Immobile, grazie di tutto. Ma ora sventoliamo le bandiere…

Immobile, grazie di tutto. Ma ora sventoliamo le bandiere…

Il popolo granata può salutare senza rancore un ragazzo che con questa maglia non ha lesinato mezza goccia di sudore. Semplicemente, le bandiere sono altrove…

di Diego Fornero, @diegofornero

C’era una volta, Giorgio Ferrini: 566 presenze al Torino, fascia da capitano, 16 stagione consecutive con la stessa maglia. Ma c’era anche Gigi Meroni, la Farfalla granata, immenso talento che, se non fosse stato per lo sciagurato incidente del 15 ottobre 1967, si sarebbe probabilmente trasferito alla Juventus.

Il calcio è cambiato, è vero, ma qualche tema comune lo abbiamo sempre vissuto: del resto, persino Valentino Mazzola ed Ezio Loik furono prelevati nel 1942 dal Venezia per una cifra sconvolgente per l’epoca: 1 milione e 250mila Lire. Quello era il Grande Torino, quello di oggi è un Torino cui, dopo anni, la Presidenza di Urbano Cairo, ha restituito finalmente dignità, ma cui, per motivi oggettivi ed insuperabili, non si potrà mai ridare le medesime ambizioni.

Il Torino è stato ben più del Borussia Dortmund di oggi: se in una cosa, però, il calcio è veramente cambiato, è lo scenario internazionale. Se il Grande Torino del Presidente Ferruccio Novo se la giocava coi club italiani, nel calcio di oggi non basta neppure più vincere uno Scudetto e partecipare alla Champions League: ne sa qualcosa il Milan, passato dalla vittoria della Coppa dalle grandi orecchie nel 2007 all’ottavo posto rimediato nella stagione appena conclusa; oppure l’Inter, dal Triplete del 2010 all’annus horribilis della stagione 2012/2013.

Non a caso, se qualcosa in Italia cambierà, sarà soltanto grazie ai “volti nuovi”, provenienti, manco a dirlo, dall’estero: gli americani a Roma, gli indonesiani all’Inter, con la sola famiglia Agnelli a presidiare la roccaforte dei “super-ricchi”, ma anche super-indebitati, del calcio italiano, con la Juventus, che, anche per questo motivo, pare non avere più rivali nella nostra Serie A, ma che, per i medesimi motivi, da anni, ormai, rimedia figuracce mettendo il naso fuori dai nostri confini.

Ecco perché, anche un “Borussia Dortmund qualsiasi”, figlio di un ambiente calcistico in continua ascesa, dopo la manna scesa dal cielo nei Mondiali 2006 e gli stadi interamente di proprietà, sempre pieno, e zeppi di tifosi che amano spendere denaro in merchandising di ogni sorta, può esercitare, su un giovane talento come Ciro Immobile, un fascino irresistibile e, soprattutto, far pervenire al bomber campano un’offerta irrifiutabile.

E’ un problema del Toro, forse, ma più in generale un problema del calcio italiano. Anche le bandiere, si sa, sono sempre state ampiamente foraggiate, e persino l’ottavo Re di Roma, Francesco Totti, ha respinto, negli anni, ogni offerta esterna “incoraggiato” da rinnovi milionari. E’ la legge della domanda e dell’offerta, vale negli altri ambienti di lavoro e non ci si deve stupire che possa valere anche nel calcio, seppur non si tratti di una legge supportata di autorevolezza scientifica, e qualche eccezione alla regola, qua e là, la si veda ancora.

Tornerà mai un Giorgio Ferrini da queste parti? Dopo Angelo Ogbonna, Danilo D’Ambrosio e, ormai possiamo dirlo con una certa consapevolezza, Ciro Immobile, difficile crederci. Del resto, come è scontato dire, i calciatori passano, il Toro resta.

Resta, immutabile, un popolo capace di amare così tanto da non poter essere paragonato a nessun altro. I milioni del Manchester City o del PSG, ma anche della Juventus o del Borussia Dortmund, difficilmente potranno mai fluire dalle casse granata, salvo l’arrivo di un fantomatico Sceicco improbabile da pronosticare. La passione, invece, pulsa immutabile nelle vene di tutto ciò che è Toro.

Non si diano colpe a Ciro Immobile, attaccante dal futuro radioso che non ha lesinato mezza goccia di sudore per il Torino, si pensi piuttosto a guardare avanti: le bandiere, quelle vere, semplicemente sono da un’altra parte. Le bandiere, quelle vere, sono quelle che sventolano in un Olimpico che andrebbe riempito più spesso, anzi sempre. Quelle che, da ottobre del 2016, sventoleranno al Filadelfia. Quelle che, il 4 maggio di ogni anno, sventolano fiere sul Colle di Superga.

Quelle che ognuno di noi porta nel cuore, e che Giorgio Ferrini, col sorriso sornione che quelli della mia generazione hanno potuto vedere soltanto in video o in foto, probabilmente osserva attento da lassù…

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