Coronavirus, l’AIC non ci sta: “Da alcuni club atti irresponsabili”

Il comunicato dell’AIC: “Siamo costretti a denunciare la paradossale situazione che si sta verificando in più di qualche club professionistico”

di Marco De Rito, @marcoderito

L’Associazione Italiana Calciatori non ci sta, e si schiera contro i club che stanno continuando con l’attività sportiva nonostante l’emergenza Coronavirus. “L’Associazione Italiana Calciatori, in un momento delicato per il Paese, è costretta suo malgrado a denunciare la paradossale situazione che si sta verificando in più di qualche club professionistico”, così l’assocalciatori lancia la denuncia alle squadre che stanno convocando i giocatori. Il Torino ha interrotto gli allenamenti giovedì 12 marzo.

Di seguito il comunicato integrale:

“L’Associazione Italiana Calciatori, in un momento delicato per il Paese, è costretta suo malgrado a denunciare la paradossale situazione che si sta verificando in più di qualche club professionistico.

Nonostante l’intervento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha adottato con un Decreto misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale sino al 25 marzo 2020, ci rattrista e indigna registrare ancora oggi un comportamento scriteriato e fuori dal contesto nazionale e internazionale di alcune società calcistiche, che si ostinano a convocare gli atleti per allenamenti in piccoli gruppi o, peggio ancora, per il controllo quotidiano della temperatura.

Ora riteniamo che la situazione abbia una definizione ben precisa.

Se i club convocano oggi in Italia calciatori per il solo fatto di controllare la presenza di febbre o meno, costringendoli a muoversi da casa, incontrare persone, frequentare ambienti per ottenere un dato facilmente comunicabile per telefono, è un atto vergognosamente irresponsabile nei confronti delle tante persone costrette a muoversi e a lavorare per consentirci un minimo di servizi necessari. È, inoltre, offensivo nei confronti di quanti sono in prima linea, medici, infermieri e personale sanitario, che ci implorano di rimanere a casa.

Se le società convocano gli atleti difendendosi con il DPCM (che permetterebbe gli allenamenti per atleti/atlete di interesse nazionale per la preparazione a competizioni nazionali e/o internazionali) devono spiegare quale sia l’interesse nazionale di tenere in forma atleti ed atlete che nella migliore delle ipotesi non riprenderanno l’attività prima di metà aprile! Questo significa che stanno vivendo su un altro pianeta.

Se, infine, la convocazione è volta ad ottenere il rifiuto dai calciatori per poter poi procedere con la decurtazione degli emolumenti significa che stiamo raschiando il fondo del barile della dignità.

Tradotto, oggi in Italia ci sono ancora società calcistiche che o sono vergognosamente irresponsabili, o vivono su Marte o sono privi di un minimo di dignità.

Cogliamo l’occasione per dare un grande abbraccio ideale ai tanti medici, infermieri e personale sanitario che in questi giorni e nelle prossime settimane avranno bisogno del supporto dell’Italia intera. Grazie da tutti noi!”

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  1. Kieft - 7 mesi fa

    Mi spiace perché ho sempre avuto il massimo rispetto per Tommasi ma questa dichiarazione la poteva evitare …il virus non si prende per spostarsi in auto ….i giocatori possono continuare ad allenarsi tra loro evitando qualsiasi contatto con persone esterne finché nessuno di loro ha segni di contagio monitorando la situazione giorno per giorno ….e se vogliono preservare la salute delle famiglie hanno le possibilità economiche per passare un breve periodo separati da queste….non devono andare in discoteca ma ad allenarsi con i compagni con cui hanno avuto un contatto continuo fino ad oggi mi sembra del tutto normale

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