Natalino Fossati: “Gigi Meroni? Aveva una marcia in più”

Natalino Fossati: “Gigi Meroni? Aveva una marcia in più”

Esclusiva TN, il suo storico compagno di stanza : “Dopo il calcio voleva fare il giornalista, così per una volta poteva essere lui a scrivere degli altri”

di Roberto Maccario

E’ sempre difficile parlare di Gigi Meroni, descrivere l’uomo, il campione, la vittima di un funesto destino. Su di lui, in questi 47 lunghi anni, è stato già detto, forse, tutto: sono stati scritti libri e articoli di giornali, sono state prodotte fiction televisive e spettacoli teatrali, sono state concesse interviste, rilasciate dichiarazioni, fatte giuste commemorazioni. Difficile non ricadere nel banale, non ripetere gli stessi aneddoti e le stesse storielle trite e ritrite. Noi ci abbiamo provato andando a contattare Natalino Fossati, suo compagno di squadra nel Genoa e soprattutto nel Torino degli anni ’60 e, anche, suo compagno di stanza in tanti ritiri e tante trasferte.

Natalino Fossati, per lei Gigi Meroni non era un semplice compagno di squadra, in quanto condividevate la stessa stanza, non è così?

“E’ vero, l’abbiamo condivisa prima nel Genoa, quando ero stato dato in prestito dal Torino ai rossoblu, e poi nel Toro. Evidentemente, già ai tempi del capoluogo ligure, tra noi era nata una sorta di “feeling granata”.

Può raccontarci qualche aneddoto particolare sulla vostra amicizia, qualcosa di diverso dalle solite storie sulla gallina al guinzaglio e sui vestiti disegnati a mano?

“Molte delle cose che si raccontano su di lui non sono vere, ma sono state inventate apposta per contribuire alla creazione di un personaggio. Ricordo che, quando arrivò a Torino, trovai per lui una mansarda in Piazza Vittorio, dove in seguito andò ad abitare. Al di là degli episodi, comunque, credo che vada conservato il ricordo di un grande, che aveva non solo qualità calcistiche, ma anche una grande umanità che sapeva trasmettere agli altri. Era uno moderno già allora, negli anni ’60, cosa che, ve lo garantisce uno che in quell’epoca ha vissuto, non era banale. Meroni anticipava i tempi, Meroni aveva una marcia in più di tutti noi che, sempre, eravamo costretti ad ammirarlo e ad inseguire: quando uno nasce fenomeno, nel calcio, nella politica, nella pittura o nella musica (come in quel periodo i Beatles) non c’è niente da dire, bisogna solo togliersi il cappello. Le macchine, intorno al 1965, avevano marce solo fino alla quarta: Gigi invece aveva anche la quinta.”

In molti vedono delle analogie tra lui e George Best, il campione del Manchester United che incantava in quei ruggenti anni ’60: condivide il paragone oppure si tratta di due personaggi differenti?

“Non ho mai conosciuto personalmente Best, anche se una volta l’ho marcato alla fine della sua carriera. Sicuramente, per certi versi, erano simili: entrambi avevano i capelli lunghi, entrambi erano capaci di grandi giocate ed entrambi avevano una precisa idea di calcio. Si trattava di due uomini amatissimi dentro e fuori dal campo ma, in molte cose, erano diversi. Ad esempio Gigi aveva meno vizi: non beveva, non fumava e faceva vita da atleta.”

Proprio questo punto potrebbe causare degli equivoci: il rischio è quello di immaginarsi un Meroni pazzo, genio e sregolatezza, mentre in realtà era un professionista serissimo, che preparava con scrupolo le partite e si allenava con impegno, vero?

“Vero, anche perché se uno come Rocco lo volle al Torino, tentando anche di portarselo dietro dopo, un motivo ci sarà stato. All’epoca facevamo allenamenti molto duri, con gli scaloni del Fila da saltare continuamente e per molto tempo: lui aveva meno potenza nelle gambe rispetto a me, Lido Vieri o Giorgio Ferrini, ma si applicava comunque con grande impegno e, soprattutto, non si lamentava mai. Sapeva soffrire in silenzio; per via del suo ruolo in partita o in allenamento prendeva tante botte ma mai, e dico mai, l’ho sentito dire: “domani non gioco”. Era uno tosto, alzava i calzettoni, si metteva il ghiaccio sui lividi e poi ritornava in campo a faticare.”

Fisicamente era un giocatore gracile ma molto rapido, giusto?

“Sì, non aveva un gran fisico ma aveva il baricentro basso, cosa che gli consentiva di essere più veloce e imprevedibile nei movimenti.”

Su di lui si è detto tanto anche riguardo alla sua vita privata: parlavate mai delle sue vicende personali ?

La sua storia d’amore contribuì a creargli un’immagine positiva per alcuni ma negativa per altri. Molti anni fa in Italia certe cose non erano accettate, basti vedere la vicenda di Coppi e della famosa Dama Bianca. Lui però alzava le spalle, sorrideva e diceva: ” Non faccio mica del male a nessuno.”

Caratterialmente come lo descriverebbe in poche parole?

“Poteva, da fuori, sembrare un po’ scorbutico, ma era in realtà una persona molto sensibile e intelligente e, cosa fondamentale, sapeva ascoltare: quel maledetto giorno non abbiamo perso solo un grande campione, ma anche una grande persona.”

A proposito di quell’incidente: come avete vissuto, in squadra e nell’ambiente granata, quel tragico momento ?

“All’inizio non ci credevamo, non ci sembrava neanche vero che fosse morto così, attraversando banalmente la strada in un corso: era davvero pazzesco. A quei tempi le macchine non andavano forte come oggi e, anche se la sera prima aveva piovuto, motivo per cui la nebbia era più fitta ( e in quei tempi lo era più di oggi per la minore quantità di carburanti nell’aria), Gigi aveva già avuto due incidenti ben più gravi, dai quali era uscito illeso.”

Quali?

“Una volta con la sua proverbiale mini gialla, un’altra con la spyder azzurra: evidentemente il suo destino era già scritto.”

Nel calcio di oggi ci sarebbe spazio per uno come Meroni ?

“Penso di sì, anche perché ci sono giocatori, come El Shaarawy e Insigne, che lo ricordano per caratteristiche fisiche e tecnico – tattiche.”

E lui, se fosse ancora vivo, oggi lavorerebbe nel nostro grande carrozzone pallonaro o ne rimarrebbe alla larga ?

Non credo che avrebbe fatto l’allenatore o il dirigente, non me lo vedrei, sinceramente, in quel ruolo; e poi lui mi diceva sempre: “Gioco, e quando smetto voglio diventare un grafico”. Aveva una grande passione per il disegno e per la pittura e dipingeva dei quadri notevoli, tanto che perfino Guttuso vide ed elogiò alcuni suoi lavori. Se non avesse sfondato in questo campo, tuttavia, Gigi aveva pronta un’alternativa: ”Mi piacerebbe diventare giornalista – mi confidava spesso – così per una volta potrei essere io a scrivere degli altri e non viceversa”.

Venendo al Toro odierno, domenica contro l’Udinese sono in palio tre punti importantissimi, è d’accordo?

Tre punti pesanti da conquistare assolutamente. I giocatori che scenderanno in campo devono ricordarsi questo: Io, Gigi, Ferrini, Graziani, Pecci e Claudio Sala quando vedevamo una maglia bianconera pensavamo solo a una cosa, a vincere (ride ndr).”

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