Il Toro e la paura di vincere

di Stefano Rosso

 

Immaginarsi un Torino schiacciasassi in questa serie B – non tanto per merito della squadra di Lerda, quanto almeno per la pochezza delle avversarie – sarebbe lecito nonchè scontato, considerando che i Granata dovrebbere essere una delle più importanti pretendenti alla promozione nella massima divisione.

Il pessimismo cosmico che aleggia attorno agli anni di cadetteria…

di Stefano Rosso

di Stefano Rosso

 

Immaginarsi un Torino schiacciasassi in questa serie B – non tanto per merito della squadra di Lerda, quanto almeno per la pochezza delle avversarie – sarebbe lecito nonchè scontato, considerando che i Granata dovrebbere essere una delle più importanti pretendenti alla promozione nella massima divisione.

Il pessimismo cosmico che aleggia attorno agli anni di cadetteria del Toro induce, tuttavia, i tifosi a rimanere cauti, puntare scaramanticamente ai playoff, salvo poi – come da natura del tifo granata – esaltarsi o deprimersi al primo risultato positivo od al secondo tracollo.

Nel frattempo, però, mentre sugli spalti, a casa, nei bar, in ufficio, per televisione s’accendono e s’infuocano dibattiti, parole e previsioni sull’andamento dello squadra, al centro Sisport c’è il solito gruppo di ragazzi che vive la propria quotidianità fatta di allenamenti, fatica, sudore, speranze e ambizioni. Col tecnico Lerda a capo della truppa.

Dall’inizio del campionato a Torino i problemi sono stati molteplici: dall’ambientamento alla questione tattica – tuttora in standby – passando per la ricerca della prima vittoria (durata quattro turni), poi per quella della concentrazione, poi per la continuità (per la quale viene considerato il pari esterno di Grosseto del 6 novembre come data convenzionale)…

L’inconveniente per questo Toro è sempre dietro l’angolo, ma il problema reale è la successione cause-effetti che si ripete ciclicamente: le soluzioni che vengono trovate per ovviare alle varie carenze contengono, celate al proprio interno, altre lacune che riportate in pratica sul campo si trasformano in problemi, permettendo così alla squadra di uscire da un problema per ricadere immediatamente in un altro.

Senza voler entrare nel merito delle responsabilità – già si sprecano i rimandi alla società, al tecnico od alla malasorte – si può analizzare lo stato attuale della compagine granata. Dopo aver superato, non senza fatica, l’ostacolo del dover perennemente passare in svantaggio prima di cominciare a giocare caratteristico di buona parte del girone di andata, la formazione di Lerda è incappata in un altro incidente di percorso: l’incapacità, una volta in vantaggio, di chiudere le partite.

Se qualche avvisaglia s’era già intravista a cavallo tra novembre e dicembre quando contro Modena, Piacenza e Siena il Toro faticò più del dovuto raggranellando meno punti di quelli realmente meritati, la conferma definitiva – già intravisibile tra Trieste, Empoli e Padova – è arrivata dall’ultimo pari interno col Cittadella: i Granata hanno “paura” di chiudere le partite.

La mole di occasioni sciupata dalla truppa di Lerda nelle ultime giornate – clamorose quelle contro Triestina ed Empoli, purtroppo ancora nelle menti dei tifosi le immagini del primo tempo contro la squadra di Foscarini – sul punteggio di vantaggio minimo in favore del Toro è il chiaro sintomo dell’ennesima ‘malattia’ che ha afflitto la squadra granata durante questo campionato: ancora una volta sarà compito del medic.. ehmm… tecnico cuneese rimboccarsi le maniche per intervenire, nella speranza che stavolta la cura possa essere quella definitiva.

 

(foto: M. Dreosti)

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