Mandorlini e Ventura, tattiche a confronto: due modi differenti di interpretare le partite

Mandorlini e Ventura, tattiche a confronto: due modi differenti di interpretare le partite

Verso Torino-Verona / Il confronto tattico tra i due tecnici: tra i tanti aspetti in comune, un modo diverso di mettere le squadre in campo. Chi la spunterà questa sera?

di Lorenzo Bonansea, @BonanseaLorenzo

Giampiero Ventura ed Andrea Mandorlini hanno certamente molti aspetti in comune. Entrambi, dopo aver trascorso gran parte della loro carriera in giro per l’Italia (e non solo, per Mandorlini esperienza anche al Cluj) con risultati un po’ altalenanti, hanno ormai trovato da tempo la tanto attesa stabilità. I due mister sono infatti al centro del progetto delle rispettive squadre e sono i principali autori del successo di quest’ultime. Ad accomunarli ulteriormente, inoltre, è proprio la situazione di questa stagione: due piazze esigenti, due tifoserie calde, la voglia di puntare in alto ma la bassa disponibilità economica, culminata nella perdita di due stelle della passata stagione (Cerci e Immobile/ Iturbe e Romulo). Infine, Mister Ventura siede ormai per il quarto anno consecutivo sulla panchina granata, mentre Mandorlini è addirittura al quinto anno: un vero e proprio record se si pensa alla tendenza, tanto diffusa in Italia, di esonerare facilmente alla prima occasione.

Tatticamente i due allenatori trasferiscono una forte identità alle squadre che allenano, e schierano le proprie compagini in modo diverso:    

QUI VENTURA – Dopo aver abbandonato il credo tattico che lo ha reso noto come “mister libidine” per gran parte della sua carriera e per i primi tempi al Toro (4-2-4), Ventura per il secondo anno di fila si affiderà ad un più equilibrato 3-5-2. Questa volta però con un cambiamento non indifferente rispetto alla passata stagione. Se tatticamente parlando Quagliarella è perfetto sostituto di Immobile, l’assenza di Cerci prima punta ha comportato una minore capacità di sfruttare il contropiede e attaccare la profondità, da cui deriva la necessità di cambiare la sistemazione del reparto offensivo e i suoi schemi. Senza la capacità di sfruttare le fasce con grandi accelerazioni, il Toro quest’anno gioca con le due punte molto più ravvicinate, chiamate a dialogare tra loro o con gli interni di centrocampo con triangolazioni e scambi di prima intenzione. Grandi cambiamenti, oltre a questo, non ce ne sono stati. La linea difensiva è rimasta invariata negli interpreti e nello stile di gioco: molti passaggi tra i compagni di reparto, con l’obbiettivo di scoprire la squadra avversaria e di trovare spazi grazie alle verticalizzazioni o alle incursioni palla al piede. Lo stile di gioco non è dunque aggressivo in partenza, ma attentamente studiato nello svelare, gradualmente, i punti deboli degli avversari.

QUI MANDORLINI – Il tecnico degli scaligeri, invece, predilige da sempre il classico 4-3-3 di stampo offensivo, che rende il suo gioco più aggressivo e meno attendista. Nella passata stagione il tridente d’attacco Gomez-Toni-Iturbe aveva costruito le fortune dell’Hellas, squadra rivelazione insieme allo stesso Torino. Anche il Verona, però, ha dovuto accettare l’addio dei suoi pezzi pregiati: dopo aver perso Jorginho già a gennaio, in estate si sono aggiunti gli amari addii di Iturbe e Romulo, che certamente hanno ridimensionato le ambizioni della squadra. L’idea tattica rimane decisamente invariata, ma gli interpreti quest’anno sono di diverso spessore. Le scelte della società sono ricadute su calciatori d’esperienza internazionale come Marquez, Saviola e Obbadi. Con Toni a fare la torre in mezzo al reparto avanzato pronto a sfruttare le sue enormi potenzialità negli stacchi aerei, Mandorlini fa particolare affidamento sulle giocate degli esterni d’attacco e di centrocampo, che l’anno scorso avevano mostrato in vetrina un gioco vivace e frizzantino. Questa caratteristica del gioco gialloblu porta in generale ad un minore possesso palla rispetto ai granata e ad una minore solidità difensiva, ma allo stesso tempo ad una buona incisività sotto porta. Le chiavi del centrocampo sono affidate all’ex Tachtsidis, che non aveva mal figurato nel Toro durante la passata stagione e che ha certamente buone potenzialità. 

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