Amiamo il Toro!

Anni di sofferenze e patimenti logorano. Perfino gli animi più forti.
In un rapporto d’amore, come quello che può esistere tra due persone o che lega una squadra di calcio e la sua gente, spesso si vive di alti e bassi; i momenti di crisi vengono superati da una successiva impennata d’ottimismo, da rinnovate speranze, da fiammate di ritrovato entusiasmo. Se invece questi momenti di ripresa non arrivano, se le…

di Redazione Toro News

Anni di sofferenze e patimenti logorano. Perfino gli animi più forti.
In un rapporto d’amore, come quello che può esistere tra due persone o che lega una squadra di calcio e la sua gente, spesso si vive di alti e bassi; i momenti di crisi vengono superati da una successiva impennata d’ottimismo, da rinnovate speranze, da fiammate di ritrovato entusiasmo. Se invece questi momenti di ripresa non arrivano, se le crisi si susseguono una dietro l’altra, i rapporti si logorano; non c’é prospettiva, non si intravede un futuro possibile.

All’interno del mondo-Toro forse un tale punto di non-ritorno deve ancora essere toccato. Ma il logoramento è iniziato da tempo, ed i suoi frutti ormai maturano con frequenza come in ogni rapporto liso e consunto: litigi, incomprensioni, tutto il triste campionario delle crisi ormai sistematiche.
Quindici anni di delusione sono un peso che per molti altri sarebbe insopportabile, per molti altri che non sia il Toro con le sue spalle muscolose, e le ragioni per cui gli amanti in questione sbottano e si accusano a vicenda sono numerose e tutte fondate; ma certo questo non le rende portatrici di benefici.

L’ultimo Toro, quello chiamato “Football Club”, si era presentato all’interno di questo rapporto come un soggetto nuovo, brillante e bello, capace finalmente di ricucire i rapporti. L’ha detto ai quattro venti, creando aspettative enormi, e quando poi si è adeguato -molto presto- al grigiore di chi l’aveva preceduto, il disincanto è stato troppo forte.
E, dopo la mancanza di risultati (realtà inaspettata per chi aveva frequentato per tutta la vita l’alta società), il fiume della crisi è infine sfociato nel mare del caos.

Non c’é Serie B che possa eguagliare il dolore che reca vedere il Toro lacerato.
A chi questo Toro conduce vengono mosse critiche che paiono in gran parte inoppugnabili: gli errori perpetrati a dispetto delle lezioni subite, la pochezza generale di un contesto sotto diversi aspetti inadeguato, la scarsa attenzione verso alcuni tratti distintivi dell’essere granata. E dall’altra parte, c’é chi davanti alla delusione si è coperto gli occhi, fermandosi dentro al sogno che tutti avevano iniziato a vivere cinque anni fa e non uscendone più neppure davanti alle realtà più tristi.

Ma l’unico male che non aveva mai colpito il Toro era, appunto, quello -senza un nome- che ti strazia dall’interno. Quello che divide chi è “contro” e chi è “con”, con sintomi quali reciproche accuse, sottili illazioni e offese striscianti, quello che porta a vedere nemici all’interno dove -se nemici devono esistere- questi sono fuori e sono sempre gli stessi, quello che trasforma delle richieste legittime in velate minacce.

Se il Toro è un amante in crisi, che dà poco al proprio innamorato e sbaglia molto, va aiutato. Bisogna che qualcuno dagli occhi aperti continui ad evidenziare gli errori che vengono commessi, chiedendo soluzioni; con in testa il solo obiettivo di vederlo stare meglio, non reclamando maggior attenzione per se stessi ma pensando come un corpo unico, tutti insieme, agendo di concerto e nel rispetto delle posizioni di tutti. Che dovranno muovere dei passi gli uni in direzione degli altri, arrivando a (ri)scoprire che la sola cosa importante è l’amore che unisce verso il Toro. Se questi è in difficoltà, dovrà sempre poter contare sulla compattezza di un popolo che marciò tutto unito il giorno dopo una retrocessione; dovrà sempre poter contare su una forza, unica al mondo, che non può essere dispersa.

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