Petrachi: ”Durissimo mercato, ma ci siamo”

di Salvatico / Blandino

Spalti gremiti: centinaia di persone attendono, sotto i 32° (per di più densi di umidità) del pomeriggio cittadino, di poter vedere di nuovo il Toro. Sarà solo un abbozzo di squadra, sarà reduce da una delusione, sarà quel che sarà ma…sono tutti qua.
Tutti, tranne qualcuno: David Di Michele, Aimo Diana, Marco…

di Redazione Toro News

di Salvatico / Blandino

Spalti gremiti: centinaia di persone attendono, sotto i 32° (per di più densi di umidità) del pomeriggio cittadino, di poter vedere di nuovo il Toro. Sarà solo un abbozzo di squadra, sarà reduce da una delusione, sarà quel che sarà ma…sono tutti qua.
Tutti, tranne qualcuno: David Di Michele, Aimo Diana, Marco Pisano, Riccardo Colombo e compagnia fuggente (di Gennaio), oltre ad Elvis Abbruscato (in permesso) e Mario Salgado (in Cile ancora per qualche giorno). C’é una certa presenza di forze dell’ordine che pare assolutamente superflua, vista la calma che regna: non è la contestazione alla squadra di un anno fa, ma non è -non ancora, per lo meno- un entusiasmo contagioso, quello che regna.

Gianluca Petrachi tiene la sua lunghissima conferenza-stampa in un container surriscaldato (il condizionatore della sala-stampa non funziona), ma con la consueta disponibilità e cortesia. “Ripartiamo dall’ultima partita con il Brescia”, è il suo saluto, “sappiamo com’é andata e ci abbiamo messo una pietra sopra; non alla partita di per sé, che é stata una finale strameritata, ma all’esito. Il calcio, d’altronde, è anche questo qui”. Si può partire.

Personalmente -dice Petrachi- non ho fatto ferie, sono ripartito subito dopo la partita per la ricerca dell’allenatore. Io ho sempre un grande rispetto per le persone e per i contratti, Colantuono non ci ha detto nulla fino alla sera di Brescia quando ci informò che sarebbe andato altrove; io potevo anche saperlo da prima, ma niente ci era stato detto”, e qui ci permettiamo di intuire un lieve disappunto nella cortesia del dirigente salentino. A proposito di Lerda, una precisazione: “Tengo a dire che la scelta non è una scelta di Cairo; lui l’aveva incontrato già un anno fa e ho voluto farlo anch’io, non per capire che allenatore fosse (i risultati parlano per lui), ma per conoscerne il carattere”. Un punto, quest’ultimo, costante del suo modo di operare, che tornerà a ripetersi nel corso della conferenza.

Si inizia a parlare di mercato. “Siamo un cantiere aperto”, dichiara il ds. “Il mercato è così difficile che ha sorpreso anche me, che pure me lo aspettavo non facile; ma non pensavo lo sarebbe stato così tanto”. Ad esempio, “dopo Brescia, auspicavo che ad oggi avremmo avuto il 60-70% della rosa già formata; purtroppo non è così, ne lo sarà a breve. Ma”, precisa, “avessi solo voluto, avrei preso già cinque o sei giocatori; solo che non sarebbero state mie prime scelte. E invece non voglio sbagliare, voglio prendere solo prime scelte. Sottolineo che il Torino ha giocatori con contratti molto pesanti, e altri ne approfittano”. Non sarà come a Gennaio, dunque, nient’affatto: “Allora feci 22 operazioni in 22 giorni, qua ho tre mesi di tempo e quindi non è facile gestire al meglio le tempistiche; poi, in questo mercato, un giocatore oggi vale un milione, domani 750mila euro, dopodomani 500mila…”.

I punti fermi: Ogbonna e Bianchi. “Avremmo potuto ricavare soldi dalle loro cessioni, ma abbiamo preferito farli restare con noi; vogliamo ripartire da loro”. Poco dopo: “In realtà, offerte vere per loro due non ne sono arrivate; solo tante chiacchiere. Di certo non sono arrivate proposte importanti, ne fossero arrivate avremmo potuto anche pensarci, ma non è così; poi, magari domani ne giungeranno, ma per ora no. Non sono preoccupato, perché il capitano è molto motivato; Ogbonna è un ragazzo intelligente, sa di dover crescere, non ha mai detto di voler andare via”.

Sempre sulle linee-guida di questo mercato: “Abbiamo le idee chiare, non lavoreremo con l’obiettivo di soddisfare i media; e chi arriverà, sarà una prima scelta”, ribadisce Petrachi. “Il Torino ha dovuto ricapitalizzare, non dimentichiamo che non c’é più il paracadute della Lega, e che società come Perugia o Ancona stanno scomparendo, senza che nessuno si faccia vivo per aiutarli. Il Torino ha già dovuto spendere tanto per mantenere la società”. Una conclusione, per questa prima parte: “Non creiamo troppe aspettative; a me non piacciono i proclami, ma certo il Toro non può fare un campionato anonimo, deve farne uno di profilo alto. Dire che faremo una squadra da A lascia il tempo che trova, dovremo dimostrare sul campo cosa sapremo fare. Ma posso dire che il tifoso non sarà deluso da una squadra che non lo rappresenta”.

(1 – continua)

(Foto Dreosti)

 

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