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Torino-Inter 0-3: Conte dà a Mazzarri una lezione di 3-5-2

TURIN, ITALY - NOVEMBER 23:  Torino FC head coach Walter Mazzari gestures during the Serie A match between Torino FC and FC Internazionale at Stadio Olimpico di Torino on November 23, 2019 in Turin, Italy.  (Photo by Valerio Pennicino/uringGetty Images)

Focus on / Decima sconfitta in carriera con l’Inter per il toscano. Il pugliese ancora imbattuto con il Toro: 4 vittorie e 2 pareggi

Andrea Calderoni

Antonio Conte ha vinto per la quarta volta contro il Torino e ha ottenuto il suo sesto risultato utile consecutivo contro i granata. La sua Inter ha sfruttato nel migliore dei modi le clamorose lacune della squadra di Walter Mazzarri. Difesa del Toro più simile al Gruviera, il famoso formaggio svizzero con i buchi, che al fortino inespugnabile dello scorso campionato. Martinez, De Vrij e Lukaku l’hanno punita e hanno permesso ai nerazzurri di tenere il passo della Juventus.Per Mazzarri la 25esima partita contro l’Inter è stata tutt’altro che positiva. È maturata, infatti, la decima sconfitta contro il club meneghino che ha evidenziato tutti i limiti strutturali del suo Torino, ben lungi dall’essere guarito dopo la prestazione positiva nel derby e la vittoria a Brescia. Contro una squadra speculare, i granata sono sprofondati un'altra volta. Conte ha dimostrato che il 3-5-2 è un modulo che funziona, ma bisogna ben interpretarlo, altrimenti rischia di essere banalizzato e di diventare inefficace, come è accaduto dall'altra parte del campo, dove le soluzioni offensive sono apparse nuovamente poche.

BELOTTI ASSENTE - Tanti i perché che non trovano una risposta a fine partita. Sicuramente l’assenza per praticamente tutta la gara di Andrea Belotti si è fatta sentire. Il “Gallo” è uno degli elementi imprescindibili del Torino, ma il suo infortunio non può e non deve diventare un alibi. La squadra di Mazzarri si è sforzata di crossare parecchio, da destra e da sinistra, con De Silvestri, con Ansaldi e con Verdi, ma ciò che ha sempre stonato è stato il numero di maglie granata nel cuore dell’area di rigore. Troppo spesso Zaza, già meno dotato di Belotti nel gioco aereo, è stato costretto a sfidare tutta la retroguardia nerazzurra. Insomma, dopo sette giornate Handanovic è tornato a non incassare gol e il merito è stato sicuramente in parte suo, ma anche il Torino non ha minimamente compreso come poter veramente far male all’Inter. E poi si era tanto parlato alla vigilia se schierare Verdi o Berenguer. Mazzarri ha optato per il primo quando, invece, sembrava intenzionato a lanciare il basco dopo l’ottimo spezzone a Brescia. Verdi si è acceso a sprazzi, Berenguer invece non ha potuto dare il proprio contributo, poiché subentrato a match già compromesso.

DIFESA COLABRODO - Il perché più difficile da chiarire della nefasta nottata del “Grande Torino” è, tuttavia, quello inerente la difesa. Ora sono 20 le reti subite in 13 turni di Serie A e quelle di ieri erano tutte evitabili. Le prime due, poi, quelle che hanno indirizzato la gara, sono difficilmente commentabili. Soffermandoci sullo 0 a 2 di De Vrij, bisogna rimarcare alcuni concetti. Alla vigilia era stato detto come l’Inter fosse la squadra che batteva più calci d’angolo, che segnava più di testa, che crossava più dalle fasce laterali e che poteva contare su “pacchetto di mischia” molto dotato fisicamente. Bene, tutte queste doverose considerazioni, anche abbastanza evidenti, non hanno fatto sì che il Torino curasse meglio rispetto al solito i calci piazzati, altrimenti non si spiegherebbe la seconda rete nerazzurra. Squadra disattenta e poco ordinata, lontana anni luce da quella concreta e solida dell’anno scorso. La condizione fisica senz’ombra di dubbio incide, ma dietro c’è molto di più. La mente di tanti interpreti dentro e fuori dal campo è scarica e ieri sera con l’Inter è stato emblematico.

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