Enrico Bachmann, la prima bandiera di un Torino dimenticato

Enrico Bachmann, la prima bandiera di un Torino dimenticato

Il personaggio / Il 21 marzo 1909 esordiva in granata Heinrich Bachmann I. Chi era uno dei primi, storici capitani della storia del Torino

di Nicolò Muggianu

C’era un tempo in cui il calcio non era fatto di milioni, sponsor tecnici e stadi futuristici. Un tempo in cui a scrivere la storia erano gli uomini, il sudore e il fango, in un’Italia dei primi anni del ‘900 che si preparava ad essere teatro dei successivi conflitti mondiali. Un calcio di cui sono rimasti pochi testimoni, fatto di vite che molti hanno ormai dimenticato in fondo a polverosi almanacchi di storia.

Storie di cui fa parte anche quella di Heinrich Bachmann – per tutti Enrico -, storico capitano del Torino nei quindici anni compresi tra il 1909 ed il 1924. Un uomo tutto d’un pezzo, uno di quei mediani alla vecchia maniera: cosce forti, tronco robusto e un’inclinazione naturale per il gioco maschio. Bachmann ed il Torino si incontrano quasi per caso: Enrico ha poco più di vent’anni quando, il 21 marzo 1909, viene chiamato dalla società granata per un provino. Succede tutto in fretta: la partenza da Winterthur (città che ospita l’omonima squadra per cui giocava al tempo), l’arrivo sotto la Mole, il tesseramento e poi subito in campo in una partita della 44° edizione della Palla Dapples. Non una partita a caso, ma “la partita” per antonomasia: il derby contro la Juventus. Una partita che il Torino vincerà 2-1 e che darà ai granata una duplice soddisfazione: il trofeo e la scoperta di uno dei talenti stranieri più promettenti dei suoi tempi. Una toccata e fuga scritta dal destino. Quel che Bachmann ancora non sapeva, infatti, è che di lì a poco avrebbe trascorso in granata ben più di quei 90′ contro gli eterni rivali.

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Appena dopo il triplice fischio, Vittorio Pozzo non perde tempo e prende subito accordo con Enrico per la stagione seguente. La storia di Bachmann è la riprova prova di come una singola occasione, se sfruttata a dovere, possa cambiare per sempre il destino di un’esistenza. E così il gigante elvetico, riservato e silenzioso, indossa il granata e non se ne separerà più per tutto il resto della sua carriera. Una carriera durata 16 stagioni in cui Pico – soprannome che era la fusione delle lettere iniziali della parola “piccone” e quelle finali del suo nome di battesimo “Enrico”: così lo chiamavano affettuosamente i compagni – si affermò tra i mediani più forti del suo tempo. Emilio Colombo, una delle penne illustri del giornalismo italiano dell’epoca, dirà di lui: “È il miglior halfback che giochi attualmente in Italia“. Nel 1924 Bachmann lascia così come aveva cominciato: in silenzio e con rispetto, come aveva abituato a fare, dopo 167 presenze in maglia granata. Con il suo addio se ne va dal Torino la prima bandiera di un periodo storico troppo spesso dimenticato: un calcio fatto di campi in terra e dei tifosi ammassati su tribune di fortuna sulle linee laterali del campo. Un calcio che non ritornerà più, ma non per questo non più degno di essere raccontato.

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