Il Toro e Immobile: tra tanti gol e una doppia amarezza

Figurine / L’attaccante oggi alla Lazio compie 27 anni. In granata una stagione e mezza

di Redazione Toro News
Immobile

“Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano” è stato lo slogan del gennaio 2016, quando Ciro Immobile sbarcava di nuovo a Torino per riprendersi la Nazionale con Ventura, colui che l’aveva lanciato sul grande palcoscenico un anno e mezzo prima, quando – dopo una stagione da 5 gol al Genoa – lo plasmò nell’attaccante capocannoniere della Serie A.

Immobile

22 gol in campionato, poi un addio per i grandi lidi del calcio internazionale, ma né al Borussia Dortmund né al Siviglia Immobile troverà la propria dimensione, così, con gli Europei in vista, si profila un incredibile ritorno al Torino. Un infortunio lo priva della parte finale della stagione – ma in Nazionale ci andrà comunque – e a fine stagione la scelta, in parte sorprendente, di lasciare ancora una volta Torino.

Questa volta, la destinazione è la Lazio, ed è un’altra piccola ferita nel cuore di chi quella sera di gennaio l’aveva riaccolto come il figliol prodigo di ritorno da un lungo viaggio. Oggi festeggia 27 anni, e nel suo presente sorridente a Roma c’è anche un lascito importante di quella Torino che l’ha lanciato. Tra tanti gol e un amore forse non corrisposto fino in fondo.

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  1. peter1 - 4 anni fa

    Immobile – Belotti: una coppia d’attacco da sogno. Magari con Quagliarella in panchina. E Iago Falque trequartista.

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  2. granata - 4 anni fa

    Immobile è l’ esempio più lampante di una società che fa cose senza senso oppure con un solo senso: far girare più giocatori possibili per fare plusvalenze, fare favori a direttori sportivi e procuratori, distribuire mance e mancette. L’ ho già scritto che senso ha avuto sciogliere una coppia d’ attacco composta dai due titolari della Nazionale? E il tutto per non spendere 8 milioni di euro, che sono stati spesi per Ljajic. Dovremmo prendere esempio dalla Lazio, che non è una grande squadra con risorse illimitate. Ma la nostra struttura societaria fa acqua e non sa programmare. Lo abbiamo già visto in passato con la cessione contemporanea di Cerci e Immobile, proprio l’ anno in cui potevamo offrire a tutte due un palcoscenico europeo. E non si riteta la frase trita e ritrita: “Ma volevano andare via”. Perchè una società forte convince e costringe i giocatori sotto contratto: non è un porto di mare dove si va e si viene a capriccio.

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