Vetrugno: ‘Il Toro, fede e salvezza’

PAOLO AGHEMO

Carlo Vetrugno, dirigente di spicco del gruppo Mediaset, tifoso accanito del Toro, è uno dei candidati al premio ‘Granata Doc’, che verrà consegnato domenica sera alla cena organizzata dal Centro Coordinamento Club in occasione del Centenario.

Vetrugno, per lei il Toro è..
‘La vita. Sono una persona molto credente…

di Redazione Toro News

PAOLO AGHEMO

Carlo Vetrugno, dirigente di spicco del gruppo Mediaset, tifoso accanito del Toro, è uno dei candidati al premio ‘Granata Doc’, che verrà consegnato domenica sera alla cena organizzata dal Centro Coordinamento Club in occasione del Centenario.

Vetrugno, per lei il Toro è..
‘La vita. Sono una persona molto credente però se mi chiedono qual è la mia fede rispondo che ne ho due: una, ricevuta con il battesimo; l’altra è quella granata, che mi è stata trasmessa dalla famiglia’
Come definirebbe i tifosi del Toro?
‘Siamo unici, perché nonostante le tribolazioni che abbiamo passato siamo rimasti attaccati alla bandiera e poi ci basta veramente poco per entusiasmarci’
Negli ultimi anni qual è stato il momento più brutto, secondo lei?
‘Ce ne sono stati tanti, a cominciare dalla brutta storia della cacciata del presidente Rossi, passando per la distruzione del settore giovanile compiuta da Calleri, fino all’inesperienza dei genovesi e al disastro del fallimento con Cimminelli. Tuttavia, credo che ci sia un fatto che superi tutto il resto in quanto a nefandezza: l’ok di Diego Novelli per l’abbattimento dello stadio Filadelfia. Ecco, al figlio più piccolo se dovessi incontrare Novelli direi: ‘Lo vedi? Con questo signore qui non devi parlare perché ha distrutto la storia del Grande Torino’. E ha distrutto anche un pezzo della mia giovinezza: nella saletta stampa del Fila da giornalista ci ho passato giorni interi’
Il club è rinato con l’arrivo di Urbano Cairo. Alcuni sostengono che sia troppo ‘accentratore’. Cosa ci può dire in merito?
‘Nella mia carriera ho imparato l’importanza di avere sempre intorno persone capaci, a cui poter delegare, ma per arrivare a farlo ci vuole tempo. Cairo nel mondo del calcio è un neofita: ecco, io credo che in questa fase gli si può anche concedere di non delegare. Poi, questa volta ha avuto di nuovo ragione lui…’
Ovvero?
‘Con Zaccheroni! L’anno scorso difese De Biasi nel momento di crisi e fece benissimo. La situazione si è ripetuta e vedrete che con questo allenatore ci toglieremo tante soddisfazioni’
Dove può arrivare questa squadra?
‘L’Uefa non è un traguardo irrealistico. Gli uomini ci sono, qualche doppione dovrà essere sostituito a gennaio, ma abbiamo un campione come Rosina, un grande portiere come Abbiati. Insomma, si è invertita la rotta, possiamo essere orgogliosi di questo Toro e in futuro non ci dovremo più accontentare, come una volta, di vincere solo il derby. Anzi, sarebbe bello che il derby nemmeno si facesse il prossimo anno (naturalmente con noi in serie A)’
Il giocatore che l’ha sorpresa di più?
‘Cioffi, un lottatore di quelli che piace a noi granata’
La delusione?
‘Fiore. Mi spiace molto, perché lo stimo, mi ricorda un po’ Zaccarelli come movenze. Purtroppo sta pagando la mancata preparazione estiva. Ma sono sicuro che si rivelerà un elemento importante nel corso della stagione’
Cento anni di storia. Quali sensazioni prova pensandoci?
‘Ho detto che per me il Toro è la vita. Ma non soltanto. E’ anche la mia salvezza: per la finale del ritorno playoff arrivo al Delle Alpi, sto andando verso la tribuna d’onore quando mi sento male e con un filo di voce riesco a chiamare i Vigili del Fuoco, nei pressi dell’ingresso. Uno scompenso cardiaco, quindici giorni di ospedale. Se mi fosse successo a casa in Brianza, invece che allo stadio, dove c’era l’ambulanza pronta, non so come sarebbe andata. Ora, invece, sono più forte di prima’. Un vero cuore granata.

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