Un messaggio da Varese a Milano

di Alessandro Salvatico


Con la loro corsa incessante, la loro fame insaziabile, la loro aggressività asfissiante, i giocatori del piccolo Varese hanno ieri suggerito più e più volte ai granata di andare a consultare sul vocabolario la definizione di “umiltà”. L’hanno fatto ai giocatori, diretti avversari sul campo; vedasi quel Carrozza, 29 anni spesi…

di Redazione Toro News

di Alessandro Salvatico


Con la loro corsa incessante, la loro fame insaziabile, la loro aggressività asfissiante, i giocatori del piccolo Varese hanno ieri suggerito più e più volte ai granata di andare a consultare sul vocabolario la definizione di “umiltà”. L’hanno fatto ai giocatori, diretti avversari sul campo; vedasi quel Carrozza, 29 anni spesi in buona parte come dilettante (unica comparsata in B nella carriera, a Pisa chiamato -guarda il caso- da Petrachi), che fa ammattire quel D’Ambrosio, azzurrino dichiarato “ufficialmente” gioiello all’attenzione del calciomercato nazionale. O quel terzino, Pugliese di nome e di fatto, che non aveva mai conosciuto la cadetteria prima di quest’anno e che ha cancellato -letteralmente- quel talentuoso ma lezioso ed immaturo Lazarevic, cui tutti pronosticano un futuro importante.

Due esempi, ma l’”umiltà” di sacchiana memoria avrebbe dovuto essere trasmessa a questa ragazzi in primo luogo dal proprio allenatore. Che sotto il profilo umano é persona umilissima, ma non sempre tale atteggiamento pare riflettersi sul campo, laddove ieri si affrontava un Varese dalle doti ben note (senza dunque la parziale scusante della sorpresa di un girone fa) eppure non si é cambiato quasi nulla del consueto approcio alla gara. Contro un’avversaria che punta tutto su ritmo e aggressività, sarebbe stato lecito attendersi una tattica maggiormente attendista, volta a stancare i biancorossi per poi provare a ripartire una volta riconquistato il pallone. Averli affrontati con la consueta, un po’ presuntuosa tattica lerdiana é stata una lezione, e dovrà servire.

Ma il messaggio di ieri va recapitato soprattutto a breve distanza da Varese: a Milano, sulla scrivania di Urbano Cairo. Dove “umiltà” vuol dire prendere atto che non si va in Serie A con una squadra costruita a costo zero. Che a centrocampo é arrivato un giocatore che potrà magari essere importante, ma che é un brodino per un Toro che é incompleto fin da Agosto, manchevole sugli esterni di quegli unici elementi che l’allenatore non ha mai cessato di chiedere con insistenza, e senza i quali ritiene di non poter portare avanti il proprio lavoro come vorrebbe. Perché se é vero (come é vero) che un paio di trattative in entrata sono saltate per questione di poche centinaia di migliaia di euro, allora viene naturale pensare che la lezione dello scorso anno (quando il mancato, non enorme investimento per portare quel che serviva al tecnico -allora era una seconda punta- pregiudicò probabilmente la promozione) non sia servita. Si spera serva almeno la lezione di Varese.

(foto M.Dreosti)

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy