Mondonico, una sedia è per sempre

Emiliano Mondonico, il “Mondo”, compie oggi 67 anni. Dagli inizi nella sua città natale, alla sedia alzata nel cielo di Amsterdam. Fino al tumore, sconfitto con la stessa forza di quel magico Torino che sfiorò l’impresa

di Federico Lanza, @LanzaFederico

Mazzola. Ferrini. Meroni. Maspero. Ferrante. Asta. Giusto per citare alcuni dei giocatori che hanno fatto – nel bene e nel male – la storia del Torino. Tante sofferenze, lacrime, delusioni, poche gioie e trionfi. Ma questo lo sappiamo, ed è nel DNA di ogni tifosi granata. E che ci possiamo fare…. Il destino ha voluto così e, in certi casi, non si può far altro che obbedire. Come quella finale di Amsterdam. Anzi, doppia finale, perché allora si giocava in casa e poi in trasferta. Forse, al tempo stesso, una delle più grandi gioie e delusioni della storia del Torino. Era la Coppa Uefa 1991-1992. E il calendario avrebbe messo sul cammino del Toro: Reykjavikir, Boavista, AEK, Boldklubben fino all’apoteosi della semifinale contro il Real Madrid che galactico non lo era ancora. E poi l’ultimo atto di un copione recitato magistralmente, la finale contro l’Ajax. Oltre a una squadra con gente da Toro come Bruno, Cravero, Mussi, Lentini, Casagrande, l’artefice di quel mezzo miracolo sportivo fu una grande persona: Emiliano Mondonico.

Oggi, il “Mondo” compie 67 anni. Nato nel cuore della più piatta Pianura Padana, a Rivolta d’Adda (provincia di Cremona), si vedeva fin da ragazzo che era destinato ad allenare e non essere allenato. “Sì, talentuoso ma..troppo discontinuo”, dicevano. Allora, dopo 13 anni di carriera divisa inequamente tra Cremonese, Torino, Monza, Atalanta e di nuovo Cremonese, scelse il mestiere di allenatore. Fino alla sedia alzata nel cielo d’Olanda, gesto involontario figlio dell’adrenalina del momento, che rimarrà per sempre il simbolo dei torti, dei soprusi e delle ingiustizie che il Toro è costretto a sopportare.

Di Mondonico, però, è moralmente obbligatorio ammirare la determinazione con la quale vinse la battaglia contro il cancro, non arrendendosi al male ma lottando, metaforicamente, come fece con il suo Torino. Vivere, il coraggio, la reazione al male: chapeau, mister. E ancora tanti, tanti auguri di un felice e sereno compleanno.

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