Torino, parola ai club: “È strano, ci manca il Toro ma non ci manca il calcio”

Torino, parola ai club: “È strano, ci manca il Toro ma non ci manca il calcio”

Toro-Ask-Club / Quattro domande sulla situazione del Torino, dall’altra parte del microfono tre presidenti di tre Toro Club in giro per l’Italia

di Redazione Toro News

Quattro domande, tre pareri e un dibattito con in oggetto la situazione del Torino. Nasce “Toro-Ask-Club”: il format pensato da Toro News per dare voce ai Club granata sulla prima e più importante testata giornalistica online dedicata al Torino FC. Ogni settimana il parere di tre diversi presidenti di tre Toro Club sparsi in giro per l’Italia. Stavolta abbiamo scelto Paolo Destefanis (presidente Toro Club Roero Granata), Simona Caresio (presidente Toro Club Rivarolo “Fedelissimi Granata 1982”) e Davide Barra (presidente Toro Club Punt Masin). Passione, competenza e senso critico: sono questi i tre ingredienti con cui apprestiamo a commentare la prossima ripresa della Serie A e non solo.

Ufficiale: la Serie A ricomincia il prossimo 20 giugno. Pensate sia stata presa la decisione giusta?

Destefanis – Personalmente, credo che in questi mesi il calcio abbia affrontato una fase fisiologica “di filtro”, in cui molte priorità sono state riassegnate. La nostra vita collettiva, sino all’emergenza sanitaria Covid-19, era decisamente permeata dal mondo del pallone: se questo è uno “specchio della vita”, come del resto lo è il Toro, molti dei suoi aspetti ne sono usciti ridimensionati e altre urgenze sono apparse all’orizzonte della nostra società odierna. In molti non hanno potuto fare a meno di constatare il divario tra le cosiddette “persone normali” e i calciatori: dalla precedenza in alcuni tamponi, alle esigenze manifeste più o meno legittime, e sino alle recriminazioni sugli orari presunti delle partite nel periodo estivo espresse da alcuni giocatori, occorre adesso fare opera di riflessione su “cosa è” il calcio in generale. A chi ha detto che sarebbe stato disumano giocare alle 16.30, consiglierei di raffrontarsi per un istante con chi fa i turni in fonderia, con chi fa i trattamenti nelle vigne, con chi ha dovuto mantenere il lavoro “in presenza” in questi mesi. Ora, solo il tempo saprà dirci se assisteremo ad una parziale “caduta degli idoli”, per una ripresa che non appare così urgente: giungiamo da scenari del tutto simili a quelli di una guerra, del resto. Cosa accadde, al calcio, in tempi bellici? Riflettiamoci su.

Caresio – Personalmente avrei aspettato a ricominciare, forse si doveva considerare che la stagione, a questo punto, è andata così e basta. Mettere in moto adesso non ha senso secondo me, tanto valeva fermare tutto e riprendere con la nuova stagione. C’è però da considerare il giro di affari che muove il calcio, e il ruolo che ha il calcio come elemento di normalità. E credo sia giusto tornare alla normalità.

Barra – Penso che si sarebbe potuto non ricominciare del tutto. La stagione poteva essere chiusa così com’è, ma ovviamente con tutti gli interessi che ci sono… Secondo me avrebbero potuto fermarsi, come hanno fatto in altri campionati. Sarà stato anche un po’ Lotito, che sappiamo quanta influenza abbia e magari punta a vincere il campionato, ma sarà un campionato di cartone. Mi chiedo come, giocato così, possano concentrare in un mese e mezzo il tutto, anche perché a settembre dovrebbe iniziare il prossimo campionato.

Che calcio sarà, secondo voi, il nuovo calcio senza tifosi?

Destefanis – Il pianeta-calcio, vissuto a porte chiuse, evidenzia tutti i suoi paradossi: così ormai gonfio di denaro, ma che allo stesso tempo si rivelerebbe inutile, insufficiente a sé stesso, se non avesse i suoi amatori, i suoi tifosi, la sua gente. Il calcio si nutre della passione delle persone, senza questo elemento sarebbe un quasi-niente. Mi unisco al commento di un amico tifoso: è strano, mi manca il Toro, ma non mi manca il calcio. Giungo da una “toccata e fuga” a Superga: penso a quanta gente stava sotto la lapide, al supporter sconosciuto che era lì assorto e diffondeva dal telefono “Quel giorno di pioggia” dei Sensounico. L’ho guardato, alla fine del brano, e gli ho detto “grazie”. E penso alle volte che sono nella mia amatissima Sicilia, in cui i nostri tifosi sono in numero sparuto. Quando mi vedono con indosso la maglia del Toro, in molti mi dicono: “Io tifo per gli altri, ma ho rispetto di voi”. E nascono bei discorsi. Ecco, questo è il calcio: partite a porte chiuse? Questo è il senso profondo della contraddizione sul fatto di ripartire, ora.

