Tre trequartisti per tre tridenti

E’ finito il tempo degli esperimenti, ma questo non vuol dire necessariamente che ora il Torino abbia una faccia sola, unica ed immutabile. Lo schieramento di massima che Stefano Colantuono ha disegnato per i propri giocatori è un 4-4-2 con il centrocampo a rombo, ma gli interpreti possono cambiare, specie quelli del vertice avanzato di tale quadrilatero; e in questo caso, in un ruolo specifico, invertendo i fattori…

di Redazione Toro News

E’ finito il tempo degli esperimenti, ma questo non vuol dire necessariamente che ora il Torino abbia una faccia sola, unica ed immutabile. Lo schieramento di massima che Stefano Colantuono ha disegnato per i propri giocatori è un 4-4-2 con il centrocampo a rombo, ma gli interpreti possono cambiare, specie quelli del vertice avanzato di tale quadrilatero; e in questo caso, in un ruolo specifico, invertendo i fattori può cambiare il prodotto.

Gasbarroni. E’ il più classico dei trequartisti a disposizione del tecnico granata, che non a caso ha puntato su di lui dall’inizio del ritiro. E lui ha ripagato la fiducia: vari i gol segnati, varie le prestazioni ottime, in alcuni frangenti è stato addirittura trascinatore dell’attacco granata. Alla prima occasione ufficiale, Colantuono l’ha però tenuto fuori; ma, una volta subentrato, il fantasista torinese si è mostrato decisivo, confezionando l’azione che ha condotto al gol-partita. I dubbi non sono più sulla sua tenuta fisica, ma su quella psicologica, leggasi continuità nell’applicazione; trovata quella, il Torino avrà il giocatore per aggiudicarsi il quale il Genoa, solo un anno fa, scuciva al Parma alcuni milioni.

Belingheri. Non è stato possibile vederlo all’opera nel primo impegno della stagione agonistica, per un problemino muscolare che lo ha tenuto lontano dal gruppo ancora oggi, a distanza di 48 ore. Il centrocampista prelevato dall’Ascoli è stato però un punto fermo di tutto il precampionato granata, la sua duttilità lo rende facilmente impiegabile da Colantuono in tre dei quattro ruoli del centrocampo, e grazie alla sua propensione comunque offensiva è stato provato anche in quello del trequartista. Ruolo che non interpreta certo in maniera classica: si affida più al dinamismo che alla fantasia, ma i piedi buoni non gli mancano. La sensazione, in ogni caso, è che sarà impiegato nella posizione solo all’occorrenza.

Di Michele. Se giostrare dietro le punte, per Belingheri, significa fare qualche passo avanti in capo, per DdM vuol dire arretrare il raggio d’azione. Contro il Figline, l’attaccante si è ben calato nella parte: sia in quella del capitano, che in quella del numero 10 che porta sulle spalle, scelta che sancisce come ora si senta libero dalla concorrenza di chi prima di lui portava quella maglia e quella fascia. Tornare a coprire è sembrata, domenica a Ivrea, un’azione che la punta romana sa compiere senza difficoltà, perdendo forse qualcosa in zona-gol ma gestendo il gioco d’attacco da vero trequartista, con più movimento e meno regia, forse, rispetto a Gasbarroni.

Queste le tre opzioni per Stefano Colantuono. Ma in Coppa Italia, domenica sera, il mister ha schierato i tre teorici titolari del reparto avanzato in un tridente messo in campo diversamente: Bianchi fungeva da riferimento centrale, mentre gli altri due rebbi del tridente gli stavano larghi ai fianchi: Ddm sulla destra, Gas sul versante opposto. E proprio partendo da queste posizioni si è sviluppata l’azione che ha portato all’unica realizzazione della serata.

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