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Toro, lo spirito di sacrificio di Karamoh e Pedersen nonostante i limiti tecnici

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Nonostante errori e carenze tecniche, i due granata si distinguono per impegno e dedizione, offrendo prestazioni superiori rispetto ad alcuni compagni
Nancy Gonzalez Ruiz
Nancy Gonzalez Ruiz

Nella sconfitta contro il Bologna, la prestazione del Torino ha messo in mostra un mix di luci e ombre. Tra i granata, oltre al superlativo Vanja Milinković-Savić, si sono distinti per impegno e sacrificio Yann Karamoh e Marcus Pedersen. Pur evidenziando alcuni limiti tecnici, entrambi hanno incarnato un esempio positivo in una squadra che, nel complesso, ha faticato a trovare continuità e identità.

Karamoh, peccato per l'errore decisivo

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Yann Karamoh ha vissuto una partita dai due volti. Alla terza presenza da titolare in stagione, l’attaccante francese ha alternato spunti interessanti ad un errore decisivo. Il suo contributo è stato evidente: 12 passaggi precisi su 15 (80% di accuratezza) e costanza lungo il fronte offensivo, cercando di dare profondità all’azione granata. Tuttavia, una grave sbavatura in fase di controllo ha favorito la ripartenza che ha portato al gol d’apertura del Bologna, evidenziando ancora un volta i suoi limiti tecnici. Nonostante abbia perso 13 palloni, Karamoh è stato tra i giocatori granata più intraprendenti: 8 duelli a terra vinti, una statistica significativa se paragonata ai soli 2 di Sanabria.  In questa stagione, il francese ha creato 2 grandi occasioni pur giocando una media di soli 24 minuti a partita, come evidenziato dai dati Sofascore. Questo lascia intuire che, con maggiore continuità e un lavoro mirato sulla gestione della sfera, il francese potrebbe diventare un'arma importante per l'attacco del Torino, orfano del suo leader Duvan Zapata. All'interno della rosa granata, Karamoh è uno dei pochi giocatori con la capacità di attaccare la profondità e creare pericolosità per le difese avversarie.

Pedersen: bene l'applicazione, ma servono i cross

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Contro il Bologna, Marcus Pedersen ha confermato un'apparente crescita, mostrando spirito di sacrificio e ordine difensivo. Sebbene non abbia brillato in fase offensiva (pochissimi cross efficaci e appena 0,30 tiri a partita in stagione), il terzino norvegese sta svolgendo un lavoro utile in difesa e nel pressing sulla fascia destra. Fin qui, la sua personalità è emersa soprattutto nei duelli, dove si è fatto valere con una media di 1,62 vinti a partita, e nella determinazione, qualità che spesso mancano ad altri elementi del Torino, come Ilic e Sanabria. Pedersen, pur limitato da una scarsa precisione nei traversoni, rappresenta un punto di riferimento per la sua volontà di lottare fino al triplice fischio, qualità fondamentali in una squadra che deve combattere per un obiettivo concreto: la salvezza.

Un messaggio chiaro per Vanoli

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In un Torino ancora alla ricerca di solidità e identità, giocatori come Karamoh e Pedersen rappresentano un esempio di voglia di mettersi al servizio del collettivo. Al netto dei loro limiti tecnici, entrambi stanno dimostrando di poter essere risorse importanti per la squadra. Vanoli farebbe bene a puntare un po' più su di loro: con il giusto lavoro, maggiore minutaggio e fiducia nelle gambe, Karamoh e Pedersen potrebbero trasformarsi in elementi chiave per la seconda parte di stagione granata.

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