Caresio – Sarà un calcio frutto di questa situazione eccezionale: mancherà il contorno dei tifosi e vuol dire tanto. Il calcio è uno spettacolo ed una parte importante la fa il pubblico, e senza tifosi è come andare in teatro ed avere i soli attori ad esibirsi, con la gente che guarda solo da casa. Verrà meno il fattore emozionale che fa parte del calcio ed è fondamentale: mancherà un rito, che vede persone ritrovarsi da più parti d’Italia, il sentimento e l’emozione. Sarà diverso anche per i calciatori, che si ritroveranno a giocare in uno stadio vuoto. Il contesto non sarà quello di una partita di allenamento, perché l’agonismo rimane, ma ci sarà comunque silenzio. Ed il silenzio non è sempre bello. 

Barra – In un certo senso le tv se lo aspettavano, ma non so proprio fino a che punto possa essere bello anche per i calciatori giocare in uno stadio vuoto. Il bello del calcio e comunque di tutti gli sport è avere tifo, avere gente. Persino nel golf, che è lo sport più individuale del mondo, in tante occasioni ci sono i tifosi. Per cui credo che sia veramente ridicolo, però ripeto, gli interessi economici vanno oltre.

Il Torino inaugurerà il ritorno della Serie A nel recupero contro il Parma. Siete ottimisti o pessimisti in vista del finale di stagione?

Destefanis – Egoisticamente, avrei detto “meglio non ripartire, visto che così saremmo salvi” (e ci rido su). Ma poi mi accorgo che sarebbe una mentalità perdente, o comunque non “da Toro”. Bisogna affrontarla, con decisione, i numeri non ci mancano e pure i giocatori, voglio pensare che mister Longo e tutti, a partire dal Capitano e da persone tutte d’un pezzo come Ansaldi abbiano saputo cogliere le sfumature del periodo pre-Covid e della sosta. Poteva essere una grande stagione, è andata così per ragioni che non sapremo realmente mai. Occorre caricare a testa bassa, dimenticare la serie negativa, a parte gli errori commessi in quel frangente. Perché è da lì che si riparte. Certo, si ricomincia con una “bestia nera” incomprensibile come il Parma: facciamo la storia, a questo punto, e diamo una svolta a partire dal confronto con i ducali.

Caresio – Devo essere ottimista, lo sono di natura. Mi auguro che la lunga pausa forzata abbia dato modo di far sentire lo spirito di squadra e dato la voglia di raggiungere l’obiettivo finale che non è solo la salvezza fine a sé stessa, ma disputare un finale di stagione con carattere, che negli ultimi tempi è mancato e ci ha fatto sembrare, in termini di prestazioni, come le montagne russe, con i loro alti e bassi.

Barra – A meno che non siano successi dei miracoli in questi tre mesi, non mi sembra ci sia tanto da essere ottimisti. Poi c’è chi è messo peggio di noi in questo momento o anche quando si è fermato tutto. Magari si ha avuto tempo per fare qualcosa di più e magari Longo è riuscito a spronare meglio i giocatori. Penso che Longo possa avere le qualità per salvare il Toro, soprattutto anche con l’ausilio di una personalità come Vagnati. Io sono fiducioso nelle capacità di Longo, poi bisogna anche vedere cosa gli avranno prospettato: ci sarà ancora lui o no il prossimo anno?

In questi mesi c’è stato un importante cambio in società: l’arrivo di Davide Vagnati come nuovo responsabile dell’area tecnica. Come avete preso la notizia?

Destefanis – Auguro ogni bene a Vagnati, che mi pare abbia saputo fare fuoco con la legna a disposizione sino a questo punto della sua carriera. Mi sfuggirà sempre il ruolo di interregno del suo predecessore, Bava, di cui ho stima sul suo “vedere” i giovani più di quanto non accada poi alle soglie della prima squadra. Un cambio della guardia nel ruolo di diesse era comunque notizia da attendersi: spero che il nuovo “manico” sappia lavorare bene, a partire dalle conferme, e dagli innesti che obiettivamente mancano lì in mezzo.

Caresio – Quando ci sono cambiamenti in qualsiasi azienda (e possiamo intendere il Torino come una azienda) lo scopo è senz’altro quello di apportare migliorie e immettere aria nuova. Anche questa scelta fa parte di questo momento particolare. Per come sono fatta, i cambi li vedo sempre in positivo.

Barra – Mi sembra che Vagnati sia uno che sa quel che fa, sicuramente meglio di Bava che sembrava non esistesse nemmeno. In dieci mesi – o quanto è stato al posto di Petrachi – non mi sembra abbia fatto faville. Sicuramente si è trovato in un mondo, quello dei direttori sportivi, che è pieno di serpi, probabilmente è molto più a suo agio nel mondo giovanile piuttosto che quello professionistico.

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  1. Forvecuor87 - 2 mesi fa

    Ci manca il Toro ma non il calcio?

    Certo è normale quando il Toro in ambito calcistico non sa raccogliere.

    L’unica e non giocare e vivere di ricordi, che seppur bellissimi sono sempre più lontani.

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