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Giampaolo, quando la dignità non ha prezzo: le storie di Cagliari e Brescia

CAGLIARI, ITALY - AUGUST 30:  Marco Giampaolo during the serie a match between cagliari and ac siena at Stadio Sant'Elia on August 30, 2009 in Cagliari, Italy.  (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Toro News / Due precedenti iconici della carriera del nuovo allenatore del Torino, che molto fanno capire dell'uomo Marco Giampaolo

Nicolò Muggianu

L'uomo prima del professionista. Ci sono almeno due episodi della storia professionale di Marco Giampaolo che dicono molto sui valori morali del nuovo tecnico del Torino, che in più di un'occasione ha dimostrato di anteporre la propria dignità personale a qualunque altro valore (denaro compreso).

CAGLIARI - È il dicembre 2007, quando l'allora presidente del Cagliari Massimo Cellino richiama Giampaolo - già esonerato il 13 novembre precedente - in seguito alle dimissioni di Sonetti. "No, grazie" è la risposta dell'attuale tecnico del Torino, che fa sapere al Cagliari come "la sua dignità non abbia prezzo". Un prezzo che il patron Cellino era disposto a pagare lautamente, con un ricco contratto valido per altre tre stagioni (fino al 2010). Un'offerta allettante, che però Giampaolo rifiutò senza troppi dubbi. Il legale del tecnico, a qualche giorno di distanza, commenta così l'accaduto: "Non mi era mai successo di vedere un allenatore rinunciare ad un contratto cospicuo. Giampaolo non aveva intenzione di tornare per poi farsi trattare in un certo modo, anche memore di quanto successo l'anno scorso". Già perché l'anno prima (2006/2007), dopo averlo cacciato, Cellino rincarò la dose dichiarando: "Giampaolo? Lo richiamerò solo se saremo retrocessi". Poi però Giampaolo era tornato a guidare il Casteddu, ottenendo la salvezza e la riconferma per l'anno successivo

BRESCIA - Il secondo episodio è datato invece settembre 2013. Dopo un Brescia-Crotone, i tifosi lombardi contestano la squadra e Marco Giampaolo è chiamato da un uomo della Digos per un confronto con alcuni ultras delle Rondinelle. Il mister, seppur titubante, accetta. Il risultato è un faccia a faccia che il tecnico a distanza di tempo definirà "avvilente" e che fa scattare qualcosa nella testa del mister. La conseguenza è un silenzio assoluto lungo tre giorni, che vedrà addirittura il coinvolgimento del programma televisivo 'Chi l'ha visto?'. Giampaolo riappare poi con un messaggio fatto recapitare dal fratello, con il quale il mister rassicurava tutti dicendo che il Brescia era al corrente della sua decisione di abbandonare l'incarico. La diatriba finisce con le sue dimissioni ed il rammarico del patron Corioni, che ammette le proprie colpe: "C'è stato un errore da parte della società. Se fossi stato lì in quel momento non avrei mandato l'allenatore a parlare con i tifosi". Insomma, Giampaolo ha dimostrato nell'arco della sua carriera di essere persona con la schiena dritta e con valori morali. Doti che possono sposarsi bene con quel che richiede una società gloriosa come il Torino.

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