Mezzano: ‘Il Toro resta un sogno’

Il più giovane capitano della storia del Torino ha vissuto forti emozioni con il Centenario e non smette di sognare un ritorno in granata. Lo abbiamo sentito subito dopo i festeggiamenti del secolo di vita del suo Toro.

Luca Mezzano, quali emozioni?

“Molte, le ho vissute non solo da giocatore, ma soprattutto da tifoso accanito, da quando ancora bambino andavo in curva a…

di Redazione Toro News

Il più giovane capitano della storia del Torino ha vissuto forti emozioni con il Centenario e non smette di sognare un ritorno in granata. Lo abbiamo sentito subito dopo i festeggiamenti del secolo di vita del suo Toro.

Luca Mezzano, quali emozioni?

“Molte, le ho vissute non solo da giocatore, ma soprattutto da tifoso accanito, da quando ancora bambino andavo in curva a tifare, da vero ultras. E’ chiaro che adesso da professionista ho dovuto modificare un po’ il mio carattere, ma resto sempre principalmente un tifoso”.

Lei è stato anche il più giovane granata ad aver indossato la fascia da capitano.

“E’ vero e ne sono molto orgoglioso. Mi è solo spiaciuto non aver vinto niente di importante con il Toro, anche se sono stato felice di aver centrato quella promozione che poi non è servita a nulla perchè subito dopo è arrivato il fallimento. Nella mia carriera ho vinto la Coppa Uefa con l’Inter, un campionato con il Brescia e un Europeo con la Under 21”.

Avrà gioito per il gol del suo amico Comotto.

“Sì, molto, siamo molto legati, so cosa vuol dire per lui quel gol, sta facendo una stagione strepitosa, ma aveva già fatto bene in passato. Se l’è meritato in tutti i sensi”.

Vi siete sentiti?

“Non ancora, le nostre due mogli, che sono amiche, si sono mandate degli sms, ci vedremo questa settimana”.

Dopo il fallimento quanto le è costato non restare con il nuovo progetto?

“Molto, ho rifiutato anche alcune proposte in attesa che si sbloccasse la situazione, mi sarebbe piaciuto far parte del progetto, purtroppo Cairo è arrivato tardi. Ho aspettato ancora ma quando ho visto che anche Marazzina, che attendeva quanto me delle risposte, ha firmato allora ho deciso per il Bologna. Da professionista dovevo ovviamente mettermi al sicuro”.

Ha mai pensato ad un eventuale ritorno?

“Mai dire mai, cose che nel calcio succedono, i ritorni sono sempre possibili. Il desiderio c’è sempre, in fondo sono già ritornato una volta. I sogni si possono sempre avverare”.

Quando le scade il contratto?

“Quest’anno”.

Come sta andando la sua stagione al Bologna?

“Questo è stato un anno cominciato male per me, in ritiro mi sono fatto male il ginocchio, quando mi stavo riprendendo s’è ammalata mia madre e nel periodo in cui stava male non riuscivo ad allenarmi bene, andavo avanti e indietro, fino a che è mancata. E’ stata dura, mi sto riprendendo solo adesso dopo tre settimane. E’ stato proprio un periodo negativo”.

A Bologna ha ritrovato Ulivieri, è cambiato dai tempi del Toro oppure è rimasto lo stesso?

“E’ sempre il solito Ulivieri, ma Bologna è la sua piazza, è ben visto. A Torino purtroppo è arrivato in una situazione di emergenza, eravamo allo sbando, non poteva certo farci nulla. Il personaggio non è cambiato di una virgola”.

Al posto di Balzaretti sarebbe andato alla Juve?

“Ha fatto una scelta dettata dalle esigenze di famiglia, aveva la moglie incinta, non se l’è sentita di lasciare Torino, capisco il suo punto di vista e anche quello che hanno pensato i tifosi. Federico l’aveva messa in conto la contestazione contro di lui. E’ rimasto un amico e garantisco che è ancora tifoso del Toro. E’ un ragazzo straordinario, anche se per i tifosi resta difficile da capire la sua scelta”.

Cosa pensa della squadra attuale?

“Ha un’ottima rosa per la serie A, anche se è il primo anno nella massima serie per cui ci vuole tempo. Sta facendo un ottimo lavoro, è partita male, ma ora con tre vittorie consecutive sono riusciti a sbloccarsi. Può fare ancora meglio e sono certo che Cairo saprà portare il Toro ai livelli più alti”.

Cos’ha provato a vedere la Juve in B?

“E’ stata la rivincita di tutti i tifosi del Toro, festeggiare il Centenario in questo modo è stato ancora meglio. La Juve doveva pagare, ma anche altri dovevano subire lo stesso trattamento. Ora ho l’impressione che il calcio stia migliorando a livello politico dopo calciopoli. Gli errori arbitrali ci saranno sempre e vanno anche accettati, siamo noi giocatori i primi a cercare di metterli a loro agio, ma vige sempre lo spirito della vittoria ad ogni costo. Bisogna ancora fare un passo avanti per migliorare la cultura calcistica”.

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