo riusciti solo a pareggiare e i granata non avevano una grande squadra".

Tra tutti i giocatori qual è quello che l’ha colpita di più?

"Pulici, il quale ci castigava sempre. E’ chiaro che i campioni di Superga restano i più grandi, ma quelli purtroppo non li ho visti giocare".

Cosa pensa della squadra attuale?

"E’ un organico appena discreto, certamente però ci sono alcune individualità di rispetto, uno su tutti Rosina, che può fare la differenza, la cosiddetta superiorità numerica. Gli altri sono giocatori discreti, con Stellone che ha sempre segnato. Sono meno entusiasta dell’allenatore…".

Zaccheroni, come mai?

"Per noi Zac è stato il peggior allenatore della Lazio. Non possiamo dimenticare che con lui abbiamo perso il derby con la Roma per 5-1, in mezzora ci fece tre gol Montella, con difensori alti e bravi come Nesta e Stam. Non possiamo nemmeno sentirlo nominare. Senza contare che in precedenza c’era stato da discutere quando vinse lo scudetto con il Milan e a noi fu annullato un gol valido di Vieri nello scontro diretto. Ovviamente sto solo parlando dal punto di vista professionale, umanamente è una persona ineccepibile".

Un laziale cosa trova di speciale nel tifo granata?

"Quello che vorremmo essere, che vorremmo avere in atto sugli spalti. Mi
riconosco nei tifosi del Toro per la loro passionalità. Nessun laziale si identificherebbe nella Juve. Dei granata ci piace questo cuore che mettono sempre. Muzzi, che è laziale, è proprio un tipo da Toro. Dimenticavo: c’è un’altra cosa che ci accomuna al Toro…".

Ci dica.

"La sfortuna, la cosiddetta sfiga. Abbiamo vinto uno scudetto ed è morto
l’allenatore, poi il presidente, Re Cecconi, un massaggiatore, insomma
un’ecatombe di persone".

Che cosa farà la Rai per coprire questo avvenimento?

"Al momento non conosco le programmazioni, da parte mia ho mandato il
regista Giulio Graglia con una troupe per riprendere l’avvenimento, che non lo ritengo un evento sportivo, bensì sociale, perchè il Torino fa parte della storia dell’Italia intera" .

Cosa pensa del calcio attuale dopo Calciopoli?

"Obiettivamente mi sembra meglio, dà l’impressione che qualcosa si sia modificato rispetto a prima, spero ci sia davvero un vento di cambiamento".

Ci sarà questa attesa riforma delle norme dopo le promesse di Pancalli?

"Sì, c’è voglia di cambiare, di fare pulizia, da parte di tutti, anche se però rimango scettico sulla competitività, temo che il campionato resterà in mano alle solite quattro squadre, a cui aggiungerei presto anche il Napoli. La Lazio, con Lotito, è destinata al gruppo delle medio piccole. Non vanno più i tifosi allo stadio, abbiamo fatto appena 12mila abbonati, all’Olimpico sono rimasti solo più 14mila spettatori circa. Ci sono molti laziali, ma stanno a casa, almeno fino a che ci sarà questo presidente".

Lo stadio di Torino adesso si chiama Olimpico, però in futuro dovrebbe
diventare Grande Torino, secondo lei non era giusto dedicarlo subito agli
eroi di Superga?

"Credo che la squadra e il simbolo del Grande Torino appartengano a tutti
gli sportivi, con il suo apologo romantico, per cui era giusto chiamarlo subito Grande Torino. Capisco che alla Juve possa dare un pizzico di fastidio entrare in uno stadio battezzato con il nome dei rivali, ma ripeto quella squadra era di tutti".

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