Dirsi addio senza troppi rimpianti

Tre anni, tutti deludenti. Spiace sintetizzare così la non breve esperienza in granata di Simone Barone, arrivato come fresco campione del mondo in una squadra neopromossa, dunque giocoforza fiore all’occhiello di una campagna acquisti illusoria ma (col senno di poi) piuttosto mal condotta (l’altro elemento di spicco fu Stefano Fiore). Dei 4,1 milioni riconosciuti al Palermo tre anni fa, ben poco sarà stato…

di Redazione Toro News

Tre anni, tutti deludenti. Spiace sintetizzare così la non breve esperienza in granata di Simone Barone, arrivato come fresco campione del mondo in una squadra neopromossa, dunque giocoforza fiore all’occhiello di una campagna acquisti illusoria ma (col senno di poi) piuttosto mal condotta (l’altro elemento di spicco fu Stefano Fiore). Dei 4,1 milioni riconosciuti al Palermo tre anni fa, ben poco sarà stato recuperato da Cairo con la cessione del giocatore al Cagliari (sinceramente, siamo ancora all’oscuro della cifra pagata dai sardi), ma il risparmio è senz’altro soprattutto nell’ingaggio da 1,15 milioni a stagione che percepiva.

Ci capita sotto gli occhi un sondaggio che proponemmo ai nostri lettori nel Luglio 2007, nel quale i tifosi si dicevano, in maggioranza, “fiduciosi in un riscatto di Barone”. Perché già dal primo anno, evidentemente, le aspettative erano state disattese. Eppure, il giocatore visto con le maglie di Chievo, Parma, Palermo e Nazionale non era stato un’allucinazione collettiva; si era meritato i Mondiali, nella stessa Estate 2006, senza che in molti avessero a che ridire in merito. Quali, allora, le attenuanti per lui? Alcune forse ci sono. Innanzitutto, il rendimento deludente di tutta la squadra, in ognuno dei tre campionato da lui disputati in riva al Po. Certo, il discorso vale per ogni compagno, ma se in pochi hanno brillato, è anche vero che non tutti hanno deluso così tanto. Barone, però, partiva anche con un bagaglio di attese maggiore di altri.

Il centrocampista nativo di Nocera Inferiore è stato anche vittima di equivoci tattici, su tutti quelli di Novellino, che pur di non derogare al suo 4-4-2 spesso lo schierò come laterale sinistro di centrocampo, ruolo che per le caratteristiche tecniche del giocatore certo non era il meglio. Le caratteristiche, già; mai brillato per rapidità, in passato Barone faceva valere il proprio fisico, in mezzo al campo, e una buona puntualità negli inserimenti in zona-gol. Tratto, quest’ultimo, scomparso fin dai suoi esordi in granata (solo due reti in tre campionati di Serie A). Non è neppure riuscito ad entrare, seppure minimamente, nelle grazie dei tifosi, per un atteggiamento in campo che non appariva quasi mai sufficientemente grintoso negli interventi.

Un rapporto che forse doveva essere interrotto prima finisce dunque oggi, grazie alla volontà del Cagliari di rilanciarlo e grazie al lavoro di Rino Foschi, che è riuscito a vendere due volte il giocatore (prima al Torino, poi ai sardi). In merito a Barone non va però dimenticata la professionalità che gli è riconosciuta: mai un gesto o una parola fuori posto. Simone va ora in Sardegna per cercare di ritrovarsi, scelta già fatta dal compagno Rosina, lasciando un ambiente nel quale, per colpe o sfortuna, non ha reso e difficilmente avrebbe potuto rendere anche in futuro.

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