La calma, virtù dei forti

E’ il segreto di Alberto Zaccheroni, ma nessuno l’aveva capito, anzi uno sì, Urbano Cairo, una coppia formidabile. Il presidente granata, uno determinato a prendersi tutto subito, ha saputo aspettare un paio di mesi prima di prendersi la rivincita sulla sua scelta, forse un tantino azzardata, di fine estate. Esonerare De Biasi a tre giorni dall’inizio del campionato per affidare la squadra a Zaccheroni, due anni e mezzo…

di Redazione Toro News

E’ il segreto di Alberto Zaccheroni, ma nessuno l’aveva capito, anzi uno sì, Urbano Cairo, una coppia formidabile. Il presidente granata, uno determinato a prendersi tutto subito, ha saputo aspettare un paio di mesi prima di prendersi la rivincita sulla sua scelta, forse un tantino azzardata, di fine estate. Esonerare De Biasi a tre giorni dall’inizio del campionato per affidare la squadra a Zaccheroni, due anni e mezzo senza allenare, aveva creato qualche imbarazzo, ma ora i risultati stanno dando ragione al presidente.

Alzi la mano chi aveva creduto di vedere i granata a ridosso della Champions League prima di Natale. Va bene, l’Ascoli è allo sbando e Cairo continua a trovarsi ai suoi piedi una buona dose di fortuna, ma sa essere audace al punto giusto e, in mezzo ai tanti presidenti che in precedenza avevano scelto le vie più facili per arrivare ai risultati utili, ci sta bene uno come Urbano, che rischia di suo nelle scelte. Qualcuno ora può pensare che la contestazione fatta dopo il 3-0 subito al Renzo Barbera contro il Palermo abbia scosso l’ambiente, ci può stare, ma la parola giusta nella metamorfosi del Toro sta nella crescita. Parola che piace tanto a Zaccheroni, che usa spesso nelle interviste, così come a De Biasi piaceva tanto “stupire”, proprio come fece la sua squadra l’anno scorso.

Ora i detrattori di Zaccheroni, coloro che ancora alla vigilia della gara di Ascoli tendevano a credere più al “fondoschiena” di Cairo che all’abilità del mister, facciano il mea culpa dedicando i giusti titoli a Zac. “Piadina” è un uomo solido, che ha saputo studiare a fondo la situazione, facendo tesoro degli errori iniziali, valorizzando soprattutto i giocatori a disposizione. In fondo Cairo l’aveva scelto anche per questo, Sacchi vinse gli scudetti con Van Basten, Rjikaard e Gullit, Zac con N’Gotty, Guly e Sala. Ora il tecnico granata sta porgendo al calcio italiano su un piatto d’argento il talento di Rosina, finalmente un numero dieci puro che sta regalando fantasia e gol, proprio come ai bei tempi di Baggio e Zola. Le partite si vincono anche con i geni e Rosina lo è.

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